doc Io non ci sto più
_ scritto il 19.08.2013 alle ore 12:40 _ 1304 letture
Il contratto a progetto è una forma di lavoro ricondotto ad uno o più progetti specifici, a programmi di lavoro o a fasi di programma che il lavoratore deve gestire in modo autonomo in funzione del risultato, senza vincoli di subordinazione né di orario, essendo il tempo impiegato per l'esecuzione della prestazione irrilevante (fonte). Questi che potrebbero sembrare dei vantaggi servono invece a fungere da contrappeso per l'altro piatto della bilancia: il co.pro. versa meno contributi all'INPS (circa i 2/3 della ordinaria contribuzione INPS), ferie, malattie e giorni di assenza non vengono retribuiti, non si percepiscono tredicesima, straordinari o TFR.
Allo stato attuale protrarre un contratto a progetto di anno in anno è più conveniente per un'azienda rispetto alla stipula di un contratto da dipendente a tempo determinato o indeterminato. Ed è proprio quello che succede nella quasi totalità dei casi: il co.pro. viene mascherato da contratto da dipendente, con tutti gli svantaggi che abbiamo visto, e molto spesso si costringe il lavoratore a sottostare a vincoli di subordinazione e di orario.

Sono quasi 13 (tredici) anni che vado avanti così.
Ho percepito cifre ridicole per lavori in tutto e per tutto assimilabili a contratti da dipendente, reiterati di anno in anno e in cui ero soggetto a forti vincoli di orario.
Per anni ho addirittura dovuto firmare un foglio con ora di entrata e ora di uscita perché dovevo garantire le 8 ore al giorno (e le ore eventualmente non lavorate mi venivano decurtate dallo stipendio).
Due di questi 13 anni il nostro gruppo di lavoro ha avuto la fortuna di passarli assaggiando per la prima volta un contratto normale, a tempo determinato, con tutele e vantaggi a cui non eravamo abituati. E' stato un bel periodo: dovevo sottostare agli orari dell'azienda, ma avevo ferie e straordinari pagati, tredicesima, TFR, buoni pasto e tante altre belle cose. Ricordo che il venerdì si usciva dopo pranzo, e c'era gente ai nostri piani alti che ogni volta che ci vedeva andare via storceva la bocca, come se la vita fosse fatta per lavorare e non vice versa.
Ho sentito addirittura parlare di "Partita IVA part-time o full-time", come se fosse la cosa più naturale del mondo sottoporre a vincoli d'orario un professionista auotonomo, chiudendolo in un ufficio 8 ore al giorno a svolgere mansioni ripetitive per nulla assimilabili al genere di lavoro che invece ci si dovrebbe aspettare da un contratto del genere.

Io da qualche anno, semplicemente, non ci sto più, complice anche un contratto in cui finalmente viene indicata nero su bianco l'assenza di vincoli di qualsiasi genere. Ho smesso di sottostare a questo genere di ricatto e l'orario me lo gestisco da solo, compatibilmente con il carico a cui sono sottoposto e ad eventuali esigenze lavorative. Fino ad ora nessuno si è mai lamentato e se in futuro dovessero propormi co.pro. con subdoli obblighi, cercherò di fargli capire che non sono più disposto a fare buon viso a cattivo gioco. Perché sono stufo di beccarmi sempre tutti gli svantaggi, mentre l'azienda risparmia sul mio futuro.
Darsch
_ chiavi di lettura:lavoro, precariato, futuro, economia, società

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