doc Paura di immischiarsi
_ scritto il 18.10.2010 alle ore 12:05 _ 1944 letture
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La tremenda vicenda della donna presa a pugni (e deceduta da pochi giorni) mi ha fatto riflettere profondamente e mi ha ricordato un episodio capitato qualche tempo fa.

L'anno scorso, mentre andavo al lavoro, ero imbottigliato come di consueto nel traffico, e ho notato che uno dei rallentamenti era causato da qualcosa che ostruiva una parte della strada. Io ero a parecchi metri dal presunto "intoppo", tant'è che vedevo distintamente le macchine schivare l'ostacolo e proseguire per la strada. Avanzando mi sono accorto che c'era una persona, immobile, stesa per terra e parzialmente appoggiata alla ruota di una macchina parcheggiata. Mi sono immediatamente fermato e ho chiamato un'ambulanza. Per fortuna in quel caso si trattava semplicemente di una bevuta di troppo, e il ragazzo dopo un po' si è alzato con le sue gambe, ma il punto è un altro: quel corpo inanimato era per terra, in mezzo alla strada, da chissà quanto tempo senza che nessuno si fosse quanto meno preso la briga di accostare 5 minuti e accertarsi di cosa poteva essergli successo. Indifferenza? Menefreghismo? Chiamatelo come volete, ma io ho visto 6 macchine (e chissà quante prima di quelle) schivare deliberatamente un essere umano abbandonato per terra e proseguire come se nulla fosse per la loro strada.

Ed è la stessa cosa che ho visto nel video in cui è stato ripreso il litigio sfociato nel pugno che ha fatto perdere i sensi alla ragazza, procurandole la caduta e il trauma che l'ha poi uccisa. Un intero minuto di indifferenza. Secondi preziosissimi, che avrebbero potuto salvarle la vita. Ho visto gente passare intorno al corpo della ragazza, qualcuno che aveva assistito alla scena alzarsi con tutta calma con la busta della spesa e interessarsi all'accaduto solo quando spalleggiato da altre persone. Questa paura di immischiarsi è atroce, denota un allontanamento da quel senso civico e da quell'umanità che ognuno di noi dovrebbe dare per scontato.

Ho letto commenti sull'accaduto che mi hanno fatto accapponare la pelle, gente che giustifica il gesto del ragazzo perché "ha cominciato lei, l'ha spintonato, insultato, già da prima; che doveva fare, incassare senza reagire?". A prescindere dal fatto che una persona che reagisce in quel modo, con quella precisione, è qualcuno abituato a farlo, e già questo dovrebbe bastare, ci stiamo forse dimenticando di un piccolo particolare: per costituzione e struttura fisica un uomo che alza le mani su una donna può procurare danni molto gravi, sicuramente maggiori di quelli che potrebbe infliggergli lei. Chi prende a pugni in quel modo, una donna per giunta (e per motivi tanto futili, tra l'altro), è un delinquente e merita di essere trattato come tale.

Uno dei vantaggi di vivere in una metropoli come Roma è che se ti succede qualcosa hai sempre qualcuno intorno che può intervenire, che può aiutarti. Andatelo a dire a Maricica.
Darsch
_ chiavi di lettura:società, paura, violenza, indifferenza

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_ Commento di albyok _ profilo homepage
_ scritto il 18.10.2010 alle ore 12:29
Unminutoedodicisecondi. Per la mia collega non era un tempo così esagerato. Vabbè.

Tralasciando la scontata (ma neanche troppo) parte di condanna del tizio e provando a capire i perché di tali (non) azioni, io penso che questo menefreghismo derivi dalla paura. Spero tanto che questa sia la spiegazione, perché non riesco ancora a credere che qualcuno possa ignorare un passante moribondo per qualche altra ragione. Penso ci sia dietro un "bug" psicologico da approfondire e in qualche modo da curare, però a mente fredda (non puoi immaginare quanto mi ero incazzato) è forse la politica della paura e della distanza fra ognuno di noi che rende questi episodi quasi "normali". D'altra parte quanti ancora considerano un modello positivo il "fatti i cazzi tuoi e vivi cent'anni"?
_ Commento di Ricciotto _ profilo homepage
_ scritto il 18.10.2010 alle ore 12:47
Secondo me non si tratta solo di menefreghismo e indifferenza. Di sicuro subentra anche quel fattore (sempre più presente nell'individualismo italiano), ma sono abbastanza convinto che nella maggior parte dei casi si tratti di semplice paura.

Viviamo in un mondo dove è sempre più facile trovarsi di fronte ad atti ingiustificati di una violenza inaudita. A volte è capitato di sentire di persone che simulano appositamente un malore o un problema, in modo da far avvicinare la vittima di turno.

Credo che anche questo fattore entri in gioco, quando si tratta di decidere se fermarsi o meno per prestare soccorso. Allo stesso tempo...è la follia della struttura italiana a creare problemi. Un giorno ho visto una persona riversa a terra. Ero insieme a Sara, e ho telefonato alla polizia municipale per segnalare la cosa.

Da quel momento sono stato rimbalzato verso altri tre uffici da contattare telefonicamente, solo per sentirmi dire che dovevo assicurarmi personalmente che la persona non stesse lì a dormire di sua iniziativa. Che avrei dovuto fare? Non sono un medico. Non avevo le basi per poter verificare che la persona non avesse effettivamente bisogno d'aiuto. Ho chiamato proprio per far intervenire persone pagate per questo, ma sono stato bellamente ignorato.

Morale della favola? Ho lasciato la segnalazione al pronto intervento e aspettato lì per un po', ma alla fine sono dovuto andare via. Ero lì con Sara, in strada non passava nessuno, e non volevo correre il rischio di mettere mia moglia in una situazione pericolosa. Era un tossico? Un ubriaco? Aveva semplicemente avuto un malore? Non lo so e non lo saprò mai. So solo che i miei tentativi di fare una buona azione sono stati castrati dalla burocrazia.

Ovviamente la situazione è diversa da caso a caso. Il pugno in metro, per esempio, non poteva essere simulato. Lì la gente si sarebbe dovuta muovere all'istante per fare 2 cose: bloccare il responsabile e chiamare l'ambulanza. Non ci sono scuse.
_ Commento di Darsch _ profilo
_ scritto il 18.10.2010 alle ore 13:06
Non lo so, sarò io, ma certe cose dovrebbero vincere anche la paura. Certo, ammetto che se fossi con mia moglie probabilmente adotterei molte precauzioni in più prima di avvicinarmi a una situazione sconosciuta e potenzialmente pericolosa, ma non ho alcun dubbio sul fatto che, in qualche modo, interverrei. Dipende molto anche dal contesto: una stazione della metro è talmente frequentata (e presidiata anche da forze dell'ordine e telecamere a circuito chiuso) che credo non avrei indugiato neanche un secondo. Discorso diverso se mi fossi trovato magari in una stradina isolata e buia.

La paura di trovare chi vuole fregarti e chi simula c'è, non lo metto in dubbio, ma così si rischia di fare la fine del signore sulla panchina con la busta della spesa in mano. E io quella fine non la voglio fare.
_ Commento di LuPoN _ profilo homepage
_ scritto il 18.10.2010 alle ore 13:16
Concordo con te a pieno sul menefreghismo ed indifferenza Ricciò, mescolato alla paura, paura che sprona menefreghismo ed indifferenza.

Il tutto Simò mi rimanda alla luce un tuo vecchio post, quello sull'italiano medio, quello che deve cercare di fregare tutti perchè sennò viene fregato a sua volta, è difficile non notare che questo atteggiamento marca e spalleggia pesantemente quello di cui hai scritto!
Il ragionamento "perchè devo aiutarlo? ma perchè mai nessuno ha aiutato me? e poi non sono cazzi miei, va a vedere se non ci finisco in mezzo anche io" è dannatamente deleterio per la nostra società e lo condanno con tutto me stesso, lo schifo proprio, e forse è per questo che ho un bruttissimo rapporto con una persona a me vicina.

La gente avrebbe dovuto reagire, ora appena sentita la notizia, tralasciando il fatto che è una donna, su cui a prescindere non alzerei mai una mano, mi sono sentito un minimo vicino a quel ragazzo, perchè è qualcosa che sarebbe potuto succedere anche a me, e che è successo una volta (non c'è scappato nessun morto, ma ero minacciato da qualcuno che aveva un coltello in tasca).
La paura, anche in quel caso, è una brutta bestia, ti sprona ad agire preventivamente, seguendo la legge "mors tua vita mea", ma la mia vicinanza e comprensione finisce qui.
Se realmente la ragazza l'aveva aggredito verbalmente o fisicamente, bastava imbruttirle ed intimarla di lasciarlo perdere o l'avrebbe denunciata, questo avrei fatto io, che trovo moralmente offensivo alzare le mani su una donna, discorso contrario se era un'uomo, dove sarebbe dipeso molto da come si comportava lui.

Purtroppo la piena verità su questo fatto non si saprà mai, perchè la gente non parlerà, è omertosa, paurosa, menefreghista e strafottente.
La ragazza poteva anche essere in torto marcio, lui avrà anche esagerato dandole un pugno, e la morte conseguente è stato un'effetto collaterale sicuramente non voluto, ma causa della situazione, ed è così che questo ragazzo, bravo o meno che sia, si è rovinato la vita e quella ragazza, brava o meno che sia ci ha rimesso la vita, vita che poteva ancora avere se qualcuno avesse alzato un cazzo di dito per chiamare l'ambulanza.
_ Commento di Ricciotto _ profilo homepage
_ scritto il 18.10.2010 alle ore 14:31
Darsh, hai assolutamente ragione. Ho raccontato l'esperienza che mi è capitata proprio per far capire, però, quanto a volte possa essere difficile fare la cosa giusta. Nel mio piccolo, nell'occasione che ho raccontato nel precedente commento, ho cercato di intervenire superando la paura, ma la follia italiana mi ha messo i bastoni fra le ruote. Sono stato 20 minuti davanti alla persona sulla strada, cercando di trovare un modo per far intervenire qualcuno di qualificato.

Se fossi stato da solo probabilmente avrei anche azzardato qualcosa di più, ma francamente ho pensato prima alla sicurezza di mia moglie. Credo che ogni situazione debba essere esaminata singolarmente, visto che le variabili che possono intervenire sono sempre molteplici.

Ciò non toglie, ripeto, che in un luogo pubblico affollato e pattugliato, il fatto che nessuno si sia fatto avanti sia stato davvero vergognoso.
_ Commento di Lyserjik _ profilo homepage
_ scritto il 18.10.2010 alle ore 19:57
Se è inquietante l'indifferenza generale dei presenti, io resto ancor più sconvolto dal gesto del ragazzo. Tirare un pugno così forte (perchè di questo si è trattato, inutile fingere che le abbia dato una carezza) vuol dire avere l'intenzione quanto meno di fare molto male e un'intenzione del genere non è normale.
L'idea che un incontro fortuito con uno squilibrato possa cambiare definitivamente la vita dei miei cari mi terrorizza, così come mi terrorizza sapere che ci sia certa gente in giro, che un possibile incontro in qualsiasi posto e in qualsiasi occasione possa essere fatale. Il luogo affollato non significa nulla, non dà garanzie, poichè abbiamo tutti visto che oramai la folla è diventata indifferente (chi ricorda di quel ragazzo rumeno ucciso nella metropolitana a napoli?) e non ci possiamo aspettare l'aiuto degli altri.
Certe cose mi mettono i brividi perchè sono l'evidenza del livello incredibile di abbrutimento al quale siamo giunti.
Possibile che, in una società che dovrebbe essere civile, ci sia ancora spazio per disgrazie come questa?
Io non mi ci riesco a convincere, viviamo nella jungla.
_ Commento di Darsch _ profilo
_ scritto il 20.10.2010 alle ore 12:03


[...]
I confini non esistono, eppure grazie ad essi la gente odia. Quando Alessio Burtone, una settimana fa, sferra un pugno degno di Cassius Clay al volto di Maricica Hahaianu, non sembra essere questione di razzismo. Una discussione per la precedenza durante la fila alla biglietteria prosegue degenerando in un atteggiamento di reciproca ostilità, fino a quando il ventenne dimostra di non avere chiari i rapporti di forza tra una donna e un uomo. Questo sì: una questione di fragilità femminile, di mancanza di rispetto nei confronti delle donne. Non precipuamente di razzismo.

Ieri, però... Quei cori, quegli slogan mentre i carabinieri portano via Burtone dalla sua residenza. "Via i rumeni"... "Ammazzane un'altra". Lui che sorride, sotto al cappuccio. Ieri la questione ha cambiato faccia. E' come quando gratti con una monetina la patina dorata che nasconde gli esiti di un gratta e vinci: quel che c'è sotto viene disvelato, lentamente.

Se questi sono gli amici di Alessio; se lui, dipinto dal suo avvocato difensore come un ragazzino affranto, se la ride sotto i baffi; se questo è il degradante quadro culturale, il substrato sociale, lo spaccato suburbano dove Alessio è cresciuto ed ha coltivato il quadro di riferimento dei suoi principi, condividendoli, come certifica il suo sorriso; se queste sono le persone che gli vogliono bene e che lo hanno sempre difeso, definendolo un bravo ragazzo, allora Maricica non è più una donna vittima dell'esuberante frustrazione da impotenza di un giovane maschio eterofobico. Maricica è solo una rumena, ammazzata da un italiano xenofobo, cresciuto in un contesto di legittimazione della giustizia fai-da-te, al grido di cacciamo l'invasore e non passa lo straniero, che credeva di rivendicare la supremazia territoriale della sua razza lasciando esplodere incontrollata la barbarie di un'inusitata violenza. Con le bestie non è necessario alcun riguardo: se diventano aggressive è lecito abbatterle in qualsiasi modo.

Gli amici di Alessio credevano forse di aiutarlo, manifestando davanti alle telecamere il loro sostegno, ma non gli hanno fatto un gran favore. Hanno viceversa aiutato gli inquirenti ad inquadrare l'aggressione nel suo contesto più probabile: quello di un'Italia razzista, che scarica sull'altro, sul diverso tutta la furia cieca, ottusa ed anti-storica di chi vive in una società che non sa offrirgli che valori in scatola, prodotti da scaffale circense, principi artificiali, adulterati dalla sofisticazione mediatica che prima pompa il vuoto spinto di una sceneggiatura politica e culturale buona solo per ammaestrare sparuti gruppi di cercopitechi scelti tra i meno brillanti, poi pretende di ergersi a predicatore morale, distribuendo omelie laiche e lacrime di coccodrillo.
[...]



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Non aggiungo altro per non sfociare nel volgare.
_ Commento di LuPoN _ profilo homepage
_ scritto il 20.10.2010 alle ore 13:30
E fu così che la situazione degenerò, mi sono paragonato alla situazione ma solo ed unicamente per difesa personale sotto paura di un'ipotetica minaccia, e difatti inizia e finisce li il paragone..

Lui e gli amici a sto punto fanno solamente schifo

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