doc [Campagna "Il Sentiero di Dranas"] Sessione 29
_ scritto il 14.04.2014 alle ore 11:27 _ 1144 letture
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09/04/2014

Quello che segue è tratto da diari e appunti degli altri partecipanti alla sessione gdr.


Dalle memorie di Hildar

Con il passare delle ore la mia smania di trovare e smantellare l'insulsa setta di eretici facinorosi che si fa chiamare "La Chioma di Fuoco" sale.
Gli ostacoli, trappole e mostri di cui è infarcito il nostro percorso non fanno altro che aumentare la mia rabbia e la mia determinazione, tuttavia i nostri poteri vengono via via diminuiti dagli scontri. Incuranti del rischio di arrivare "scarichi" al combattimento - perché di questo si tratterà, continuo a ripeterlo ai miei compagni in vena di lanciarsi in improbabili tentativi diplomatici - cerchiamo di non farci prendere troppo la mano con i mostri erranti disseminati in tutto il dungeon.

Quando giungiamo in un vestibolo illuminato, al piano sottostante, ornato da vessilli con il simbolo della setta, capisco che il momento è finalmente arrivato.

Mi sembra quasi di non sentire le fatiche del giorno e mezzo passato a mettere a ferro e fuoco questo labirinto, specialmente quelle delle ultime ore: gli otto minotauri zombi a dir poco disintegrati sotto la ferocia dei nostri colpi, l'enorme serpente superato con destrezza e soprattutto senza perdite di tempo, gli esseri acquatici che stavano per trascinare Uzzar negli abissi del loro stagno artificiale, i ragni giganti, la stanza delle torture in cui avevamo ritrovato il corpo dilaniato di Nefertum, sono ormai un ricordo sopra cui ridere davanti un buon boccale di sidro.

Senza indugi affianco Sturm che irrompe con violenza in quella che a tutti gli effetti sembra la stanza principale, una sorta di tempio in cui si consumano le nefandezze dell'accolita di folli che infanga ormai da troppi giorni il nome di Sarenrae.

Sul lato opposto della sala, fiancheggiata da grandi colonne recanti i simboli della chioma infuocata, vi sono cinque troni, su cui siedono altrettante figure incappucciate.
L'individuo che occupa il posto centrale si alza in piedi e ci dà il suo personale benvenuto, "Salve a voi, eroi di Dorka Morka".

La mia risposta è lapidaria: "Sono Hildar, chierico di Sarenrae, e vengo per annientare l'eresia e la follia della Chioma di Fuoco".

Mi avvicino al trono centrale, percorrendo senza tentennamenti i venti metri che mi separano da quello che a tutti gli effetti deve essere il responsabile di tante atrocità, affiancato da Sturm e Uzzar, mentre Roywin resta qualche metro indietro.
Sturm inizia a fare conversazione con il personaggio, vuole capirne le intenzioni, ma io non ho la pazienza per ascoltare i proclami di un fanatico. Quello che si definisce come Fratello Fuoco mi conferma di avere ormai invertito tutti i principi della dottrina di Sarenrae, anche se continua - dice - a riconoscersi nei suoi simboli. L'eresia è a livelli insopportabili, per cui interrompo una discussione ormai grottesca dicendo di voler vedere i volti dei cinque, prima di imporre la VERA legge di Sarenrae.

I cinque si tolgono il cappuccio e si presentano come i "Pilastri della Chioma di Fuoco": ai troni più esterni siedono Follia, un uomo calvo con una benda su un occhio, e Dolore, un essere deforme.
Ai lati del trono centrale ci sono Giustizia e Purezza, due donne dai folti capelli di un rosso vivace. Il loro mentore, Fratello Fuoco, si rivela essere Anfotero, nostra vecchia conoscenza.
Questi tenta per l'ultima volta di accattivarsi i nostri favori, estraendo da sotto la tunica un'arma che mi fa gelare il sangue.

Si tratta di Mystmorning, uno dei tre araldi di Sarenrae, che ha la forma di una scimitarra infuocata. Sento quasi il bisogno di inchinarmi innanzi a lui, ma qualcosa mi frena: pur trattandosi inequivocabilmente dell'araldo, e non di una mera imitazione, mi risulta che non possa essere brandito se non da Sarenrae stessa o da un essere semidivino. Chiunque altro verrebbe incenerito all'istante.

Cerco di interrogare l'araldo, ma dalla risposta sembra soggiogato dalla volontà di Anfotero.

A questo punto Roywyn, presa dalla follia (o forse in quello che a posteriori potrebbe essere visto come un momento di inconsapevole saggezza) dice ad Anfotero, a debita distanza, di dimostrare che è interessato a condividere la nuova dottrina: che mi porga l'araldo e mi consenta di impugnarlo! Detto fatto, Anfotero prende la scimitarra dalla lama, senza soffrire in alcun modo le fiamme, e me la porge, pur avvisandomi che ne resterò incenerito. Sulle sue labbra c'è un sorrisetto sardonico che non promette nulla di buono.

Roywin si beffa della mia riluttanza, e anche Sturm mi sembra dire con lo sguardo "che aspetti, prendila...".

Allungo la mano...

Sto per prendere l'elsa della scimitarra...

Improvvisamente un barlume di saggezza - o Sarenrae stessa - fa capolino dentro di me, e prolungo il gesto avvicinando la mano alla spalla di Anfotero e scagliando l'incantesimo più potente che potessi riuscire a pronunciare.
Anfotero lancia un grido di dolore disumano. È il momento cruciale in cui si decide il destino dello scontro, perché se Sturm e Uzzar non supportassero il mio attacco - seppur più volte annunciato - la situazione volgerebbe decisamente al peggio.
Sturm alza in alto la sua spada e con entrambe le mani la cala con violenza sul braccio sinistro di Anfotero, quello con cui impugna l'araldo, tranciandolo di netto. Anche Uzzar si avventa su di lui, costringendolo ad arretrare e a sedersi sul trono.

Dall'araldo, caduto a terra, si erge una maestosa colonna di fuoco, e sull'elsa notiamo incastonata la gemma verde che Anfotero ci aveva chiesto in cambio della ricrescita dei capelli di Roywin...

Sotto le sue imprecazioni anche gli altri quattro pilastri reagiscono, iniziando a pronunciare incantesimi, a turno, mentre una delle donne cambia le sue sembianze: la sua statura aumenta, i suoi capelli diventano serpenti, i suoi denti zanne...

Riesco a paralizzare magicamente "Dolore", mentre Uzzar si occupa di Follia. Più della metà degli incantesimi vengono interrotti dai colpi dei due guerrieri, mentre Roywin si è dileguata, al solito, nascondendosi chissà dove nella stanza. Improvvisamente riappare proprio dietro "Dolore", e con una mossa secca lo uccide a sangue freddo.
Nello stesso tempo Sturm dà il colpo di grazia al mostro, che esalando l'ultimo respiro riprende le sue sembianze originali.

Anfotero, in un disperato tentativo, tenta di riprendere la scimitarra, strisciando ai nostri piedi, ma la gemma esplode in mille pezzi ricacciandolo indietro. I nostri colpi continuano ad abbattersi con inaudita violenza, tanto che Anfotero, ormai spacciato, lancia un ultimo grido di vendetta, prima di sparire...

I due pilastri rimasti si inginocchiano arrendendosi e implorando pietà.

A questo punto posso finalmente rivolgermi all'araldo, che non può muoversi spontaneamente. L'araldo risponde che mi è consentito brandirlo, per cui mi esorta a raccoglierlo e a portarlo con me. Con grande emozione impugno la scimitarra, e tutto il mio corpo viene avvolto da un'energia divina potentissima, quasi non sento più le membra... Sono pervaso da una sensazione di benessere e con grande onore e soddisfazione mostro l'arma ai miei compagni.

Ecco, Roywin, contenta?



Darsch
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