doc Il plurale dei termini stranieri
_ scritto il 23.11.2012 alle ore 10:17 _ 5997 letture
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Quella del pluralizzare i termini stranieri è una battaglia che combatto da anni. Il fatto che non esista una regola precisa a cui fare riferimento fa sì che molte persone si sentano in obbligo di mantenere la forma di costruzione del plurale di un forestierismo anche in un contesto linguistico italiano (i fans, molti files, due computers, e così via). Io ho sempre sostenuto che un termine straniero non vada mai pluralizzato se utilizzato nella nostra lingua, per un semplice motivo: visto che ogni lingua straniera ha le sue regole per la formazione del plurale, alcune delle quali complesse, mi sembra preferibile adottarne una unica per tutti, che sia compatibile con la nostra grammatica; per questo motivo, data la presenza di molti termini invariabili nella lingua italiana, credo sia piuttosto sensato mantenere invariabili anche i forestierismi.
C'è anche una corrente di pensiero intermedia, che accetta l'utilizzo del plurale nella forma originale solo per i termini più recenti e meno comuni, lasciando invariati quelli acquisiti ormai da lungo tempo. Ma questo sistema è debole, perché soggetto a revisione continua (tra 20 anni i termini che adesso sono più recenti non lo saranno più) e, di conseguenza, a grande confusione.

Ma cosa ne pensano gli esperti del settore? Ho fatto una piccolissima ricerca e ho raccolto il parere di diversi linguisti, nella speranza di fare, una volta per tutte, un po' di chiarezza sulla questione. Inutile dirvi che la mia opinione è fortemente compatibile con quella espressa nella prima e nella seconda delle seguenti citazioni.


Maurizio Dardano e Pietro Trifone - "Grammatica italiana con nozioni di linguistica" - Zanichelli, 2003 (pagine 194-195)

L'influsso dell'inglese, e più precisamente dell'anglo-americano, sulla nostra lingua è oggi molto forte; si pone quindi con frequenza il problema della forma da adottare quando un certo anglicismo è usato al plurale. In inglese il plurale dei nomi si ottiene, in generale, aggiungendo al singolare -s o -es: abbiamo quindi film-films, leader-leaders, flash-flashes, hobby-hobbies. Ma in italiano si tende a conservare al plurale la stessa forma del singolare: il film-i film, il leader-i leader, il flash-i flash, l'hobby-gli hobby. Si tratta solo di una tendenza; nei nostri giornali le oscillazioni tra i leader e i leaders, gli hobby e gli hobbies sono numerose.
Tuttavia grammatiche e dizionari sono abbastanza compatti nel consigliare il mantenimento della forma del singolare anche per il plurale; si dirà e si scriverà dunque il bar-i bar, lo sport-gli sport, la star-le star. Tale forma si fonda sul seguente ragionamento: nella nostra lingua non esiste la -s finale come segno del plurale; esiste invece il plurale invariato in parole vecchie e nuove come la città-le città, la diagnosi-le diagnosi, la radio-le radio, la serie-le serie, la virtù-le virtù. È insomma preferibile rifarsi a un modello già presente nella struttura dell'italiano, piuttosto che introdurne un altro (la -s finale dell'inglese) che le è del tutto estraneo.
C'è però chi la pensa diversamente. Secondo alcuni linguisti gli anglicismi entrati da gran tempo in italiano devono avere il plurale invariato (il bar-i bar, il film-i film, lo sport-gli sport); invece gli anglicismi più recenti e meno comuni devono conservare il plurale della lingua d'origine (lo stesso discorso viene fatto anche per i francesismi). Ma il confine tra i due gruppi di parole è incerto e instabile; così, per esempio, se negli anni Sessanta il vocabolo test non era ancora molto conosciuto, oggi ha invece una larga diffusione. Per attenerci alla regola sopra enunciata, avremmo dunque dovuto dire e scrivere i tests negli anni Sessanta, e successivamente passare invece alla forma con plurale immutato i test.
Si tratta dunque di un criterio che ha il torto della precarietà, e che oltre tutto sarebbe molto difficile applicare in modo sistematico, a causa anche delle numerose eccezioni che l'inglese presenta nella formazione del plurale: pensiamo a plurali anomali del tipo man-men ‘uomo-uomini' o foot-feet ‘piede-piedi'. Anglicismi noti come quiz o sit-in rischierebbero di apparire incomprensibili o insoliti a molti italiani se li usassimo nelle forme del plurale inglese: quizzes, sit-ins.
In conclusione, il plurale invariato degli anglicismi entrati in italiano sembra la regola più semplice e più consigliabile, almeno in generale. Tuttavia una scelta diversa, tendente a riprodurre la forma del plurale inglese, può essere talvolta giustificata dalla specifica situazione comunicativa: è il caso, per esempio, di un testo di carattere decisamente specialistico, nel quale compaiano anglicismi tecnici estranei alla lingua comune.



Roberto Lesina - "Il nuovo manuale di stile" - Zanichelli, 2004 (pagina 104)

Come regola generale, i nomi stranieri utilizzati in un testo italiano sono indeclinabili, e non assumono la forma plurale: molti film, dieci container, i computer, due chalet, alcuni souvenir.
Si osservi che, per ragioni di chiarezza, seguendo la regola sopra indicata è necessario esprimere per mezzo del contesto il senso singolare o plurale del nome. Si scrivono comunque in forma plurale i nomi stranieri che sono stati adottati al plurale nell'uso italiano (es.: i peones).
Si scrivono in forma singolare o plurale, come nell'originale, i nomi stranieri citati direttamente da un contesto straniero. In questo caso, tali termini vanno trattati come citazioni e devono essere posti fra virgolette.



Raffaella Setti - Accademia della Crusca

Il dubbio riguarda il trattamento dei nomi stranieri che sono entrati nell'italiano senza adattamento morfologico, cioè mantenendo la loro forma originaria. Dobbiamo premettere che, nella maggior parte dei casi, queste parole sono entrate in forma scritta, spesso attraverso l'uso giornalistico e ciò ha determinato che la forma grafica sia risultata predominante su quella sonora. Le parole straniere di questo tipo, in generale, restano invariate e, specialmente per quelle ormai acquisite da tempo non si pone più il problema (bar, film, quiz, tram, ecc.). Possono invece riaprire la questione i neologismi e le voci di uso raro o fortemente specialistico, che possono ricorrere, soprattutto nella scrittura, con il morfema finale -s, marca del plurale in inglese, francese, spagnolo e portoghese: proprio la diffusione di questa modalità di formazione del plurale nelle lingue europee presenta però il rischio di poter essere intesa, nella coscienza comune, come la modalità tipica per ottenere un plurale straniero e quindi di essere applicata anche a parole provenienti da lingue che formano il plurale in modo diverso. Si tratta quindi di considerare, di volta in volta, se il forestierismo che intendiamo utilizzare sia acquisito stabilmente e da tempo nell'italiano e in questo caso possiamo lasciarlo invariato, o se invece sia un neologismo recente o un termine fortemente specialistico e allora è consigliabile utilizzare il plurale della lingua d'origine.



Giuseppe Patota - "Grammatica di riferimento dell'italiano contemporaneo" - Garzanti Linguistica, 2006 (pagina 49)

I nomi di origine straniera che si sono ormai inseriti nell'italiano sono generalmente usati come invariabili, e questo è l'uso più consigliabile, anche per evitare errori con lingue che non si conoscono: quindi i leader, i garage, i soviet. Fanno eccezione alcuni nomi che si adoperano più spesso al plurale che al singolare, come il francese crêpes e l'inglese cow-boys, e i nomi di provenienza spagnola o portoghese.



Pietro Trifone e Massimo Palermo - "Grammatica italiana di base" - Zanichelli, 2005 (pagina 54)

Come comportarsi con il plurale dei nomi stranieri? Nell'uso prevale la tendenza a lasciare invariati i nomi usati più comunemente, in particolare quelli di origine inglese e francese: i film, i computer, i bar, gli sport, le boutique, le brioche, gli chalet, le salopette. Nelle parole di origine spagnola o portoghese la s del plurale viene conservata più spesso (i conquistadores, i desaparecidos, i vigilantes, le batidas); a volte, accanto al plurale originario, si è sviluppato un plurale italianizzato: la goleada - la goleadas o le goleade; la telenovela - le telenovelas o le telenovele. I vocaboli entrati da poco in italiano o riservati a un uso specialistico, di qualsiasi provenienza, tendono a formare il plurale secondo le regole delle rispettive lingue d'origine: il broker - i brokers; la chicane - le chiacanes; il Land - i Länder.



Per gli stessi motivi ritengo più corretto dire i curriculum piuttosto che i curricula, anche perché mi sembra più una mera ostentazione di cultura che un reale bisogno. Il latino ha regole di declinazione piuttosto complesse e non conosciute da tutti, e se si mantiene la regola di costruzione originale per curriculum allora per corenza si dovrebbe mantenere anche per tutti gli altri termini di origine latina. Avremo quindi, per fare qualche esempio, gli itinera (gli iter), i referenda (i referendum) e i corpora (i corpus).

Visto che siamo in argomento, per concludere vi propongo la lettura di questo post, che non smetterò mai di consigliare. ^_^
Darsch
_ chiavi di lettura:comunicazione

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_ Commento di albyok _ profilo homepage
_ scritto il 23.11.2012 alle ore 10:26
Solo una cosa... Dov'è il tasto Condividi!? Ah, eccolo. Ciao!

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