doc I finanziamenti travestiti da rimborsi
_ scritto il 12.04.2012 alle ore 12:32 _ 1676 letture
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Alla voce "rimborso" il dizionario della lingua italiana recita "Restituzione di denaro speso per interesse di altri o per un servizio non utilizzato; la somma rimborsata; anche, risarcimento di un danno". La differenza cruciale tra un rimborso e un finanziamento è che il primo avviene in seguito all'esborso di un certo quantitativo di denaro, il quale viene restituito, com'è logico aspettarsi, solo dopo averlo effettivamente speso. Non puoi rimborsare una spesa che ancora non è stata affrontata, per il semplice fatto che non sai a quanto ammonterà.

Nel lontano aprile del 1993 il 90% degli italiani ha urlato "Basta così, grazie!" e ha votato a favore dell'abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti.

E loro che hanno fatto? Pacati e tranquilli hanno sostituito la parola "finanziamento" con "rimborso". Un po' come facciamo sotto il sole, sulla spiaggia, quando sfogliamo la Settimana Enigmistica. Un semplice scambio di parola, et voilà: continuano a prendere una immonda e immotivata barca di soldi. A spese nostre.

Vi offro un rinfrescante (si fa per dire) riassunto delle puntate precedenti:



1993-1994 – Il tradimento del referendum
Il 1993 fu l'ultimo anno in cui i partiti della cosiddetta Prima Repubblica ricevettero i soldi del finanziamento pubblico dei partiti. La cifra complessiva ottenuta fu poco sopra gli 82 miliardi di lire, vicina a quelli che oggi sarebbero 40 milioni di euro. Nell'aprile 1993 i Radicali propongono l'abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti e il 90% degli italiani si dice favorevole. Nel dicembre di quell'anno, però, il Parlamento vota la prima legge sul rimborso elettorale. Viene calcolato con una moltiplicazione, quella del numero degli iscritti al censimento per la cifra di 1.600 lire. Risultato: alle politiche del marzo 1994 i partiti ricevono quelli che oggi sarebbero 46 milioni di euro.

1999-2000 – La prima grande moltiplicazione
Tra il 1994 e il 1996 si tengono quattro elezioni: politiche, europee, regionali, e poi ancora politiche. In questo biennio i partiti incassano nel loro complesso dallo Stato 144 milioni di euro: 46 milioni per le politiche del marzo '94, 23 milioni per per le europee di giugno '94 e ancora 29 milioni per le regionali dell'aprile 1995 e altri 46 milioni per le politiche dell'aprile '96. Il 4 giugno 1999, con la legge 157, cambia il contributo pro-capite per le elezioni: non più 1.600 lire a testa ma 4.000, 3.400 per le europee. Così dalle europee che arrivano pochi giorni dopo, il 13 giugno '99, i partiti incassano 86,5 milioni di euro, quasi il doppio di quanto avevano preso per le politiche di tre anni prima. Alle regionali dell'aprile 2000 ne ricevono altri 85 milioni.

2001-2002- La torta diventa gigante (a rate)
Con quello stesso metodo di calcolo, ma moltiplicato per ogni annualità e per ogni Camera eletta, dalle elezioni politiche del 13 maggio 2001 i partiti nel loro complesso incassano 476,4 milioni di euro. È da questo momento in poi che arriva il sistema rateale: questi 476 milioni verranno infatti versati ai partiti annualmente, a fine luglio: 81 milioni nel 2001, e 98 nei quattro anni a venire. Nel luglio 2002, poi, con legge 156 la Camera si adegua all'euro: invece di 4 mila lire a elettore, il moltiplicatore diventa “un euro”, che poi va ancora a moltiplicarsi per il numero delle Camere (2) e per gli anni della legislatura (5). Risultato. I partiti prendono più soldi da subito (si passa da 81 a 98) e alle europee del giugno 2004 ricevono 246 milioni di euro. Sempre a rate.

2006-2010 – L'anno degli Zombie
Nell'aprile 2005 arrivano le regionali: altri 208 milioni di euro da mettere in cassa. Sempre a rate. Il 2005 è quindi il primo anno in cui i partiti possono contare sul quadruplo rimborso (a rate): Camera, Senato, Regioni e Parlamento europeo. Nel 2005, dunque, i partiti ricevono 189,7 milioni di euro: 98 per l'ultima rata delle politiche 2001, 49 per la seconda rata delle europee 2004, 41 per la prima rata delle regionali 2005. Nel 2006, con le politiche, la cifra si arrotonda a 190 milioni. Ma è proprio in quell'anno che una legge fa sballare i conti: afferma che anche se la legislatura si interrompe, i partiti che la compongono continueranno a prendere la rata. Il governo Prodi, eletto nel 2006, cade nel 2008. Ma fino al 2010 si è continuato a pagare i partiti del 2006.

Da qui all'eternità – I tagli (minimi) delle segreterie
Nel 2008, quindi, lo Stato pompa nelle casse dei partiti (vivi o morti che siano) una cifra mostruosa: 271,5 milioni di euro: 99 milioni per la terza tranche delle politiche 2006, 100,6 milioni come prima tranche per le politiche 2008, 49,3 milioni come quinta tranche delle europee del 2004, 41,6 milioni come quarta tranche delle regionali del 2005, cui vanno sottratti 20 milioni di euro grazie alla finanziaria del 2008. Fino al 2010 è questa la linea di spesa su cui ci si muove. In questa legislatura c'è poi una leggera controtendenza. Si è fermata la legge che dà i rimborsi ai partiti zombie e, in sede di Finanziaria, si è tagliato il rimborso del 10%. Si stima che la contribuzione annuale ai partiti si aggirerà per questo sui 143 milioni (assai più che nel ‘93).



Ora io mi chiedo, con tutta la calma di cui sono capace: ma che cazzo aspettiamo a togliergli il culo da quelle maledette sedie, una volta per tutte?
Darsch
_ chiavi di lettura:politica, economia

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