doc Natale romano
_ scritto il 27.12.2012 alle ore 10:19 _ 1101 letture
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Indipendentemente dalla latitudine alla quale è ubicata la vostra abitazione, il periodo natalizio è quasi sempre accompagnato da una serie di obblighi socio-morali da adempiere con più o meno piacere a seconda dei rapporti che intercorrono tra voi e quel ristretto gruppo di persone che condivide parte del vostro corredo genetico, volgarmente detto "parentame".

A Natale bisogna fare i regali. Il che, nel 2012, vuole più o meno dire infilarsi in un centro commerciale, perché è più comodo, visto che a causa dei mille impegni ti sei ridotto all'ultimo secondo. E indovina un po'? La stessa cosa è capitata più o meno a tre quarti della popolazione della tua città. Che nel caso di Roma corrisponde circa a 2 milioni di persone. Tutte contemporaneamente nello stesso centro commerciale che hai scelto tu. Tutte con cani e/o passeggini al seguito. In estrema sintesi: un incubo nell'incubo. Una sorta di Inception, ma al contrario, perché non entri in una serie di sogni annidati per risolvere una situazione e uscirne, ma per sprofondare sempre di più in un abisso di terrore senza fine. Prima, infatti, te ne stavi tranquillo in pantofole, poi è arrivata tua moglie e ti ha gridato: "Ma che cacchio fai? Dobbiamo uscire! Dobbiamo fare i regali!". E allora ti sei infilato il primo paio di pantaloni che hai trovato, le scarpe spagliate, la giacca estiva quando fuori fanno -4°C e sei schizzato a tutta velocità verso quel luogo di perdizione. Ma prima c'è la ricerca del parcheggio, che nei manuali di sopravvivenza metropolitana è considerata una delle fatiche di Ercole (per gli amici: Erco). Avete mai visto come parcheggia la gente normalmente? Ok. Avete mai visto come parcheggia la gente quando 1) ha fretta, 2) è schiacciata dal peso delle incombenze natalizie, 3) ha il coniuge in berserk da regali e 4) è palesemente incapace di condurre un'autovettura? Tutt'altro paio di maniche, nevvero? Ma tu, stoicamente, ce la fai, e arrancando da un negozio all'altro, riesci persino a raccattare qualcosa di più o meno decente da regalare. E quando torni a casa, la giornata massacrante appena trascorsa sembra solo un lontano ricordo, ma invece no. Mio caro, sei solo al primo livello dell'incubo, perché quei regali dovrai pur darli a qualcuno.

A Natale si deve obbligatoriamente battere il record di numero di parenti incontrati rispetto all'anno precedente. Altrimenti sembra che non te ne frega niente della famiglia. E ciò è male, sempre. E allora finisce che per incastrare tutto alla perfezione ti ritrovi a creare un cronoprogramma dettagliato e a pianificare ogni singola mossa: "Allora, il 24 a colazione invitiamo tua cugina così ce la sbolognamo con un paio di muffin fatti in casa, poi a pranzo andiamo dai tuoi, ma ricordati che Tizio non può vedere Caio perché ci ha litigato, quindi dobbiamo mangiare di gusto, ma non troppo, perché alle 16 andiamo da Caio e ricominciamo a mangiare! E stai attento, il trucco di dare il tuo pasto al cane non funziona più dall'anno scorso. A cena siamo dai tuoi amici, perché sono fissati con la tombolata e mi hanno chiesto di invitare anche Sempronia col suo nuovo fidanzato, ma quello già lo so che si annoia, quindi ho chiamato Pippo, così ha un po' di compagnia. Il 25 mattina sveglia presto perché c'è la messa... " - "Ma a me della messa non frega niente!" - "Il 25 mattina sveglia presto perché c'è la messa. Punto. Lo sai sennò che succede, vero? Ecco. Poi il 25 a pranzo siamo dai miei, ma preparati perché c'è zio Pluto..." - "No dai, zio Pluto no, è un idiota!" - "Eh, ma che fai non gli apri la porta? Comunque, il pomeriggio passiamo dai Rossi che hanno avuto una bimba da poco e la sera finalmente siamo soli soletti. Forse. Può darsi che ci imboccano in casa i cugini dalla Francia." - "Quelli con 3 cani?" - "Sì." - "...".

A Natale si mangia. Tanto. Che c'è? Mica stavi a dieta, no? E che fai la dieta a Natale? No no, a Natale si mangia, perché ognuno porta qualcosa. Zia Assunta fa sempre la pasta al forno, che però cozza col sapore delle fettuccine panna, piselli, polpette, patate e pinoli di Nonna Filomena, quindi tra un primo e l'altro ci infiliamo le famose pennette al salmone di Nonno Palmiro. Nonno Palmiro i salmoni li pesca ancora alla vecchia maniera: imitando gli orsi. Non a caso cambia dentiera ogni 2 mesi. Sul fronte dei secondi vige l'anarchia più pura: ognuno sceglie cosa cucinare senza consultare gli altri. Il risultato è che alla Befana stiamo ancora mangiando il pollo alla cacciatora che hanno portato in 10 famiglie, mentre il ricercatissimo arrosto wellington di Nonna Pina viene spazzolato nel giro di qualche picosecondo (da zio Pluto, tra l'altro). L'unico momento veramente degno di nota è quando vengono serviti i dolci. Perché dovete sapere che in tutte le famiglie c'è sempre un dolce che viene tramandato da generazioni, e la sua preparazione è così importante che spesso prende il sopravvento su tutto. L'anno scorso, per esempio, nel mio pacchetto da parte della famiglia Bianchi c'era una fetta di sacher. Lì per lì ci sono rimasto pure male, ma poi l'ho assaggiata e per un attimo ho dimenticato come mi chiamavo e che ci facevo lì. E' spuntato zio Pluto a ricordarmelo.

In qualsiasi zona d'Italia siate nati e cresciuti, insomma, ci sono situazioni e tradizioni che ci accomunano più o meno tutti. Quello che vi propongo in conclusione è un pezzo che è diventato un autentico cult a Roma. L'autore è sconosciuto, ma vi assicuro che qualsiasi romano che si è ritrovato a leggerlo ha detto una sola cosa: "Quanto è vero!". Buona lettura!.


[questo post è parte del mio contributo alla rivista realizzata dalla "Banda dei Picchiatelli" come regalo ad una persona speciale]
Darsch
_ chiavi di lettura:famiglia, festività

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