doc [Campagna Cthulhu "Quello sporco quintetto"] Sessione 3 - Peggio di così si muore
_ scritto il 11.06.2015 alle ore 14:41 _ 889 letture
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10/06/2015

Quello che segue è tratto da diari e appunti degli altri partecipanti alla sessione gdr.


Dal Diario di Eliot Mapplethorpe

Peggio di così si muore

Lo scontro tra noi e il vietcong-squalo non va proprio nel migliore dei modi.
Mentre quest'ultimo, strappatogli il fucile, è impegnato a colpire selvaggiamente il marine sulle tempie, io con molto aplomb e gran savoir-faire cerco di piazzare quello che considero lo scatto del secolo. Qui parliamo di roba forte eh, terrori ignoti svelati, verità nascoste rivelate, cose che ora come ora nemmeno a Saigon sanno di che stiamo parlando.
La malchance però, la sfiga, è dietro l'angolo ed ha un nome preciso: Ed Warren. L'archeologo infatti, dopo aver assistito impassibile allo scontro per diversi minuti, decide di intervenire esattamente nel momento dello scatto, urtandomi accidentalmente e vanificando i miei sforzi.
Lo maledico e riprovo a scattare ma questa volta è il vietcong a colpirmi e vanificare i miei sforzi. Poi, in successione, a vanificare i miei sforzi, è una folata di vento che mi fa cadere la torcia, poi un asse marcia del pavimento che mi fa inciampare, poi l'otturatore inceppato, poi uno sciame di cavallette, una bruschetta in un occhio, il gomito che mi fa contatto con il ginocchio e per finire l'evocazione di una pannocchia proprio davanti l'obiettivo.
Troppi sforzi vanificati. Fanculo fanculo fanculo, che vita di merda!
Eh si, ho perso la pazienza e faccio così un paio di veloci scatti affidandomi stavolta al bucie de cul, e poi scaglio un pugnale al mostro per distrarlo da Leroy. Il marine è ancora a terra e nel frattempo ha preso così tante mazzate sulle tempie che ha la testa a forma di clessidra.
Lui con aplomb e savoir-faire si alza, si sgrulla la polvere dai vestiti, si ricompone la testa e ci dice di scappare.
Abbiamo capito tutti bene? Scappare?
Non siamo ben sicuri delle sue parole ma, nel dubbio, decidiamo di scappare proprio mentre Leroy, il soldato in pieno orgoglio USA, si scaglia contro il vietcong.
Con molto know-how raggiungiamo l'uscita e in pochi secondi siamo già sul vialetto esterno.
Poco dopo si apre la porta di casa e Leroy ci raggiunge.
Ci dice che il vietcong ha la pellaccia tosta e che è duro a morire. Al momento si sarà rintanato in qualche buco.
Fuori casa il tempo è splendido.
La pioggia ha smesso di cadere e la temperatura è ottimale. Il vento soffia da nord nord-est, l'umidità è bassa e le possibilità di precipitazioni sono nulle.
Un cielo terso di un blu cobalto ci riappacifica gli animi ricordando a tutti noi che la vita, zuembie o umana che sia, è una cosa meravigliosa.
Poi, un istante dopo, penso incazzato alle foto mancate.
Che vita di merda!

Decidiamo di fare visita a Jacob, il vecchio inserviente della famiglia Bleson che vive ad un miglio di distanza in una specie di palafitta.
A prima impressione non ci sembra molto lucido.
La seconda impressione conferma la prima.
Parla in continuazione di panettieri, del lattaio del paese e di pannocchie. Ci parliamo, ci riparliamo e ci riparliamo ancora con la sensazione che abbia cose importanti da dirci che non sarà facile tirargli fuori.
Dopo circa diciassette estenuanti ore di interrogatorio riusciamo a farlo parlare e a strappargli una verità stupefacente: il vietcong è unA vietcong.
Eh si, si chiama Asia, è di sesso femminile ma di gender maschile.
A questa rivelazione l'orgoglio del marine subisce un duro contraccolpo. E' stato pistato a sangue da una donna vietcong omosessuale.
Dopo qualche altra ora di interrogatorio Jacob aggiunge che Asia era una donna bellissima e tramite un rituale oscuro si è volutamente trasformata in zuembie.
Queste creature, simili a zombie ma ben più agili, si possono ferire solo con armi d'argento o di materiale prezioso.
A questa ultima rivelazione l'ira divina sembra abbattersi sul vecchio Jacpb che viene morso da un serpente velenoso mimetizzato, con un tiro 1% nascondersi, nella cenere dietro un mattone del camino. Il tiro fortuna di Jacob d'altro canto fallisce clamorosamente e così un ciocco di legna del camino cade a terra e, rimbalzando qua e là, finisce contro le tende che prendono fuoco.
La casa in pochi istanti è completamente avvolta dalle fiamme.
Usciamo tutti fuori e portiamo con noi Jacob.
Il poliziotto, Jean-Baptiste Emmanuel Szörg, per gli amici Jean, prova a salvare il vecchio applicandogli una sorta di laccio emostatico ricavato dalla camicia e poi, poichè deve succhiargli via il veleno, mi convince a farsi prestare il cacciavitino che uso per la fotocamera.
- Fidatì, ho un scerto savoir-faire in questò scenere di cose. Dice con il suo tipico accento francese.
Prende il mio cacciavite e pratica uno squarcio sul braccio di Jacob il quale, se non era già morto, esala ora l'ultimo respiro.
- Peccatò! Dice Jean-Baptiste Emmanuel Szörg, per gli amici Jean.
- La prossima volta andrà scertamente megliò!




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