Questo sito fa uso di cookie per migliorare la fruizione dei suoi contenuti. Proseguendo la navigazione, accetti il loro utilizzo da parte nostra. OKInformazioni
_ scritto il 09.01.2026 alle ore 18:00 _ 55 letture
Diciottesima puntata della serie dedicata a Donkey Kong Bananza, divertentissimo platform 3D per Switch 2 che vede il ritorno del mitico gorilla dopo ben 11 anni dalla sua ultima avventura.
Il diciottesimo episodio di Donkey Kong Bananza è uno di quelli che restano impressi più per l’atmosfera e l’inventiva che per la pura progressione narrativa. Ci troviamo nel famigerato “livello delle mangiate”, un sottolivello avanzato (circa 1400) che ruota attorno a uno degli elementi più assurdi e geniali del gioco: un gigantesco hamburger industriale, una sorta di mostruosità architettonica a base di pancetta, formaggio fuso e olio bollente.
L’obiettivo iniziale è completare il paninone mancante per proseguire la discesa. Da qui parte una sequenza di piattaforme mobili, superfici che si rigenerano dopo essere state “cannibalizzate” e ambienti resi volutamente sgradevoli dal punto di vista visivo e sensoriale. Olio bollente ovunque, vapori, mucillagini e quella sensazione costante di “livello unto” che viene raccontata anche in modo ironico dal commento del giocatore. È uno di quei casi in cui il level design riesce a trasmettere disagio in modo sorprendentemente efficace.
Dal punto di vista delle meccaniche, questo episodio consacra definitivamente la Bananza Elefante come una delle trasformazioni più potenti e versatili del gioco. Aspirare materiali, conservare porzioni di terreno, rigenerare risorse come il sale e utilizzarle per sciogliere il moccio acido diventa il fulcro della progressione. In alcune sezioni è evidente che senza l’elefante il livello sarebbe quasi impraticabile, segno di una progettazione che spinge il giocatore a padroneggiare a fondo tutte le forme disponibili.
Non mancano le sfide opzionali, come i combattimenti contro i “muroduroidi” e i “moccioloidi”, che spezzano il ritmo e permettono di accumulare oro, banane e punti abilità. L’oro, in particolare, scorre a fiumi: tra hamburger pieni di metallo prezioso, binari con carrelli dorati e strutture interamente aspirabili, il gioco sembra quasi invitare alla distruzione sistematica dell’ambiente. Un piacere puramente ludico, che rafforza l’identità sandbox di Donkey Kong Bananza.
La sezione centrale dell’episodio è una lunga esplorazione verticale dell’hamburger, tra chiavi da recuperare, ruote industriali, binari sospesi e puzzle ambientali che richiedono attenzione e pazienza. Non tutto è immediato: ci sono momenti di smarrimento, tentativi a vuoto e la sensazione di “stare facendo tutto tranne quello che dovrei fare”, che però fa parte del fascino dell’esperienza. Il gioco non guida troppo, lascia spazio alla sperimentazione e accetta che il giocatore sbagli.
Procedendo, l’atmosfera cambia gradualmente. Il livello diventa più cupo, più silenzioso. Compaiono materiali nuovi come il ferro fuso e strutture che non possono essere distrutte se non in modi specifici. Il moccio acido non è più solo un fastidio, ma una vera minaccia ambientale. Anche i dialoghi suggeriscono un avvicinamento a qualcosa di importante: si parla del nucleo del pianeta, della vena di Bananadium e di una zona “sigillata per un motivo”.
Il finale dell’episodio è costruito come un perfetto cliffhanger. Dopo una lunga discesa, Donkey Kong e Pauline raggiungono una zona completamente diversa: oro puro, luci dorate, suoni profondi e una sensazione netta di essere arrivati a un punto di non ritorno. Gli NPC avvertono che quell’area non dovrebbe essere toccata, che è stata sigillata per una ragione precisa. Naturalmente, questo non fa che aumentare la curiosità.
L’episodio si chiude proprio qui, davanti al nucleo del pianeta, senza rivelare cosa si nasconda oltre. Una scelta narrativa efficace, che trasforma un livello apparentemente grottesco e sopra le righe in una lenta preparazione a qualcosa di molto più serio e pericoloso.
In sintesi, Donkey Kong Bananza #18 è un episodio di transizione solo in apparenza. Dietro l’ironia del “mega paninone” e l’eccesso visivo, il gioco costruisce tensione, introduce meccaniche sempre più complesse e prepara il terreno per uno degli snodi più importanti dell’intera avventura. Il viaggio verso il nucleo è ormai iniziato, e tornare indietro non sembra più un’opzione.
Questo post è stato arricchito con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale.
Questo blog viene aggiornato senza alcuna periodicità e la frequenza degli articoli non è prestabilita, non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale o una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 07/03/2001.