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_ scritto il 22.01.2026 alle ore 18:01 _ 57 letture
Ottantacinquesima puntata della serie dedicata a Blue Prince, un intrigante mix tra roguelike, puzzle, investigazione ed escape room. Riuscirò a risolvere tutti i misteri che si celano all'interno della tenuta di Mount Holly dopo aver trovato la stanza 46?
L’episodio #85 di Blue Prince è probabilmente uno dei più emblematici dell’intera serie: non per i progressi evidenti, ma per la rappresentazione cruda e onesta di cosa significhi affrontare un enigma complesso quando ogni appiglio sembra sfuggire di mano. È una puntata dominata dall’incertezza, dal dubbio e da una sensazione costante di “esserci quasi”, senza però riuscire a chiudere il cerchio.
Il video si apre con un intento chiaro: capire se quello attuale sia davvero l’enigma finale, o se esista ancora un ultimo livello di lettura nascosto. La sensazione è quella di trovarsi davanti a qualcosa di già visto, già toccato, già attraversato decine di volte… ma mai davvero compreso. Da qui nasce una lunga fase di esplorazione metodica, fatta di Shrine, blessing, stanze verdi e tentativi di forzare il sistema nella speranza che emerga un dettaglio trascurato.
Uno dei temi centrali dell’episodio è l’ossessione per la Still Water. L’acqua ritorna continuamente come concetto, come oggetto fisico e come possibile chiave metaforica: fontane, piscine, vasche della dark room, alambicchi, trading post. Il problema, però, è sempre lo stesso: l’acqua sembra essere ovunque, ma non nel modo giusto. Manca un contenitore, un bicchiere, un vaso, qualcosa che permetta di trasportarla e darle finalmente un senso pratico all’interno del puzzle.
Questa frustrazione si riflette anche nel ritmo della puntata, volutamente spezzato. Ci sono pause, momenti di silenzio, sessioni di “matematica mentale” in cui si tenta di reinterpretare vecchi indizi numerici, arrotondamenti, colonne da escludere, risultati che sembrano sempre sul punto di funzionare… e poi crollano. È il lato più umano del gioco: quando la logica razionale inizia a vacillare e lascia spazio al sospetto di star sbagliando prospettiva, non calcolo.
Nel corso dell’episodio emergono anche scoperte tardive ma significative, come l’uso avanzato del telescopio nell’osservatorio, una meccanica che sorprende proprio perché viene capita così avanti nel gioco. È uno di quei momenti tipici di Blue Prince in cui il gioco non ti rimprovera per non aver capito prima, ma si limita a mostrarti quanto fosse tutto lì, sotto gli occhi, fin dall’inizio.
La svolta arriva quasi beffarda, quando finalmente compare la Greenhouse. Dopo ore passate a inseguire stanze verdi, benedizioni e scettri che sembrano sparire o non funzionare come previsto, la stanza chiave si manifesta quando ormai la sessione è agli sgoccioli. Ed è lì che avviene la rivelazione più importante dell’episodio: la Still Water non è acqua stagnante, non è piscina, non è fontana. È l’acqua dell’alambicco. “Still” non come “ferma”, ma come “distillata”.
È una realizzazione tanto semplice quanto devastante, perché riorganizza retroattivamente ore di ragionamenti. Il problema, a questo punto, non è più capire cos’è la Still Water, ma come spostarla, come svuotarla, dove versarla, e soprattutto come collegarla ai famosi “blank books” e alle pagine bianche che hanno perseguitato l’intera run.
L’episodio si chiude nel momento peggiore (o migliore, dal punto di vista narrativo): proprio quando tutto sembra finalmente allinearsi. L’annaffiatoio, il suolo della Greenhouse, gli schemi, le colonne centrali, l’idea di “riempire il vuoto”. Nessuna soluzione definitiva, ma una direzione finalmente chiara.
Blue Prince #85 è una puntata di stallo solo in apparenza. In realtà è il classico episodio in cui il gioco smette di darti risposte e ti costringe a rivedere tutte le domande. È frustrante, sì, ma anche profondamente coerente con la filosofia del titolo: la verità non è nascosta perché lontana, ma perché è stata guardata troppe volte nel modo sbagliato.
Questo post è stato arricchito con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale.
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