doc [Campagna "La Chiave del Destino"] Capitolo 3
_ scritto il 07.03.2005 alle ore 21:00 _ 3371 letture
Quello che segue è tratto da diari e appunti degli altri partecipanti alla sessione gdr.


IL TEMPIO INFRANTO

Le statue delle sette divinità del bene poste ai bordi del sentiero che conduce al tempio sono state fatte a pezzi. Costruito su un altura, il tempio ha una struttura piramidale. Raggiunto l'ingresso in cima al tempio la compagnia entra nel primo livello e rivive le immagini di ciò che era accaduto nella notte del tradimento quando un orda di ogre invadeva la vallata seminando terrore.

Livello 1: in questo livello il gruppo trova gran parte delle stanze vuote. Una porta "parlante" impedisce invece l'ingresso in una stanza. La porta rivela di essere stata messa di guardia da "Anasana", una giovane avventuriera. La compagnia rivive altre immagini della notte del tradimento, in particolare lo scontro tra un sacerdote di paladine e un ogre.

Livello 2: gli eroi affrontano sciami di millepiedi, trovano i magazzini delle provviste e altre stanze vuote, dormitori probabilmente. In una stanza c'è un cavadere molto recente di un mezz-elfo (un compagno di Anasana) mentre nel salone da pranzo e nella cucina si rivivono altre immagini passate. Il gruppo riesce ad entrare nella cucina ed affronta un'ameba paglierina.

Livello 3: grazie agli aiuti del kender Shroud, il gruppo libera dalla maledizione e dalla pazzia lo spirito buono di una sacerdotessa uccisa nella notte del tradimento da due ogre. Grazie alla sua preghiera a Mishakal il gruppo viene completamente guarito. Durante la notte due rugginofagi - mostri che si nutrono di metallo - attaccano il gruppo distruggendo l'armatura di Kudru e qualche altra arma.

Il giorno successivo grazie alla curiosità del kender Shroud, viene visitata la stanza del “traditore” - Caeldor - dove gli eori hanno un altra visione e scoprono più dettagliatamente cosa è successo nella notte del tradimento. Caeldor, celandosi a tutti con strumenti magici, aveva smesso di venerare la Dea della salute Mishakal ma si era invece fatto devoto al malvagio Dio della morte, CHEMOSH.

Il party conosce Anasana (seguace del Dio neutrale della natura - Chislev) che è impegnata nello studio del tempio e sta cercando un modo per curarlo (menziona le "lacrime di Mishakal” ritenendo che esse possano neutralizzare la maledione della vallata). Il gruppo trova un'armeria nascosta dove ha un altra visione, quella di un sacerdote e di suo figlio che si dirigono armati verso gli ogre intrusori.

Livello 4: i personaggi affrontano i guardiani di roccia degli dei del bene e vedono altre immagini. Scendono al livello inferiore dove trovano però un corridoio oscurato da una fitta coltre di nebbia. Ad eccezione di un'ombra che li tormenta, non trovano nulla di particolare e decidono di risalire al quarto livello per esplorare i tre santuari; del bene del male e della neutralità. In quello del male vivono le immagini nella notte del tradimento, quando il capo ogre Korblak chiede pietà alla regina Takhisis per aver fallito nel suo obiettivo di fermare Caeldor prima che tradisse gli ogre. La visione termina con la regina oscura che sembra fissare il gruppo e al quale dice che la vendetta contro il sacerdote di Chemosh (che non solo tradì i chierici di Mishakal, ma anche gli ogre con cui aveva stretto un alleanza) sarebbe avvenuta per mano loro.

Nel santuario del bene gli avventurieri vivevo la visione in cui Caeldor assassina il Grande Sacerdote Kennoth usando un magico pugnale nero. Prima di morire però, Kennoth riesce a innalzare le difese del tempio. Caeldor evoca diavoli e sciami di insetti che fanno a pezzi sia gli Ogre che i Sacerdoti del tempio. Grazie alla visione il party scopre una botola al centro della sala che conduce ad un santuario nascosto di Paladine dove centinaia di anni prima il giovane accolito Neran, che aveva assistito all'assassinio del suo maestro Kennoth, ricevette la divina spada (il frammento di luce) in dono da Paladine.

Livello 5: gli eori raggiungono la cripta inferiore dove Neran uccise e fermò Caeldor. Non appena scendono le scale hanno una nuova visione. I personaggi entrano nella cripta e vengono subito assaliti da un diavolo barbuto (evocato centinaia di anni prima da Caeldor) imprigionato per secoli in questa stanza, che non perde l'occasione per fuggire via (dopo aver ucciso il ranger WildHawk). Sul sarcofago di fronte l'entrata c'e' lo scheletro di Caeldor trafitto dal frammento di luce. Gli eroi vivino l'ultima visione e apprendono come è terminata la notte del tradimento. Recuperato l'artefatto e la maschera a forma di teschio di Caelor i personaggi lasciano il tempio. Shroud si separa dalla compagnia. Lo spirito di Uleena si manifesta nuovamente al gruppo indirizzandolo ancora una volta. Dice che il frammento di luce è una “chiave” e che il gruppo ora deve raggiungere la città che una volta non conosceva paura e che giace sotto un ombra di fuoco e morte.




- Visioni che i PG avevano mentre esploravano il tempio

ENTRATA AL TEMPIO
Un urlo improvviso scuote il silenzio lacerando l'area notturna per dare l'allarme. "Ogre!" Improvvisamente, il suono di pesanti stivali seguito dal ruggito di guerrieri assetati di sangue copre il grido d'allarme e l'orda degli ogre inizia a farsi strada sui gradini del tempio. L'orda è guidata da un ogre particolarmente possente, con le zanne che gocciolano sangue, che si ferma all'ingresso del tempio per far roteare il suo gigantesco randello e frantumare la statua sorridente della dea della guarigione con un unico, poderoso colpo. Chinandosi, raccoglie la testa infranta di marmo da terra e la solleva sopra la testa, lanciando un tonante grido di guerra che viene subito ripetuto dagli altri ogre, creando un possente boato che rimbomba per la vallata...





CORRIDOIO (LIVELLO 1)
Un giovane umano, del Khur a giudicare dal suo aspetto, vestito con ampie vesti bianche, allunga la mano destra mentre con la mano sinistra stringe il medaglione d'argento di Paladine che porta attorno al collo.

"Paladine, ascolta la mia preghiera, concedimi l'uso della tua spada sacra!"

Una lama scintillante fatta di luce argentata si materializza nella mano del giovane sacerdote, che la impugna con gran determinazione, anche se non con molta abilità. Un ogre appena sceso dalle scale volta l'angolo e il giovane sacerdote si fa avanti, brandendo la spada d'argento e lasciando una scia di luce scintillante con la lama mentre la maneggia. Il sacerdote si getta contro l'ogre gridando "In nome di Paladine!".

L'ogre ride crudelmente e alza il piede, colpendo il giovane nello stomaco col tacco del suo stivale.

Il giovane, col fiato mozzato, annaspa e cade all'indietro. L'ogre gli è subito addosso e appoggia il piede sul petto del sacerdote, premendo con tutto il suo grosso peso, e infine schiacciando il torace per estinguere la vita del giovane sacerdote.

L'ogre si china in avanti, con gli occhi che brillano di una luce rossastra anche al bagliore azzurro delle torce. Appoggia la punta del suo randello chiodato sul palmo aperto della mano del giovane, impedendo al moribondo di poter riafferrare la sua arma spirituale. "Puoi dare un bacio d'addio al tuo dio, piccolo uomo", ringhia l'ogre prima di alzare il suo randello e di schiantarlo con violenza sulla testa del sacerdote...





SALA DA PRANZO (LIVELLO 2)
Un piccolo gruppo di ogre fa irruzione nella sala da pranzo, oltrepassando le porte aperte di corsa. Scaraventando a lato i tavoli, gli ogre corrono verso le porte posteriori brandendo le loro asce. Un ogre particolarmente brutale mena un fendente con la sua ascia lanciando un possente ruggito, ma quando l'ascia colpisce la porta, viene improvvisamente respinta all'indietro con una violenta fiammata. Le fiamme si sprigionano da un sigillo che si materializza sulla porta, lasciando l'ogre fumante e gemente sul pavimento.

Mentre i suoi compagni ridono crudelmente vedendolo in preda al dolore, un altro ogre prova ad avvicinarsi alla porta, toccandola delicatamente col suo randello chiodato. Quando vede che non viene folgorato, inizia a colpire ripetutamente la porta a sua volta, ma ogni colpo sembra essere respinto ancor prima che possa toccare la porta. Gli altri ogre lo spingono da parte e ognuno tenta di abbattere una delle due porte, ma tutti sembrano fallire.

Improvvisamente, un altro ogre entra nella stanza, ma questo sembra molto diverso dagli altri. Ha la pelle color blu scuro e una folta chioma bianca, mentre i suoi occhi risplendono di un indaco pallido; quando entra, gli altri ogre si fanno da parte. Invece di dirigersi verso una delle porte, le sue mani cominciano a crepitare di un alone di fiamme nerastre. Con un singolo, possente pugno, sfonda una parete. Un urlo violento si leva dall'altra stanza, un urlo di sorpresa, ma l'ogre si limita a sorridere. Agitando le mani nell'aria, punta un dito verso il buco appena aperto e pronuncia un'altra frase con toni cupi e gutturali nel linguaggio della magia.

Dalla punta del dito artigliato dell'ogre scaturisce un filamento di nebbia giallastra malsana, seguito da vari colpi di tosse e suoni di soffocamento man mano che il filamento si trasforma in un fitto banco di nebbia velenosa.

Con un cenno agli altri ogre, l'ogre dalla pelle blu da loro alcuni ordini secchi nella lingua aspra degli ogre. Gli ogre si precipitano ad obbedire, frantumando i mobili e accatastandoli contro le porte, intrappolando le vittime inermi all'interno... vittime che presto cominciano ad urlare di agonia e a rantolare, prossimi alla morte...





INFERMERIA (LIVELLO 3)
La stanza viene illuminata dal tenue bagliore delle torce sul muro. Una giovane sacerdotessa che indossa le vesti azzurre e il simbolo d'argento di Mishakal cerca di lenire delicatamente il dolore di un giovane che giace su una delle brandine, e nel frattempo si guarda nervosamente dietro le spalle.

Improvvisamente, un colpo fa tremare la porta; qualcosa di enorme cerca di farsi strada oltre l'ingresso sbarrato. La sacerdotessa impallidisce, trae un profondo respiro, si alza in piedi e si guarda in giro, allungando la mano per afferrare un bastone ferrato appoggiato lě vicino. Chiude gli occhi, mormora una preghiera e il bastone inizia a brillare di un tenue bagliore azzurro.

Improvvisamente la porta vola in mille pezzi e un'enorme ascia ne spacca le assi di legno. La sacerdotessa urla, ma il suono viene quasi completamente coperto dal ruggito di risposta dell'ogre che fa irruzione nella stanza.

La sacerdotessa si fa avanti con un'espressione cupa e determinata e mena un ampio colpo col bastone, lasciando una scia di luce azzurra nell'aria. Quando il bastone tocca la spalla dell'ogre, l'ogre lancia un ululato e un'esplosione luminosa lo scaraventa all'indietro, fuori dalla stanza.

Proprio allora, l'altra porta si apre, la sacerdotessa trasale e si volta per affrontare un nuovo aggressore. Impugnando il suo simbolo sacro inizia a mormorare un'altra preghiera. Non si accorge che l'ogre che ha appena colpito si sta rialzando in piedi. Un fiotto di sangue schizza dalla sua bocca e la mano perde la presa dal bastone: la sacerdotessa cade a terra, con un'ascia incrostata di sangue conficcata nella schiena.

Il giovane sul letto lancia un grido di dolore cercando di alzarsi ma con l'unico risultato di attirare l'attenzione degli ogre; freneticamente, tenta di afferrare il suo medaglione della fede. Inizia ad intonare un canto, ma le sue ultime parole sono interrotte da uno spasmo di tosse.

I due ogre si avvicinano al letto, sghignazzando crudelmente e stringendo il giovane inerme da entrambi i lati... l'ultima cosa che sentite è un urlo di rabbia e di dolore...





CAMERA DEL GRAN MAESTRO (LIVELLO 3)
Un uomo di mezza età, di una bellezza fredda e distinta, dai penetranti occhi neri e dai capelli per metà biondi e per metà bianchi, è in piedi al centro della stanza, apparentemente immerso nelle sue riflessioni. Il suo corpo è snello, quasi smagrito, e la barbetta appuntita che cresce dal suo mento gli conferisce un'aria quasi sinistra, specialmente assieme all'espressione severa dipinta sui suoi lineamenti.

Indossa vesti nere come la pece, decorate con bordi giallastri e piccoli teschi d'avorio cuciti sul bordo. La sua mano è stretta attorno al medaglione che porta al collo, e il suo sguardo è fisso su un punto lontano. Improvvisamente, annuisce col capo e parla con una voce bassa e sussurrante.

"Si, Capotribù Korblak, stanotte è la notte giusta", dice a voce alta, anche se non sembra rivolgersi a nessuno in particolare. "Io mi occuperò del Sommo Sacerdote e delle difese del tempio. Tu e la tua orda dovete solo pensare ai guardiani".

La figura si fa di nuovo silenziosa, apparentemente intenta ad ascoltare la risposta del Capotribù Korblak con cui sta parlando. Scuote bruscamente la testa. "No, non c'e bisogno di lasciare in vita nessuno. Prendi tutti i prigionieri che vuoi nella vallata, ma tutti quelli all'interno del tempio devono morire. Il mio padrone lo ordina e la tua Regina ha acconsentito alle sue richieste, come i tuoi sciamani hanno già detto."

Chinando la testa da un lato, la figura... il Traditore... ascolta ancora una volta la risposta dell'ogre, con un piccolo ghigno che storce le sue labbra.

"Potete prendere tutti i tesori che volete. Questo genere di cose non interessa né al mio padrone né a me. Ora devo andare a prepararmi per gli... eventi di questa sera. Quando avrete ripulito la parte superiore del tempio, incontrami nel Santuario della Notte, al livello piu basso. Laggiù avrai la ricompensa che ti ho promesso."

La figura lascia andare la presa dal medaglione, rivelando un teschio ghignante raffigurato su di esso. Esaminando se stesso, il sacerdote sogghigna di nuovo. "E' tempo di usare di nuovo il mio travestimento." Intonando un canto gutturale, la tunica color nero e rame inizia a perdere il suo colore, finché non diventa di un bianco candido, orlata di azzurro e decorata col simbolo di Mishakal, ricamato con fili d'argento. Passando la sua mano sul medaglione, il simbolo del teschio sembra fondersi, per poi ricomporsi nella forma del marchio dell'infinito, il simbolo della Latrice di Luce.

Raggiunto il baule ai piedi del letto, intona un altro canto gutturale nel momento in cui apre il baule. Chinandosi, ne estrae un pugnale dalla lama nera. La lama sembra vibrare e contorcersi come un serpente; l'impugnatura è una maschera d'avorio che sembra un teschio ghignante. Nascosta la lama tra le pieghe della sua veste, il sacerdote si dirige verso la porta, avanzando con passo determinato, mentre l'immagine scompare...





ARMERIA (LIVELLO 3)
Un sacerdote anziano che indossa un'armatura di scaglie dorate sormontata da una pelliccia marrone sbuca da dietro l'angolo del corridoio, impugnando una grossa ascia da battaglia uncinata. Si guarda alle spalle, gridando "Avanti, avranno bisogno del nostro aiuto! Aiuteremo quegli ogre a incontrare la loro dea di persona...."
Due sacerdoti piu giovani lo seguono, equipaggiati proprio come lui. Uno di loro passa davanti al sacerdote anziano, avanzando lungo il corridoio, mentre l'altro esita.
Il sacerdote anziano allunga una mano e la poggia sulla spalla del giovane. Un debole sorriso si dipinge sul volto del vecchio: "Non avere paura, figliolo. I nostri compatrioti hanno bisogno di noi. Si ispirano a noi per trovare coraggio. Dobbiamo procurare al Sommo Sacerdote Kennoth e al Gran Maestro Caeldor piu tempo possibile, per invocare le difese del tempio. Ora vieni! Anche se dobbiamo morire, moriremo con onore e Kiri-jolith ci guiderà fino al suo palazzo nella Cupola della Creazione."
Con una spinta d'incoraggiamento, il sacerdote anziano segue il secondo giovane, esce dall'armeria e si tuffa nella battaglia...





SALA GRANDE (LIVELLO 4)
Improvvisamente la sala si riempie del clangore delle armi, mentre i sacerdoti del tempio formano un muro vivente contro gli ogre che si riversano nella sala. Tra il cozzare dell'acciaio contro l'acciaio, potete sentire numerose voci che si levano in preghiera quando i sacerdoti si appellano ai loro dei per ottenere aiuto.

"Signora della Luce Azzurra, infondi in noi la tua potenza sacra" grida una giovane sacerdotessa, il cui corpo inizia improvvisamente a risplendere di un'intensa luce azzurra e che sferra un colpo micidiale col suo bastone ferrato sul muso di un ogre.

"Kiri-jolith, ti imploro di ascoltarmi e di riempire i cuori dei nostri nemici di paura!" grida un sacerdote anziano che indossa una cotta di maglia dorata e che punta il suo medaglione verso un altro ogre, che improvvisamente lascia cadere il suo randello e scappa per le scale urlando.

"Nostro Signore del Sole Fiammeggiante, Paladine, Dio di Platino," inizia a cantare un altro sacerdote, ma il colpo micidiale del randello di un ogre lo raggiunge ad una spalla, mandandolo a schiantarsi contro una colonna, per poi cadere a terra senza vita.

Improvvisamente, le statue lungo le pareti della sala iniziano a muoversi, unendosi alla mischia, animate da energia divina.. I sacerdoti del tempio esultano e gli ogre iniziano a ripiegare, ma quasi contemporaneamente, le porte del santuario principale si spalancano... e da quelle porte esce un'orda di creature partorite da un mondo d'incubo.

Uno sciame di insetti scheletrici emerge ronzando, sospinto da una possente folata di vento. Non appena gli insetti si gettano addosso ai sacerdoti e agli ogre, l'aria si riempie di urla e gemiti e gli insetti sacrileghi continuano il loro assalto senza tregua. In mezzo al caos, due figure si fanno avanti da oltre le porte del santuario. Camminano fianco a fianco e sembrano essere immuni alla raffica di vento che soffia alle loro spalle. Le due figure sembrano di aspetto umano, ma sono quasi totalmente avviluppate in un groviglio di catene chiodate che stridono e si contorcono sui loro corpi. I due sono avvolti da un'aura di malvagità assoluta, un'aura talmente potente che perfino gli ogre piu coraggiosi sembrano ritrarsi al loro passaggio.

Le due creature sacrileghe entrano improvvisamente in azione, le catene avvolte attorno ai loro corpi colpiscono fulmineamente come dei cobra, lacerando carne, ossa e perfino la pietra animata delle statue del tempio con eguale facilità. Mentre il massacro continua, un'ultima figura emerge dal santuario, un umano magro che indossa le vesti nere e giallastre e la maschera del teschio dei sacerdoti di Chemosh. Si volta per chiudere lentamente le porte del santuario alle sue spalle, poi, ignorando la carneficina in corso, si dirige verso la stanza a nordovest...





SANTUARIO DELLA NOTTE (LIVELLO 4)
La porta del santuario viene spalancata di colpo e un grosso ogre arranca all'interno della stanza. La sua pelle blu scuro e segnata da numerose ferite, rivoli di sangue scarlatto scorrono lungo il suo volto, macchiando di rosso la sua lunga chioma bianca. Chiude la porta dietro di sé con un grugnito, premendo la sua mano contro la maniglia e pronunciando una frase gutturale che fa risplendere la porta di una luce scarlatta. Voltandosi, zoppica lentamente verso la statua di Takhisis e crolla a terra, inginocchiandosi di fronte alla statua della Regina delle Tenebre, appoggiando la fronte sul pavimento gelido.

"Mia Regina Oscura," mormora l'ogre con voce profonda, che echeggia comunque per tutta la stanza. "In tuo nome, abbiamo conquistato questo maledetto tempio della luce... ma siamo stati traditi."

L'ogre si raddrizza, sulla sua faccia si dipinge una smorfia di dolore e viene scosso da violenti colpi di tosse. Sputando sangue, l'ogre alza le mani per supplicare la dea. "Ti prego, mia Regina... ascoltami. Vendica i tuoi figli! Non lasciare che questo affronto al tuo nome resti impunito!"

Improvvisamente, la statua della Regina delle Tenebre si muove, i suoi occhi si aprono e risplendono della luce scarlatta del tramonto. "Ho sentito la tua supplica, figlio mio. Mi avete delusa. Avreste dovuto aspettarvi un tradimento, ma siete stati accecati dalla vanità. Quindi ora morirai qui, assieme ai tuoi guerrieri, che hai guidato stoltamente nell'abbraccio della morte. Ma sono generosa, e amo davvero i miei figli, quindi ti dico che la tua morte non rimarra impunità... anche se la vendetta non giungerà per mia mano."

La dea allunga il braccio finché la sua mano non si posa sopra la testa dell'ogre, che la osserva adorante, con la fedelta cieca di uno zelota.. "Ora, figlio mio, riposa. Ti assicuro che la tua anima non cadra nelle mani del Traditore. No, tu mi servirai nell'aldila, ed espierai i tuoi errori."

Gli occhi indaco dell'ogre si riversano all'indietro, e con un ultimo respiro, il suo corpo cade sul terreno. Esalando l'ultimo respiro, un sottile filo di fumo grigiastro si alza e sale fino alla mano della dea. Dopo aver stretto le dita attorno all'anima dell'ogre, Takhisis ritrae la mano e torna nella posizione originaria, quando improvvisamente si interrompe e volta lo sguardo direttamente verso di voi! Un sogghigno si dipinge sul suo volto gelido e le fiamme infernali che ardono nei suoi occhi sembrano scrutare le vostre anime fin da oltre le barriere del tempo e della morte, come se potesse vedervi ora, dove vi trovate.

"Si, la vendetta non giungerà per mia mano, ma per la vostra!"





SANTUARIO DEL SOLE (LIVELLO 4)
Due figure si avvicinano al centro del santuario, dirette verso l'altare. La prima e un uomo anziano, i cui capelli color sabbia si sono ormai ingrigiti da tempo. Le sue vesti fluenti sono di un bianco candido, il cappuccio e tirato all'indietro e mostra un volto segnato dalla premura, ma anche da una salda serenità. Porta al collo con orgoglio un medaglione circolare con un triangolo di platino composto da tre draghi.

L'altra figura e un volto familiare: quello del Traditore, che indossa le vesti avorio e azzurre di Mishakal. Anche se riesce a simulare bene, la sua espressione ha qualcosa che rivela disagio, una certa rigidità che rivela la sua difficolta ad attraversare un luogo sacro.

"Cosa volevi dirmi, Caeldor? Come posso alleviare il fardello che vedo gravare sulle tue spalle?" Chiede a voce bassa il Sommo Sacerdote salendo sul piedistallo e voltandosi per guardare il suo compagno.

Il Traditore, Caeldor, osserva a sua volta il Sommo Sacerdote, assumendo un'espressione di umile pieta lungamente preparata. "Ti chiedo per dono, Reverendo Padre Kennoth, per averti distratto dalle tue devozioni serali, ma credo ci sia qualcosa di molto importante che devi sapere." Caeldor china la testa, abbassando gli occhi verso terra e assumendo un'espressione di dolore e di rimorso. "Temo di aver individuato un traditore tra le nostre fila"

Un'espressione di dolore attraversa il volto di Kennoth, che stacca lo sguardo da Caeldor e fissa la statua di Paladine sull'altare, come se cercasse le risposte direttamente dalla divinità. Non trovando alcuna risposta, chiede con un filo di voce, "Chi?"

Caeldor torna a sollevare lo sguardo con espressione piatta, allungando la mano sotto le sue vesti ed estraendo un pugnale a lama ricurva dall'aspetto sinistro. Sale sul piedistallo, mette con gesto amichevole una mano sulla spalla di Kennoth, si avvicina e sussurra nell'orecchio dell'uomo "Io".

Gli occhi di Kennoth si spalancano per la sorpresa ma prima che possa voltarsi per affrontare Caeldor, il suo corpo si contorce spasmodicamente e Caeldor affonda la lama nera nella schiena del Sommo Sacerdote.

Le vesti di Caeldor si tingono del sangue che sgorga dalla ferita del Sommo Sacerdote, ma la macchia si confonde presto col resto della veste, che cessa di essere una veste dei fedeli di Mishakal e si rivela la veste nera di un seguace di Chemosh.

Quasi con delicatezza, Caeldor appoggia Kennoth sul pavimento prima di farsi indietro e di lasciar cadere a terra il pugnale. Estraendo la sua maschera del teschio da sotto la tunica, la colloca sul volto e canta con voce aspra e sussurrante. "Ora che il sangue si riversa sul pavimento, io mi concedo al Signore della Morte. Ora che attraverso la soglia della morte, esalo il mio ultimo respiro. E in questo luogo dove ora regna la Morte , la Luce non risplenderà mai piu!"

Un'ondata di oscurità si sprigiona dal corpo del Traditore e le ombre iniziano a diffondersi per la stanza. Ma il Traditore non si accorge che il Sommo Sacerdote si muove ancora: anche se debolmente, la sua mano afferra il drappo dell'altare cercando di rialzarsi e la sua voce intona una preghiera silenziosa: "Mi appello agli Dei della Luce, riempite questo tempio con la vostra potenza... proteggici, grande Paladine, dai traditori che si nascondono tra noi!" Dopo aver pronunciato l'ultima parola, il Sommo Sacerdote ricade in avanti, senza vita.

Improvvisamente una potente folata di vento si scatena, soffiando dalla statua di Paladine verso il Traditore. Con un grido rauco, il Traditore riesce a farsi da parte, lasciando che il vento chiuda con un boato le porte di ferro del santuario. Fuori, gli ogre hanno gia dato inizio al loro attacco, e le urla dei sacerdoti giungono fino al santuario, mentre il Traditore si rialza lentamente in piedi.

Gettando un'occhiata al cadavere del Sommo Sacerdote, il Traditore sibila "Stupido vecchio. Sei debole quanto il tuo stolto dio." Voltandosi verso l'ingresso, il Traditore estrae un teschio di cristallo nero da sotto le vesti e lo tiene alto sopra la sua testa. Intonando di nuovo un canto, il Traditore libera l'energia racchiusa nel teschio, una magia che apre un portale fino al reame del Signore della Morte e che

lascia uscire uno sciame di insetti scheletrici scortati da due diavoli avvolti da catene chiodate.

Né il traditore né le creature evocate si accorgono di un giovane, che indossa le semplici vesti di un accolito, che osserva la scena impallidito per l'orrore dall'ingresso della stanza ad ovest, mentre gli altri escono dal santuario dissacrato. Dopo che il traditore e uscito dalla stanza, chiudendo le porte alle sue spalle e sigillando l'accolito e il cadavere del Sommo Sacerdote nel vento e nell'oscurità, il giovane esce dalla stanza attigua e corre verso l'altare.

"Reverendo padre! Vi prego, non morite!" grida il giovane, tentando di lanciare un piccolo incantesimo curativo per guarire Kennoth....ma senza successo.

Al di sopra del soffio del vento, dei singhiozzi del giovane e perfino al di sopra del rumore del massacro all'esterno del santuario, nell'aria si diffonde il dolce suono di un campanello. Il giovane, all'udire il suono, alza la testa di scatto e si guarda in giro, cercandone la fonte. Quasi contro la sua stessa volonta, il giovane si alza in piedi e il suo corpo risplende come se fosse avvolto dalla piu intensa luce del sole. Lentamente, come in sogno, il giovane si allontana dall'altare per raggiungere il centro della stanza. Senza essere disturbato dal vento che ulula attorno a lui, si inginocchia e tocca il pavimento...





SALA SACRA (LIVELLO 5)
Il giovane accolito inciampa mentre scende per le scale, cadendo pesantemente sul pavimento di pietra, ma non emette alcun gemito. Rialzandosi, cerca con gli occhi la grossa statua in fondo alla stanza, una statua che sembra fissarlo.

L'accolito si fa avanti fino a giungere davanti a Paladine, guardando il volto della sua divinità mentre le lacrime continuano a scorrere giu per le sue guance.

"Padre, l'oscurità è giunta", dice con un filo di voce, trattenendo un singhiozzo e asciugandosi le lacrime col dorso della mano. "Il Reverendo Padre e stato assassinato e gli altri sacerdoti stanno morendo... Il Gran Maestro ci ha traditi tutti."

Il giovane cade in ginocchio chinando la testa, sopraffatto dal dolore e dalla paura, il suo corpo scosso dai singhiozzi. "Che posso fare? Sono solo un novizio.. Lui e troppo potente!" dice piangendo nella stanza vuota.

Una debole luce soffusa inizia a riempire la stanza, come se il sole stesse sorgendo oltre l'orizzonte, facendo alzare la testa di sorpresa all'accolito. I

suoi occhi si spalancano, la bocca si apre per lo stupore e il suo sguardo confuso si posa sulla fonte della luce: una spada la cui lama cristallina sembra racchiudere un raggio di luce dorata, comparsa nelle mani tese della statua di Paladine.

Alzandosi lentamente in piedi, il giovane accolito allunga la mano e raccoglie la spada; nel momento in cui la tocca, la luce si fa piu intensa e investe il volto del giovane con un caldo bagliore.

Deglutendo, il giovane guarda negli occhi di Paladine un'ultima volta e gli occhi di pietra sembrano riflettere il suo dolore.

"Grazie, Paladine... ora so cosa devo fare", mormora prima di voltarsi e dirigersi lungo la scalinata, incamminandosi verso il suo destino...





SALA DEI MORTI (LIVELLO 5)
Il Traditore avanza tra la nebbia a grandi passi, le sue vesti nere, mosse dal vento, sembrano le ali di un avvoltoio, mentre attraversa la sala con una meta ben precisa. Mentre la nebbia si richiude dietro di lui, soltanto pochi istanti dopo, in fondo alla scalinata appare il giovane accolito che ha assistito all'assassinio del Sommo Sacerdote. Impugna la spada corta dalla lama di cristallo, e l'arma sembra emanare un bagliore dorato intenso quanto la luce del sole. Al suo passaggio la nebbia si dirada e il medaglione appeso al collo sembra riflettere la luce della lama e proiettarla davanti ai suoi passi.

Quando l'accolito volta un angolo, improvvisamente si ritrova faccia a faccia con due figure d'ombra che fluttuano verso di lui silenziosamente, avvolte da un gelo mortale. Senza vacillare, l'accolito brandisce la spada e, mormorando una preghiera, la alza sopra la testa. La lama sprigiona una luce imperiosa, proiettando raggi dorati in ogni direzione e inondando la sala di luce. Le due ombre urlano come se fossero in preda al dolore e sembrano fondersi nel pavimento, ritirandosi dalla lama lucente.

Come frastornato, il giovane continua ad avanzare, entrando in una piccola anticamera dove il corridoio si collega a una piccola cripta. Si volta verso il muro, abbassa la spada davanti a sé e si fa avanti alzando la mano, parlando a voce bassa e con qualche esitazione. "Paladine, illumina il mio cammino, rivela cio che e nascosto alla luce del giorno."

Al centro della parete, una sezione della cripta risplende come un miraggio nel deserto, prima di svanire per rivelare un corridoio. Silenziosamente, l'accolito avanza verso la porta e la spinge lentamente per aprirla, scivolando poi nella stanza successiva...





SEPOLCRO (LIVELLO 5)
Il Traditore si erge dinanzi al grande sarcofago, tenendo alte le mani e guardando verso l'alto, e la sua voce riecheggia per tutta la camera intonando una preghiera a Chemosh.

"Dio Oscuro dell'Immortalità, Colui che Ferma la Morte , io mi dono a te, nel corpo, nella mente, nel cuore e nell'anima..."

Mentre il Traditore ripete questa preghiera, non nota la porta che si apre, né il giovane accolito che entra impugnando la spada corta risplendente. A sua volta, il giovane accolito non sembra notare la grossa figura scheletrica in agguato tra le ombre della cripta.

"Fermo, Traditore!" grida l'accolito.

Interrompendo la sua preghiera il Traditore si volta e i suoi occhi balenano di una luce malvagia dietro alla maschera a forma di teschio quando fissa il giovane. Improvvisamente, il Traditore scoppia a ridere, e la sua risata crudele e beffarda fa tremare l'accolito.

"Ahhhh, dunque sei tu che mi vuoi affrontare, Neran? Ancora non indossi nemmeno le vesti bianche di Paladine, e pensi di potermi impedire di completare il rituale?" Il Traditore scuote la testa, facendo schioccare la lingua in segno di diniego.

"S... si, Traditore. Saro io a portarti di fronte agli dei e alla giustizia", risponde Neran a voce bassa, serrando la mascella, facendo un passo avanti e brandendo la lama corta davanti a sé.

Gli occhi del Traditore scintillano, e l'uomo alza una mano puntandola verso l'accolito. Sibila

qualcosa tra i denti in uno strano, sgradevole linguaggio che fa trasalire Neran, timoroso di essere colpito da qualche magia.

Ancora una volta, il Traditore ride e scuote la testa, "Ahhh, Neran... Non dovrei sciupare il mio potere con te, non quando ho qualcun altro che puo farlo per me. Krevok! Vagarolinathor!"

Dalle ombre si fa avanti la figura scheletrica, avvolta nelle fiamme giallastre sacrileghe di Chemosh. Impugna un gigantesco falcione e avanza verso il ragazzo, mentre il Traditore torna ad alzare le mani e a intonare il suo canto.

"Un barbazu!" esclama Neran, stringendo l'arma fino a sbiancarsi le nocche. Chiudendo gli occhi, mormora una preghiera e tiene la lama dritta davanti a sé. Ancora una volta, la lama sprigiona una luce solare abbagliante che investe tutta la stanza.

L'immondo ruggisce quando la luce sacra lo acceca. Prima che l'immondo o il Traditore possano reagire, Neran corre in avanti a testa bassa, brandendo la spada davanti a sé e aggirando l'immondo per raggiungere il sacerdote malvagio. Il tempo sembra dilatarsi, i momenti si allungano e Neran attacca il nemico con la sua spada...

...mentre il Traditore urla un'ultima frase disperata...

...mentre l'immondo si volta e sferra un colpo nella schiena scoperta del giovane...

...il corpo del Traditore ha un fremito quando la spada lucente trapassa il suo petto con forza sufficiente da piantare la lama sul sarcofago di pietra sottostante...

...Neran urla di dolore quando l'arma dell'immondo spezza la sua schiena, crollando a terra da un lato, esanime...

...l'immondo ruggisce vittorioso, si volta e affonda la sua arma ancora una volta verso il ragazzo ferito...

...Neran chiude gli occhi, stringe il suo medaglione nel palmo insanguinato e mormora qualcosa che solo il suo dio puo sentire...

...un'esplosione di luce radiosa si sprigiona dal corpo dell'accolito, scaraventando l'immondo dall'altra parte della stanza mentre un bagliore dorato avvolge le mura.

Quando la luce accecante si dissolve, il Traditore giace senza vita sul sarcofago, trafitto dalla lama sacra. Neran giace sul pavimento, con un'espressione serena sul volto mentre il suo spirito viene portato via per ricongiungersi al suo dio. L'immondo evocato dal Traditore ulula di rabbia quando si ritrova intrappolato nella cripta dalle ultime parole di un eroe la cui storia e destinata a rimanere sconosciuta per molti, molti secoli...

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