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_ scritto il 15.01.2026 alle ore 18:01 _ 61 letture
Diciannovesima puntata della serie dedicata a Donkey Kong Bananza, divertentissimo platform 3D per Switch 2 che vede il ritorno del mitico gorilla dopo ben 11 anni dalla sua ultima avventura.
In questo episodio della blind run di Donkey Kong Bananza, il giocatore raggiunge quello che, almeno inizialmente, sembra essere il cuore definitivo dell’avventura: il nucleo del pianeta. Un luogo proibito, sigillato da tempo e circondato da continui avvertimenti narrativi che suggeriscono di non procedere oltre. Naturalmente, ogni buon eroe che si rispetti ignora gli avvisi e va dritto incontro al pericolo, soprattutto quando in ballo c’è la salvezza del mondo… e una discreta quantità di oro da distruggere.
La discesa verso il nucleo è un crescendo di piattaforme complesse, trasformazioni forzate e sezioni di level design che mettono alla prova anche chi fino a quel momento aveva trovato il gioco piuttosto permissivo. Miniere dorate, sabbie scintillanti e strutture apparentemente fragili fanno da sfondo a una progressione sempre più verticale e rischiosa. Il ritmo è spezzato da momenti di esplorazione più rilassata, in cui si raccolgono banane, lingotti e si sfruttano le trasformazioni – come lo struzzo o l’elefante – per superare ostacoli ambientali e raggiungere aree secondarie.
Uno degli elementi più interessanti di questa sezione è la gestione dell’equipaggiamento. Il giocatore si ferma più volte nei negozi per valutare abiti e bonus passivi: riduzione dei danni, recupero della salute durante la “bananza”, resistenze ambientali. Scelte che, col senno di poi, si rivelano fondamentali per affrontare ciò che sta per arrivare. Il gioco, infatti, cambia improvvisamente tono quando introduce uno scontro che sembra essere il boss finale… ma con una crudele limitazione: l’impossibilità di usare la bananza.
Lo scontro contro Void Kong (o ciò che sembra esserlo) è probabilmente il momento più frustrante dell’episodio. La difficoltà sale in modo netto, quasi brutale. I checkpoint sono severi, la salute scarsa, le mele per curarsi rare e spesso difficili da raggiungere. Ogni errore costa caro e obbliga a ripetere lunghe sezioni. A peggiorare la situazione contribuiscono cali di fluidità e una telecamera non sempre collaborativa, che rendono alcuni passaggi più ostici del previsto. È una prova di pazienza, più che di pura abilità.
Dopo numerosi tentativi, colpi messi a segno “per miracolo” e un uso attento delle poche risorse disponibili, lo scontro viene finalmente superato. Ma proprio quando sembra che tutto sia finito, il gioco ribalta le aspettative. La presunta vena di Banandium non era ciò che sembrava, e il “boss finale” era solo una parte di qualcosa di molto più grande. La rivelazione è tanto grottesca quanto spettacolare: quello che sembrava il cuore del pianeta era in realtà la pancia di un enorme coccodrillo.
Ed è qui che entra in scena King K. Rool, insieme alla sua banda di Kremling. Un nuovo antagonista, un nuovo sottolivello e la conferma che l’avventura non è affatto conclusa. Il gioco apre improvvisamente un’ulteriore area, con nuove meccaniche, materiali inediti e una libertà rinnovata, compresa la possibilità di tornare a “bananzare” senza restrizioni.
L’episodio si chiude con l’esplorazione delle prime zone del territorio dei Kremling: miniere infinite di oro da farmare, nuovi nemici, upgrade aggiuntivi e una sensazione chiara di escalation. Non solo narrativa, ma anche ludica. La difficoltà sta aumentando, i livelli diventano più lunghi e il sistema di salvataggio sempre più avaro, lasciando il giocatore con una legittima preoccupazione: fino a che punto il gioco permetterà errori prima di costringere a ricominciare tutto?
In definitiva, questo episodio rappresenta uno spartiacque per Donkey Kong Bananza. È il momento in cui il gioco smette di “tenere per mano” e mostra il suo lato più punitivo, ma anche più ambizioso. Tra frustrazione, sorpresa e momenti di autentica epicità, la discesa nel nucleo del pianeta si rivela solo l’inizio di qualcosa di ancora più grande. La sensazione finale è chiara: il vero finale è ancora lontano.
Questo post è stato arricchito con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale.
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