doc Dietro le quinte di Facebook
_ scritto il 25.01.2010 alle ore 16:11 _ 3907 letture
Il sito web The Rumpus ha recentemente pubblicato un'intervista fatta ad un anonimo impiegato di Facebook nel corso della quale vengono rivelati particolari decisamente interessanti sul funzionamento e sulle meccaniche che si celano dietro al famoso social network - soprattutto quelle relative alla privacy. L'intervista sembra autentica, ed in ogni caso le cose che vengono dette mi sembrano piuttosto plausibili e veritiere.

Vi riassumo alcune delle informazioni più interessanti.

- Nei server di Facebook viene conservata ogni informazione inserita dagli utenti, anche se è stata cancellata. Questa cosa posso confermarvela direttamente, visto che ho salvato il link ad un'immagine che ho cancellato anni fa, ed è ancora nei loro server. Non solo: vengono salvate tutte le interazioni che un utente compie (inviare una foto, cliccare sul profilo di qualcuno, aggiornare lo stato o le informazioni del profilo, ecc...). Da qualche mese a questa parte i suggerimenti che appaiono quando iniziate a digitare il nome di una persona che volete cercare non sono restituite semplicemente in modo alfabetico, ma sono in ordine di importanza. Ai primi posti ci saranno i vostri migliori amici, ovvero quelli con cui interagite maggiormente. Provare per credere.

- Ad ogni ora vengono prese delle "immagini" di tutti i dati memorizzati in tutti i server. Credo sia una sorta di backup e replicazione di dati nei vari data center. Una cosa abbastanza ovvia.

- Dietro Facebook ci sono la bellezza di quattro data center in giro per il mondo. A Santa Clara, a San Francisco, a New York e a Londra. In ciascuno di essi ci sono circa 5-8000 server. Ogni gruppo di data center condivide essenzialmente gli stessi dati.

- Ci sono 200-220 milioni di utenti attivi su Facebook.

- Se prima o poi dovrà essere cancellato qualcosa dai server, inizieranno dalle foto, ma solo per una questione di performance. Ci sono circa mille miliardi di foto memorizzate sui server di Facebook, ognuna in 6 copie (che vengono usate nelle varie sezioni del social network).

- Gli ingegneri Facebook avevano accesso a una "master password" (una sorta di passepartout) con cui entrare in qualsiasi profilo memorizzato, ma solo dalla rete interna dell'azienda. Tecnicamente qualsiasi impiegato sapeva dove guardare se avesse voluto scoprire questa password. Un paio di dipendenti sono stati licenziati per aver modificato i dati relativi ad un profilo.

- Ogni informazione è memorizzata su database, quindi chi vi ha accesso può semplicemente fare una query e leggere qualsiasi tipo di dato. Questo è abbastanza ovvio per me che sono nell'ambiente, ma molte persone non se ne rendono conto. Un Database Administrator può potenzialmente accedere a qualsiasi tipo di informazione direttamente dalla banca dati, senza conoscere alcuna password (all'infuori di quella relativa ai database stessi, ovviamente) e senza neanche aprire il browser Internet.

- Gli impiegati devono fornire sempre un motivo per un login tramite l'account di un utente di Facebook, e la politica in tal senso è piuttosto severa: si rischia il licenziamento se si viene scoperti ad utilizzare l'account di un'altra persona per scopi che esulano dal proprio lavoro (ad esempio in seguito ad una segnalazione di bug o di compromissione dell'account).

- L'intervistato conferma che Facebook è il sito che offre il maggior controllo e personalizzazione sulla privacy.

- Inizialmente l'aggiunta di nuove funzioni aveva un controllo qualità piuttosto spartano: si progettava la funzione, la si implementava e se non piaceva la si toglieva e/o la si modificava. Ora le cose funzionano in modo diverso, e ci sono profonde analisi (anche ti tipo pisiologico) dietro alla modifica o introduzione di nuove funzionalità.

- In passato sono riusciti a tradurre l'intero sito in Farsi (per gli utenti iraniani) nel giro di 36 ore.

- Attualmente il codice sorgente è in fase di ricompilazione. Pare che abbiano creato una sorta di versione pre-compilata del PHP (denominata "Hyper-PHP") che gli permette di risparmiare risorse per le CPU dei loro server (fino all'80%) con la conseguenza che tra un paio di mesi, quando il processo sarà terminato, il sito girerà più velocemente (le pagine verranno caricate 5 volte più velocemente).

Potete trovare l'intervista originale a questo indirizzo.
Darsch
_ chiavi di lettura:social network, privacy, informatica, programmazione, internet

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_ Commento di albyok _ profilo homepage
_ scritto il 25.01.2010 alle ore 19:18
Sempre importante ricordare queste cose. Ma ahimè, ci sono dei compromessi che si deve accettare. Personalmente ho sempre sostenuto che la parola Internet e privacy non andranno mai d'accordo. C'è da dire che la nostra unica "difesa" è il numero spropositato di persone che lo usano e quindi è difficile ipotizzare dei controlli troppo specifici su qualcuno.
_ Commento di Darsch _ profilo
_ scritto il 25.01.2010 alle ore 20:11
Sì sono d'accordo, infatti il post è più che altro informativo. Io sono ben consapevole dei meccanismi legati all'utilizzo di questo tipo di applicazioni online. Basta regolarsi di conseguenza! ^_^

Prendi per esempio le polemiche per GMail che ti "legge la posta per farti apparire la pubblicità mirata a quello che può interessarti". Embeh!? Chi se ne frega! Tanto a "leggere la posta" non è certo un impiegato Google, è un programma automatizzato. E poi anche se fosse, si accomodino! Scopriranno forse a che ora sono andato al cinema ieri, cosa devo passare a prendere al supermercato al rientro dal lavoro e poco altro. Contenti loro... ;)
_ Commento di Zandalus _ profilo
_ scritto il 30.01.2010 alle ore 23:18
Concordo, alla fine se non si ha nulla da nascondere, chi se ne frega!
Al massimo mi arriva una lettera di Google che mi fa gli auguri per la mia laurea! xD :D

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