doc Evasori fiscali - gli Sciacalli del Dolore
_ scritto il 16.12.2008 alle ore 11:24 _ 1809 letture
Vi riporto un bell'articolo appena inserito su MenteCritica.net, che tratta di uno dei più grandi problemi di questo paese e di cui condivido in pieno il senso di rabbia di fondo... voi che ne pensate?


Articolo Sciacalli del Dolore scritto su MenteCritica.net da Fully

Si dice che la recessione che ci attanaglia ha bisogno di risposte forti, ed è così. Se è vero che la solidarietà è alla base del concetto di nazione, ora è il momento di dimostrare che non siamo soli, che vogliamo aiutarci l'un l'altro a sopportare l'impatto della crisi ed a superarla.

Certo, non per tutti è ancora il momento della carestia: sere fa sentivo al TG del boom delle presenze sui campi da sci grazie alle precipitazioni nevose di quest'anno e ripensavo a quando, anni fa, gli operatori di quel settore invocavano dal governo misure anticrisi perché quell'anno era caduta poca neve.

Ecco, io penso che dovrebbe esserci una reciprocità: io - nazione - ti aiuto quando sei in difficoltà. Tu - individuo - aiuti gli altri quando per te il vento gira bene ma i tuoi simili se la passano male.

E' facile obiettare che proprio a questo serve l'imposizione fiscale, che la solidarietà sta proprio lì, in quel meccanismo che le nazioni si sono dato per ridistribuire le risorse economiche a beneficio della crescita e del benessere dell'intera collettività. Ma poi è intervenuta la furbizia, l'evasione fiscale, la corruttela, i privilegi, e la fiscalità sembra non saper assolvere più al suo ruolo, se è vero che il massimo gettito si ottiene dalle categorie dei lavoratori dipendenti, ossia quelle che - per definizione - dovrebbero essere accreditate di minore capacità contributiva a confronto dei rispettivi "datori di lavoro".

E' proprio di questi tempi di carestia che balza agli occhi più che mai, in tutta la sua odiosa evidenza, la pratica dell'evasione fiscale, quel vero e proprio sciacallaggio perpetrato ai danni dei propri simili dai luridi soggetti che le cercano tutte per sfuggire al fisco, trincerandosi dietro la pretestuosa argomentazione dello stato che non funziona. Salvo poi invocarne l'intervento quando le cose vanno male, quando si ha bisogno di un'operazione che le cliniche private non sono in grado di offrire, quando si vorrebbero migliori infrastrutture, quando i poderi e le case si allagano per le piene dei fiumi…

Quello che ci manca è l'etica di nazione, quello di cui sente oggi l'assenza sono le motivazioni di fondo che stanno alla base della costruzione di una collettività: lo sfuggire al proprio egoismo (di individuo, di famiglia, di impresa,…) stemperandolo nella solidarietà che proprio da questo deve partire: dalla ricerca dell'equilibrio tra il proprio contributo individuale ed il servizio (o l'aiuto) che ci si attende dagli altri, dalla collettività. In una parola: dalla nazione.

Utopia? No, semplice richiamo a quello spirito che consentì ai nostri padri di ricostruire dalle macerie una nazione bellissima messa in ginocchio dalla guerra, partendo dalla civiltà del fare, certo, anche per se stessi, ma senza sottrarsi alla condivisione dei frutti del proprio impegno con i meno fortunati, nella consapevolezza che uno stato moderno non può reggere l'urto delle sfide difficili dei nostri tempi senza prendere a cuore anche la causa dei deboli, degli emarginati, e lasciando andare alla deriva intere generazioni di nuovi intelletti per la bramosia di interpretare solo a proprio vantaggio le poche opportunità di crescita su cui ancora si può contare per sperare in una ripresa. Che a questo punto non può essere solo economica ma anche, se non soprattutto, di valori.

Ripartire dalla solidarietà si può, si deve, ce lo impongono questi tempi duri. Prima ancora che ridurre gli sprechi (che sono tanti, e vanno eliminati, certo) occorre mettersi una mano sulla coscienza e vedere quanto di quel debito pubblico che abbiamo accumulato negli ultimi trent'anni e che oggi pesa in maniera determinante sul futuro dei nostri figli non sia che il risultato dell'egoismo di coloro che ingrassano alle spalle dei più deboli.

Occorre un risveglio delle coscienze, una rivoluzione di tipo etico. Occorre cominciare a ricostruire, proprio come nel dopoguerra, ma stavolta partendo dalle macerie della coscienza civica demolita a colpi di cinico individualismo. Occorre ricostruire una nuova collettività dove i "furbi" non siano più quasi "invidiati" bensì derisi, denunciati perché scontino le loro colpe, assoggettati alla pubblica riprovazione.

Io propongo per costoro un gigantesco sputo collettivo. Sì, proprio come usa con gli sciacalli, perchè coloro che evadono, sottraendosi al dovere di contribuire alla collettività, ma anzi succhiandone le sempre più misere risorse, non possono essere altrimenti definiti: sciacalli del dolore.

Darsch
_ chiavi di lettura:evasione fiscale, crisi

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