doc [Campagna Cthulhu "Quello sporco quintetto"] Sessione 6 - Il senso delle proporzioni
_ scritto il 09.07.2015 alle ore 14:51 _ 1077 letture
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08/07/2015

Quello che segue è tratto da diari e appunti degli altri partecipanti alla sessione gdr.


Dal Diario di Eliot Mapplethorpe

Il senso delle proporzioni

Dopo la sbronza mi sveglio con tutti i muscoli doloranti. Mi sento come un fachiro che abbia appena dormito su un letto di pannocchie acerbe.
Ho sviluppato i rullini delle foto fatte nella casa e trovo eccezionali alcune foto fatte alla zuembie. Sviluppo in doppia copia, una copia la spedisco nella mia casa a Boston e l'altra copia, completa di negativi, la ripongo nella borsa fotografica.
I miei compagni mi dicono che il CoitusClub è solo una fregatura, un posto che di interessante ha solo il nome. In effetti vado a farci un giro ma vi incontro solo gente di poco interesse.
Leroy mi prende in disparte e mi racconta che mentre ero sotto gli effetti dell'alcol, lui e il poliziotto Jean-Baptiste Emmanuel Szörg, per gli amici Jean, sono stati in qualche modo ingaggiati per indagare sulla scomparsa di una ragazza di nome Cinthia.
Avete mai sentito parlare di quella ragazza, figlia di gente altolocata, che sparisce nel nulla e non si può chiamare la polizia, e non si può chiamare l'esercito, e non si può chiamare proprio nessuno se non persone fidate in grado di investigare con circospezione?
Ah, l'avete già sentita?!
Beh non mi stupisce, ma ad essere sinceri qui c'è di più.
Si perchè ci sono altri elementi originali ed interessanti, tipo:
- il padre del ragazzo di Cinthia lavorava nei servizi segreti
- il padre di Leroy lavorava nei servizi segreti
- il poliziotto, Jean-Baptiste Emmanuel Szörg per gli amici Jean, ha iniziato a collaborare PER i servizi segreti.
- la ragazza scomparsa nutre un forte interesse per l'occultismo.
- nell'armadio delal ragazza scomparsa troviamo scarpe con evidenti tracce di cera.

Decidiamo così di andare a casa della sua amica Emily poichè sappiamo, da una lettera scrittale da Cinthia e ritrovata in bella mostra sulla scrivania di quest'ultima, essere anch'essa attratta da sesso, riti demoniaci, droga e rock 'n roll.
Emily non è a casa ma all'università e parliamo con i suoi genitori che sembrano preoccupati dagli eventi che narriamo loro. Veniamo a conoscenza che le due ragazze frequentavano uno scultore di nome Feldon che ha aperto da poco un museo in città.
Il giorno successivo, dopo aver svegliato Ed Warren che si era appisolato sul divano della hall, decidiamo di recarci al museo.
La visita mi lascia notevolmente colpito, lo ammetto. Ho visto opere d'arte di tutti i tipi ma queste sono speciali. Sono attratto da queste sculture, non tanto per la loro bellezza, quanto per le forti emozioni che mi suscitano, per quel senso di impotenza di fronte all'immensità dell'infinito.
Avete mai sentito parlare del Vortice di Prospettiva Totale di Trin Tragula?
Non l'avete mai sentito eh? Fregati!
Ve lo spiego sinteticamente.
L'Universo è un posto maledettamente grande, così grande che, per amore di un'esistenza quieta, la maggior parte della gente finge di non sapere.
Trin Tragula è l'inventore del Vortice di Prospettiva Totale, un macchinario in grado di mostrare a chi lo usa la sua piccolezza rispetto all'intero Universo. Tragula era «un sognatore, un pensatore, un esperto in filosofia teoretica, o, come lo definiva sua moglie, un idiota». Trin Tragula costruì il Vortice proprio per fare un dispetto a sua moglie, che lo accusava di "non avere senso delle proporzioni". Quando si viene messi nel Vortice si ha per un attimo la visione globale di tutta l'infinita, inimmaginabile immensità della Creazione, e in mezzo a questa immensità si ha modo di distinguere un segnale minimo, minuscolo, microscopico, che dice "Tu sei qui".
Lo shock che ne consegue è devastante e annienta completamente il cervello mandandolo in pappa.

Ecco, era proprio quello che stava succedendo a Leroy.

Lasciamo così il museo promettendoci di tornarci e lascio il mio biglietto da visita ad un addetto.
Sono terribilmente interessato a queste opere d'arte e vorrei fare un bel reportage fotografico sul museo.

Sempre che non mi vada prima in pappa il cervello.




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