doc [Campagna "Il Sentiero di Dranas"] Sessioni 33 e 34
_ scritto il 17.06.2014 alle ore 11:03 _ 1529 letture
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21/05/2014 - 29/05/2014

Quello che segue è tratto da diari e appunti degli altri partecipanti alla sessione gdr.


Dal diario del Master

Lady Katrina ha accolto il nostro assortito gruppo con algida grazia: né particolarmente accogliente né eccessivamente ostile. È un'umana, molto anziana, dal contegno gelido. Puzza di soldi antichi generazioni e sembra che poco possa scuoterla. Non è sembrata molto felice di aiutarci, ma nemmeno infastidita. Ha dimostrato per tutto il tempo un tiepido interesse.
Le abbiamo raccontato di Delas, della nostra ricerca di una Pietra del Focus che ci aiuti a riportare il Santo su questo piano di esistenza. Lei ci ha promesso di documentarsi e ci ha sistemati in un'ala isolata della sua immensa magione, dove abbiamo atteso diversi giorni senza più incontrarla. I pasti, scelti su un menù, ci venivano portati nelle nostre stanze.

Dopo quattro giorni siamo stati convocati nel salone principale e Lady Katrina ci ha ragguagliati su quello che ha trovato. Circondata da tomi aperti e pergamene (nonché, addirittura, qualche tavoletta d'argilla) ci ha spiegato che l'ultima Pietra del Focus di cui si ha notizia certa era in possesso di un tale Erebor detto Il Sanguinario, un seguace di Asmodeus vissuto oltre 800 anni fa.
Sempre cose facili.
Per fortuna la storia di questo Erebor ci dà qualche speranza.
Le parole di Lady Katrina sono state esattamente queste.

Credo di sapere come aiutarvi, ma non sarà facile.
L'ultima pietra del focus di cui si ha notizia certa era in possesso di Erebor il Sanguinario, un mistico seguace di Asmodeus che 800 anni fa intraprese il Pellegrinaggio dell'Odio, un pericoloso atto di devozione verso il Dio dei Tiranni che si dice conferisse l'immortalità a chi lo compiva. Probabilmente non andò a finire così per Erebor, poiché non si ha più notizia di lui dopo il Pellegrinaggio. Si può presumere che sia morto nel compierlo, ma nessuno ne ha mai rinvenuto il cadavere... quindi ritrovarlo potrebbe significare ritrovare la Pietra del Focus che aveva con sè, o indizi su dove si trovi.
Il pellegrinaggio era in tre tappe, di cui solo la prima è nota. Le altre, dicono le cronache, sarebbero state indicate dopo aver compiuto i corretti rituali. La prima tappa si trova "là dove la roccia abbraccia l'inchiostro". Si riferisce a un'isoletta rocciosa nel fiume a nord di Akella. Su quell'isola si trova incisa una runa che, per essere attivata, deve essere sottoposta a qualche tipo di energia magica, di origine arcana o divina. Non so quale. L'attivazione rivelerà la seconda tappa. Anche in questo caso cercate la runa.
Un'ultima cosa. Le cronache narrano che nell'anno del Pellegrinaggio di Erebor, nello stesso mese e negli stessi giorni... fu in quel momento che le acque dell'Inchiostro divennero nere. Non so se c'è un collegamento, ma la contemporaneità è strana.

Muniti di queste informazioni ci siamo messi in viaggio lungo il corso dell'Inchiostro, verso nord. Dopo due giorni di viaggio ci siamo finalmente imbattuti in un'isoletta rocciosa, molto piccola, proprio al centro del fiume: praticamente uno scoglio di 40 metri quadri. Hildar ci ha conferito nuovamente la capacità di camminare sull'acqua e ci siamo arrivati in scioltezza.

La runa c'era, in effetti, e Hildar, forte dei suoi studi al Tempio di Sarenrae, ci ha illuminato sul fatto che era necessario investirla con qualche tipo di incantesimo legato al male. Non una gran sorpresa. Dato che qui siamo tutti gente relativamente onesta (a parte Roywyn, ovvio) il buon chierico ha provato a dissolvere il male che percepiva sulla runa ottenendo un effetto a dir poco scenografico.
L'intera isoletta rocciosa ha cominciato a emanare una luce azzurra e spettrale: da terra si sono alzate leggere volute di una nebbia blu. Una sagoma composta di questa nebbia, con un lungo mantello e un robone a maniche larghe, carico di amuleti, con lunga barba e sguardo da pazzo, è apparso in mezzo a noi. Rivolto verso nord, lungo il corso del fiume, ha gesticolato un rituale, si è inchinato ed è scomparso per lasciare al suo posto l'immagine spettrale di una chiesa di Asmodeus sulle rive di un fiume. L'immagine si è avvicinata alla chiesa, è "entrata" al suo interno fino a mostrarne l'altare che, anche in questa forma eterea, emanava una forte luce rossa. Poi l'illusione è scomparsa.
Dopo qualche incertezza sulla direzione esatta ci siamo rimessi in marcia, sempre seguendo il fiume.
Abbiamo trovato il tempio, o meglio le rovine che ne restano, a due chilometri dalla riva est del fiume, nel regno di Midia, grosso modo alla latitudine di Machna. Ormai in rovina, si ergeva (e si erge, non l'abbiamo fatto crollare... non questa volta, almeno) su una piccola collina, in realtà più una sorta di rigonfiamento del terreno, erbosa e pacifica. In vista, poco a sud, c'era (e c'è... come sopra) un villaggio lungo una stradina. Non abbiamo visto sentieri fra il tempio e il villaggio... e quando siamo passati per quest'ultimo a rifocillarci e chiedere informazioni abbiamo scoperto perché.
Dal tempio nessuno torna. Nessun curioso, nessun bambino, nessun anziano, nessuno. Tutti lo evitano come la peste e parlano di una strana creatura molto pericolosa. Niente dettagli, ovviamente.
Mentre Hildar, trovato un altarino di Sarenrae, si fermava a pregare, noialtri siamo entrati in taverna, dove l'oste ha riconosciuto immediatamente le insegne che Uzzar porta orgogliosamente sull'armatura. Dopo averci consigliato di nasconderle, ove possibile, ci ha rivelato che i vecchi sudditi del feudo di Uzzarìa non sarebbero affatto contrariati se regnasse su di loro il figlio di Uzzir al posto di Lord Urdak. Il discorso è caduto lì, poiché si era fatto tardi ed era ora di riposare.
Il giorno dopo ci siamo diretti al tempio.

Appena entrati l'aria si è fatta improvvisamente più scura, come se la luce fosse stata succhiata via. I locali lo evitano. E fanno bene. O almeno facevano bene.
Nell'ultima sala, infatti, nell'acqua intorno all'altare, c'era un essere elementale in forma di bellissima donna. Grazie alla nostra volontà di ferro (e al fatto che Roywyn sia una donna eterosessuale) siamo riusciti a resistere alle sue malie... tutti tranne l'uzzita. Dopo uno scontro quantomeno complicato, in cui Uzzar è riuscito a non affogare grazie agli sforzi congiunti di Sturm e Roywyn, abbiamo avuto ragione della bella elementale.

Trovata la seconda runa sull'altare e dopo aver lanciato l'apposito incantesimo, ci è stata mostrata una scena simile a quella precedente: nella nebbia blu abbiamo visto il percorso del fiume perdersi fra le colline fino a scomparire nelle rocce. L'immagine si è fermata su un anfratto a poca distanza dalla sorgente dell'Inchiostro: era chiaramente lì che dovevamo dirigerci.
Piccolo problema: fra noi e le sorgenti c'era l'Oligarchia di Findel. Hildar, che ha letto qualche libro più di noi, sa solo che si tratta di una nazione composta quasi esclusivamente da elfi che vedono uno schiavo in chiunque non abbia le orecchie a punta. Poco amichevoli con gli estranei, per entrare nel loro paese è necessario un salvacondotto rilasciato dall'Oligarchia. Introdursi di nascosto è difficile, dato che l'intera Oligarchia è circondata da un vallo fortificato che tiene fuori noi povere razze inferiori (e dentro gli schiavi, ovvio).
Quando siamo arrivati ai loro confini, quindi, abbiamo dovuto arrangiarci, poiché l'Inchiostro scorreva in una grata sotto le mura e continuava dall'altra parte. Se volevamo seguirlo l'unica era sfondare.
Abbiamo atteso la notte e Hildar ha lanciato un incantesimo che ha aperto un varco nella pietra. Siamo stati visti (ed è difficile non vedere un manipolo di avventurieri a cavallo che apre la nuda pietra per passare) e inseguiti, ma siamo riusciti a far perdere le nostre tracce.
Dopo aver pernottato in un boschetto non lontano dal fiume, siamo stati costretti a una fuga precipitosa da un manipolo di elfi a cavallo... solo per accorgerci che l'Inchiostro, dopo aver percorso pochi chilometri all'interno dell'Oligarchia, usciva nuovamente dal paese passando nuovamente sotto il vallo. Hildar ci ha aperto di nuovo la strada e, dopo poche centinaia di metri, gli elfi hanno rinunciato all'inseguimento.

Per farla breve, siamo arrivati all'anfratto. Dopo aver percorso un passaggio strettissimo fra le rocce abbiamo trovato un pozzo sul fondo del quale c'era un passaggio molto ben nascosto verso una sala colonnata. Ogni colonna sembrava composta da corpi umani, elfi, hobbit, orcheschi e anche roba meno identificabile. Se non fossero stati in marmo sarebbero sembrati vivi.
Dopo una rapida perlustrazione di quello che si è rivelato essere un piccolo tempio sotterraneo di Asmodeus, ci siamo imbattuti nell'inquilino attuale: un grosso drago color dell'ottone.
Pensava che fossimo venuti a saccheggiare il suo tesoro perché, come è noto, dove c'è un drago c'è un tesoro. Sembrava quasi dispiaciuto che l'unico tesoro a sua disposizione fosse quello racimolato dai numerosi avventurieri che hanno tentato la fortuna nel suo sotterraneo. Ci ha spiegato di essere intrappolato qui da circa 800 anni. Un giorno una forza irresistibile lo ha strappato dal suo piano di esistenza e lo ha incatenato al nostro. Durante il brusco viaggio ha incrociato un vecchio dalla lunga barba con un fluente robone a maniche larghe che precipitava urlando nella direzione opposta: questo ci è bastato per intuire che il rituale con il quale Erebor Il Sanguinario voleva guadagnarsi l'immortalità non è andato proprio come voleva lui e ha avuto, come dire, alcuni effetti collaterali.
Incapace di tornare sul suo piano fino a che lui o Erebor non fossero morti, il drago si è dimostrato disposto al dialogo. D'altronde non volevamo ucciderlo: non aveva fatto niente di male, almeno non a noi. Dopo qualche discussione ha accettato sottoporsi a un tentativo proposto da Hildar, che voleva riportarlo sul suo piano con un incantesimo. Dopotutto a noi serviva la Pietra del Focus, e questa ce l'aveva Erebor, ovunque si trovasse ora.

Il nostro buon chierico ha quindi salmodiato e incantato a dovere... ma il drago non è scomparso. È rimasto lì. E si è messo a ridere. Sguaiatamente. Dopo averci ringraziato per averlo incarnato in un corpo così potente, Erebor ci ha attaccato.
Basti dire che non è stato uno scontro facile, soprattutto dopo che il drago/Erebor ha preso il volo ed è rimasto sospeso in aria facendoci piovere addosso fuoco e gas venefico. Per fortuna ne siamo usciti e Hildar, preso da frenesia, ha deciso di trascinare con sé la testa del drago come trofeo. Niente Pietra del Focus, ma eravamo felici di essere ancora in piedi.
Peccato che ci avessero teso un agguato proprio fuori dal tempio. Ripercorriamo i nostri passi ma, proprio alla fine dello stretto passaggio esterno, dove eravamo costretti a procedere in fila indiana e di traverso, veniamo attaccati da quattro loschi individui venuti da chissà dove. Devono averci visti entrare e hanno aspettato per vedere che fine avremmo fatto. Due uomini e due donne, con falcioni, mazze chiodate e archi compositi, hanno provato a farci secchi con tutto l'impegno possibile... ma ci hanno seriamente sottovalutato. Senza contare la guerra psicologica: mentre Sturm e Roywyn erano impegnati a difendere la vita, Hildar, ancora nel passaggio, ha lanciato verso i combattenti la testa del drago. Sicuramente deve aver fatto una certa impressione, perché poi le cose sono andate a modo nostro.
O quasi. Volevamo catturare uno degli assalitori, per capire cosa volessero, o quantomeno ammazzarne qualcuno in più, ma siamo riusciti ad abbatterne solo uno. Gli altri sono scomparsi usando delle pietre verdi che, gettate a terra, generavano una sorta di porta dimensionale attraverso cui sono fuggiti a gambe levate quando hanno capito che eravamo troppo superiori.
Dovremo accontentarci di frugare l'unico cadavere rimasto ai nostri piedi.



Darsch
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