doc J. J. Abrams, Doug Dorst - "S. La Nave di Teseo"
_ scritto il 08.04.2015 alle ore 14:43 _ 2037 letture
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J. J. Abrams è un personaggio piuttosto tentacolare, perché riesce a mettere le mani un po' dappertutto, è un vulcano di idee e non si ferma mai. Alcune delle sue trovate sono buone, altre un po' meno (e una parte sarebbe stato meglio che non avesse mai visto la luce e fosse invece rimasta ben sepolta negli oscuri meandri della sua mente), ma quello che non gli si può proprio negare è il fatto di possedere una copiosa dose di creatività e intraprendenza.
In campo esclusivamente letterario, a parte il progetto di un adattamento della serie di romanzi del ciclo "La Torre Nera" di Stephen King che poi ha accantonato, fino ad ora non aveva mai pasticciato in modo così serio. Ma c'è sempre una prima volta e in questa sede parleremo proprio di una delle sue creature meglio riuscite.

L'idea alla base di questo libro è semplice e geniale, di quelle che quando qualcuno le mette in pratica inizi a dare capocciate al muro sussurrando "ma perché non ci ho pensato io" o "ma come ho fatto senza fino ad ora". "La Nave di Teseo" è un romanzo fittizio scritto da un autore fittizio e viene venduto e presentato al pubblico con la forma fisica che avrebbe se lo stesso libro e il suo autore esistessero nella realtà. Dunque quando toglierete la plastica protettiva e sfilerete il volume dal box di cartone, non vi troverete tra le mani il libro scritto da J. J. Abrams e Doug Dorst, ma quello scritto da tale V. M. Straka e pubblicato nel 1949. Il romanzo, inoltre, è nella versione "da biblioteca": pagine usurate e ingiallite, adesivo identificativo sulla costa e timbri di ritiro/restituzione nella terza di copertina. Fino ad ora nulla di così eccezionale, mi direte voi, ma il bello arriva adesso. Il libro fisico vero e proprio è solo uno dei livelli di meta-storia offerti, perché sopra di esso c'è quello relativo alla "realtà" (per noi sempre fittizia) delle persone che hanno preso in prestito il romanzo. In quella realtà la vita dell'autore V. M. Straka è circondata da un alone di mistero che ha spinto studiosi e appassionati a formulare teorie e deduzioni sulla sua identità e sulla sua morte, sfociate spesso in cospirazioni e sinistre rivendicazioni. Si dà il caso che due di questi studiosi siano proprio le persone che per anni si sono scambiate il libro tramite la biblioteca e che hanno iniziato un rapporto di corrispondenza allo scopo di condividere le proprie idee sui misteri che circondano Straka. Ed eccola la genialità: i margini di tutte le pagine del libro sono realmente disseminati di note scritte a mano attraverso le quali Eric, un dottorando studioso di Straka, e Jen, una studentessa universitaria, dapprima fanno la conoscenza l'uno dell'altra e poi, pagina dopo pagina, instaurano una sorta di amicizia basata sullo studio dell'identità dell'autore e di tutto quello che gli ruota intorno. Una sorta di "trama all'interno della trama" che costringe il lettore a saltare da un livello all'altro durante la lettura, perché le note, per la maggior parte, nascono e si riferiscono a stralci di testo. Inoltre, dato che queste note vengono scritte nell'arco di decine di anni, ogni epoca è stata graficamente contraddistinta da uno stile diverso (matita, colori dell'inchiostro della penna e tratti diversi), in modo che sia sempre chiaro al lettore il loro ordine cronologico. Come se tutto questo non bastasse, all'interno delle pagine del romanzo sono presenti inserti di ogni genere, che fanno riferimento a particolari scoperte o indizi che Eric e Jen hanno voluto condividere attraverso il libro: lettere, cartoline, ritagli di giornale, fotocopie, addirittura un tovagliolo di carta disegnato a mano, e molto altro ancora.

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La qualità della stampa e la cura dei particolari sono assolutamente stupefacenti e l'effetto generale è travolgente: sembra davvero di trovarsi in mano qualcosa di vissuto, uno spaccato della vita di quelle due persone con tonnellate di materiale da leggere e studiare a nostra volta. Le ramificazioni sono talmente tante che è possibile approcciare la lettura del libro in diversi modi. Personalmente ho scelto la metodologia lineare: leggevo il romanzo vero e proprio e non appena incontravo rimandi da determinati blocchi di testo o note isolate in quella pagina (o inserti), mi fermavo e leggevo quelle, seguendo ovviamente l'ordine del botta-e-risposta (che a volte prosegue in altre pagine o sezioni). In generale mi sono trovato piuttosto bene con questo sistema, ma devo ammettere che a lungo andare potrebbe risultare un po' dispersivo e forse non è il miglior modo per fruire appieno di questa esperienza. Secondo me la scelta ottimale sarebbe quella di leggere prima tutto il romanzo di Straka, cercando di resistere all'impulso di buttarsi nella miriade di note che ne circondano il testo, e successivamente procedere ad una seconda lettura integrando le annotazioni.
Ci sarebbe anche una terza modalità, ma è una versione hardcore per veri maniaci: leggere prima il romanzo e poi, singolarmente e cronologicamente, tutti i diversi stili di scrittura che denotano i periodi di tempo in cui sono state scritte le note. Questo è il modo che si avvicina di più a quello usato dai protagonisti, i quali, ogni volta che prendevano il libro dalla biblioteca, leggevano e sfogliavano l'intero romanzo alla ricerca di eventuali risposte o nuove annotazioni dell'altro.

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Come esperienza di lettura generale, questo libro per quanto mi riguarda è un capolavoro. Non so se da questo seguiranno altri esperimenti letterari del genere, ma una cosa così non era mai stata fatta, e men che meno con questo livello di precisione e dettaglio.
Dal punto di vista dei contenuti c'è da distinguere in modo netto le due componenti.
Il romanzo vero e proprio è un buon thriller, scritto piuttosto bene e con diverse piacevoli trovate (soprattutto se inserite in questo particolare contesto multi-livello). La storia scorre abbastanza bene, risulta sempre interessante e non sfigurerebbe affatto se si trattasse di un romanzo a sé stante, ma non è sicuramente un capolavoro e c'è qualche buco qui e là. Il finale, inoltre, non mi è piaciuto gran che, l'ho trovato molto poco soddisfacente rispetto al tenore del resto della storia e unitamente a quello del "livello superiore" mi ha lasciato con l'amaro in bocca.
Lo scambio epistolare tra Eric e Jen è invece brillante. Non solo per la cura e il livello di dettaglio di cui ho già parlato, ma anche per la profondità che riesce a raggiungere la caratterizzazione di due personaggi che, di fatto, esistono solo - e letteralmente - ai margini di una storia principale. Deduzioni, indagini e scambio di informazioni relative a Straka sono infatti perfettamente bilanciate rispetto alle dinamiche epistolari e alle storie personali, e i due protagonisti filtrano dall'inchiostro delle loro penne in maniera così vivida che la loro esistenza sarebbe perfettamente plausibile nel mondo reale. E questo penso sia il miglior traguardo che si potesse raggiungere.

In definitiva mi sento di consigliarlo a tutti gli amanti della lettura in generale, perché una cosa così non l'avete mai sperimentata. Sul serio. Mi rendo conto che il prezzo è un po' più alto del normale (al momento in cui scrivo il libro è venduto a 30 € su Amazon), ma vi assicuro che sono soldi ben spesi.

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Proposta fuori di testa: volete aggiungere un ulteriore livello alla storia? Scrivete le vostre note personali e lasciate il libro su una panchina, magari con qualche riferimento (email o indirizzo di un blog). Chissà, forse la storia di S. potrebbe continuare...

Piccolo consiglio: se siete soliti andare al lavoro con bus, treno o metropolitana, non potete lasciarvi scappare l'occasione di aprire e leggere "La Nave di Teseo" in pubblico. Vi assicuro che gli sguardi delle persone che vi circondano ripagheranno in pieno la scomodità di portarsi in giro un volume del genere.
Darsch
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