doc Il fenomeno dei "gruppi" in Facebook
_ scritto il 16.01.2009 alle ore 09:22 _ 2156 letture
Mi interessava sapere la vostra opinione su un fenomeno particolare che si è diffuso tra gli utenti dei social network più famosi, in particolare Facebook: quello della creazione e conseguente adesione a gruppi o pagine relativi a organizzazioni, persone o fatti riconducibili a qualcosa di illegale, criminale o comunque di cattivo gusto.

A tal proposito vi invito a leggere questo interessante articolo, che esprime un punto di vista che secondo me fornisce parecchi spunti di riflessione.


Articolo "Fenomenologia dei gruppi di Facebook (o buona parte di essi)" pubblicato da Alessio Di Domizio su appuntidigitali.it



Si è fatto un gran parlare dei gruppi che nascono su Facebook attorno a temi poco seri, se non addirittura offensivi, politicamente scorretti, criminali. Come al solito si sono scatenati i tromboni: quelli che di mestiere sembra stiano accovacciati ai margini del mondo online, per assalirlo alla prima occasione con la consueta, reiterata sequela di banalità.

Gente fondamentalmente ignorante nel merito, e dunque timorosa come si è timorosi di ciò che non si capisce, ma ancora peggio furba, perché consapevole della sua presa su persone nel merito ancora più ignoranti, come sono spesso i fruitori di media generalisti.

Gente che dimentica convenientemente ciò su cui pure aveva trovato da polemizzare, i fan club di Pietro Maso tanto per dirne una, nati prima di Facebook, in epoche non sospette. Epoche in cui questa rispettabile società non era contaminata dai bubboni pestilenziali della rete, eppure trovava modo di essere ugualmente deprecabile e deprecata.

Ma torniamo a Facebook e al tema di questo “rant”, ossia i gruppi di fan di quell'assassina, di quel satanista o quell'altra organizzazione criminale. Secondo una logica invertita dalle condizioni tecnologiche, il problema non si individua nella radice ma nel fusto: ciò che alcuni contenitori della rete catalizzano è esattamente quella produzione di masse critiche attorno a fenomeni incompresi o semplicemente irrilevanti; una produzione che crea in un batter d'occhio torri di Babele senza fondamenta.

Ecco che tramite FB si creano gruppi di proporzioni rilevanti attorno alle più grandi sciocchezze, dagli anti-Giusy Ferreri fino ai più preoccupanti ma ugualmente innocui fan della mafia.

Non c'è personaggio o movimento di qualche visibilità che non sia oggetto di un gruppo pro, contro o magari entrambi. Ma sono gruppi che si formano attorno a nient'altro che la facilità di fare un clic su “accept invitation”, non certo sulla conoscenza e ancor meno comprensione di qualsivoglia fenomeno.

Succede quello che succedeva quando eravamo piccoli e ci atteggiavamo da tifosi sfegatati di una squadra o l'altra per il solo gradire più o meno i colori della maglia, o da partigiani di una causa politica per il solo apprezzarne la parte più insulsa e/o esteriore.

Tutto questo per dire che ciò che nasce in Facebook in Facebook muore e c'è davvero poca continuità fra un fenomeno che si sviluppa nella sfera dell'intrattenimento e un movimento, a cui si aderisce con consapevolezza, in cui si decide di accorciarsi le maniche e faticare un pelo più - di braccia o di mente - di quel che basta per cliccare “accept”.

I tromboni potrebbero dunque dormire su sette guanciali, se quello degli “indignati dal nuovo che avanza” non fosse il mestiere che gli vale ogni mese la pagnotta.

PS Sull'altra faccia della medaglia c'è una situazione altrettanto “inquietante”: ieri l'altro sono per esempio diventati tutti “fan” di De Andrè, come già si contano quasi 30.000 “fan” di Borges, più di 13.000 di Calvino e qualche migliaio di Carmelo Bene (!!!), Gurdjieff, Platone, Aristotele, Gesù, Maria e l'Arcangelo Gabriele. Ma, così come i “fan” di Riina non impugneranno mai coppola e lupara…



In generale mi trovo d'accordo con l'autore. E' vero che non esiste un solo personaggio pubblico che non sia oggetto di un gruppo o una pagina di fan su Facebook, come è vero che la facilità di creazione di queste pagine e, soprattutto, la semplicità di adesione, sono un fattore importantissimo nell'analizzare questo fenomeno. Secondo me, però, una ragione ancora più forte è da ricercarsi nei "punti di vista". Un gruppo che per me può risultare interessante e a cui mi piace essere iscritto, perché lo vedo sotto una particolare ottica, per un'altra persona invece potrebbe essere la massima espressione dell'offesa. Un esempio? Io sono iscritto ad un paio di gruppi dedicati all'agnosticismo e all'ateismo, non ci vedo nulla di male, in fondo sarò pur libero di non credere in un amico immaginario, o sbaglio? Un cristiano invece può considerare quel gruppo offensivo per la sua religione, addirittura blasfemo. Ed ecco che nascono "gruppi contro altri gruppi", e che in un batter d'occhio si diffondono alla velocità della luce (d'altronde basta fare un click).

Alessio nel suo articolo dice: "Succede quello che succedeva quando eravamo piccoli e ci atteggiavamo da tifosi sfegatati di una squadra o l'altra per il solo gradire più o meno i colori della maglia, o da partigiani di una causa politica per il solo apprezzarne la parte più insulsa e/o esteriore". Ed è maledettamente vero, nella stragrande maggioranza dei casi!

Certo, personalmente non mi iscriverei mai al gruppo dedicato alla mafia, o alla pagina di "quel famoso serial killer che ha sterminato 200 persone", perché semplicemente IO lo trovo di cattivo gusto, e non ho motivazioni per interessarmi ad un "fan club" di quel tipo. Ma mi rendo conto, e lo accetto tranquillamente, che c'è il quindicenne che clicca su "Iscriviti al gruppo" per farsi figo davanti agli amici, c'è il burlone che lo fa per gioco, c'è il provocatore (troll) incallito, c'è lo studioso magari interessato ai risvolti sociali di un gruppo del genere, c'è il curioso, c'è il collezionista di gruppi, c'è magari anche quello a cui "l'idea mafia" piace per qualche tipo di motivazione (probabilmente, anzi, sicuramente, non legata a nulla che possa essere considerato criminale o immorale), c'è... ... ...

Ovviamente ci sono le eccezioni, come in qualsiasi ambito, ed alcuni fenomeni meritano sicuramente la giusta attenzione. Ma in generale su Facebook ci sono gruppi goliardici e burloni di ogni tipo. Sono quelli che ci ritroviamo a ignorare quotidianamente perché li reputiamo inutili, e perché sono stati creati col solo scopo di "fare notizia", di diffondersi il più possibile. "Se raggiungiamo il milione di iscritti, Tizia si spoglierà per voi", "Quelli che la mattina non sentono la sveglia"... per quale motivo un gruppo chiamato "Mafia" non potrebbe essere stato creato con lo stesso intento?
Darsch
_ chiavi di lettura:internet

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_ Commento di Il_Gobb _ profilo homepage
_ scritto il 27.01.2009 alle ore 20:00
Stessa cosa per ogni social network dove sia possibile creare gruppi... stessa cosa, direi, per ogni assembramento di esseri umani :D

Siamo noi il problema, e condivido l'articolo... se pensi che c'è gente che scrive ai serial killer proponendo matrimoni, capirai :D

darsch Risposta di Darsch
In effetti!!! :DDD

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