doc [Campagna "Il Sentiero di Dranas"] Ambientazione e background
_ scritto il 17.01.2013 alle ore 18:29 _ 838 letture
Sistema: Pathfinder
Campagna: "Il Sentiero di Dranas"

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Dal diario del master

Il mondo

Le terre di Dranas hanno raramente conosciuto un periodo di pace ininterrotta. Non solo la landa è pericolosa, con gli orchetti a est, i barbari del deserto a sud, le steppe desolate del nord e le bestie marine sulla costa ovest, ma i regni che si spartiscono le terre fertili sono bellicosi e ognuno crede di avere più diritto degli altri di dominare sull'intera Dranas.
Tutto ciò senza contare i conflitti interni, gli intrighi di corte e l'occasionale guerra civile.
Nei miei viaggi ho visitato solo i regni più stabili, perché è inutile cercare guai, quindi gli unici di cui so qualcosa sono Starr, Lendi, Kalel e Valar.

Il Regno di Starr, popolato da una mescolanza di razze, si trova a ridosso delle montagne a est, al confine con le terre selvagge ed è governato da Re Vandero di Starr. La sua capitale è Lucebianca, città meravigliosa di marmo e pietra, mentre il luogo più pericoloso è la terra di nessuno detta Valle del Sangue, una brusca interruzione fra le montagne larga a malapena un chilometro e cosparsa delle ossa di migliaia di uomini, elfi, halfling, nani, mezz'orchi, gnomi e mezz'elfi, nonché di innumerevoli orchetti senza nome. Teatro di scontri da almeno un secolo, quando fu scoperta dagli orchetti dell'est, la Valle ha visto diversi regni mettere in campo i propri eserciti per rispondere alla minaccia. La Valle del Sangue è stata fortificata da antichi Re con un muro - chiamato il Bastione del Sangue - che ne percorre l'intera larghezza.

Il Regno di Lendi è popolato prevalentemente da elfi e halfing ed è il più pacifico ma anche quello che più rifugge il contatto con l'esterno. Non il commercio, no, ma emigrazione e immigrazione sono fortemente scoraggiate. La sua capitale è Lanael ed è retto da una diarchia composta da un principe elfo e una principessa halfling - e viceversa, in alternanza ogni 150 anni. Le sue città sono perse nelle foreste, fra gli alberi, o si confondono col paesaggio di dolci colline erbose.

Il Regno di Kalel, retto dalla casata dei Jorel da tempo immemorabile, ha come capitale Leucothea. È un regno a prevalenza umana e i suoi artigiani sono i più rinomati di Dranas: ovunque si vada si possono ammirare meravigliose decorazioni di legnoferro, opera dei più talentuosi forgialegna che il mondo abbia mai visto. Non c'è palazzo che non sfoggi sulla facciata elaborate incisioni, bassorilievi o colonne in legnoferro intarsiato.

Il Potentato di Valar, retto dall'autorità religiosa del Grande Avatara Sumbesi, ha come capitale Indigo, la città santa di Pharasma. Il Potentato era un tempo un regno come un altro, ma un colpo di stato di stampo religioso più di due secoli fa l'ha reso quel che è oggi: una teocrazia con poco interesse per ciò che succede nel resto di Dranas e una meta di pellegrinaggio per i fedeli.

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Chi sono

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Mi chiamo Roywyn e sono un'acrobata. Insieme a mia sorella Roywan ero l'ultima discendente di una lunga dinastia di giocolieri. Con mio padre Roydan e mia madre Camara ho sempre condotto una vita sulla strada, trascorsa tra le esibizioni di villaggio in villaggio o a bordo del carro che chiamavo casa, insieme al resto della compagnia.
Era un'esistenza semplice ma serena. I miei primi ricordi sono del sorriso inebetito di mio padre quando imparai a camminare, o della festa di primavera nel cerchio dei carri, tutti intorno al grande falò, mentre ognuno della compagnia si esibiva per gli altri. Io e mia sorella passavamo il tempo ad allenarci, a stuzzicare gli animali o a fare scherzi a qualcuno dei nostri innumerevoli “zii” di quella bella, bellissima congrega di pazzi e di artisti, se mai c'è una distinzione.
I miei ci amavano e ci hanno allevate donandoci tutta la saggezza di cui disponevano, educandoci a essere indipendenti e non conformarci alle aspettative altrui. D'altronde non eravamo certo una famiglia di persone comuni, aggiogate al campo, alla forgia o al negozio dei loro padri, prone davanti ai potenti, umili e ignoranti. I nostri unici legami erano quelli liberamente assunti. E poi noi visitavamo posti, apprendevamo usi e costumi, imparavamo lingue. Senza un padrone, senza regole se non quelle dettate dal buon senso e dalla necessità di sopravvivere, pazienza se al costo di qualche disagio alle spese dei meno svegli, degli “altri”.
L'unica cosa che ha sempre funestato la mia vita altrimenti gioiosa è un sogno ricorrente, vivido e dettagliato e angosciante. Nel sogno io e altre quattro persone - tutti maschi umani - siamo inginocchiati in fila davanti a un trono in una vasta sala senza finestre, forse sotterranea. Sul trono siede un nano dalla barba verde, con espressione stanca e corrucciata. Dal suo scettro emana una luce cristallina che fa brillare di fuochi inquieti le nostre armature... tutti indossiamo la stessa, di metallo brunito molto scuro. Sul pettorale spicca in rilievo l'immagine policroma di una spada con la lama seghettata. Oltre la luce proiettata dallo scettro, nella penombra, si indovinano i respiri e i rumori di una grande folla. C'è aria di grande solennità ma anche di tensione e irrequietezza. Mi sento un groppo alla gola, sono spaventata.
A questo punto il nano sul trono prende fiato per parlare, dischiude le labbra e... il sogno finisce.

Era esattamente quella l'immagine che avevo nella mente quando fui bruscamente risvegliata nel cuore della notte dalle grida e dai muggiti. La compagnia era accampata non lontano da Lucebianca quando accadde il disastro. Mi sono subito rizzata a sedere e mi sono accorta della luce arancione che filtrava nel carro: fuoco. Ho visto i miei tirarsi a sedere con sguardi confusi, ho visto Roydan affacciarsi dalle tende, ho sentito un rumore agghiacciante, come di una mannaia che si abbatte su un maiale, e ho visto il suo cadavere senza testa riversarsi nel carro, inonandolo di sangue insieme a me, mia madre e mia sorella.
Ricordo il viso butterato e distorto, dalla pelle verde, che si affacciò dalle tende e sogghignò nel vederci. Ricordo il pianto di Roywan. Ricordo mia madre Camara che pianta un pugnale proprio in mezzo a quegli occhi porcini. Ricordo di essere uscita dietro di lei con Roywan per mano. Poi confusione, una botta in testa e più niente. Quando mi sono ripresa, forse il giorno dopo, mi sono trovata lorda del sangue di mio padre, in gabbia, su un carro e in viaggio per chissà dove su una strada sterrata. Accanto a me c'era Roywan che fissava un punto indefinito con occhi vuoti. Ho ringraziato tutti gli dei di cui ricordavo il nome che non ci avessero separate. Mia madre non era in vista da nessuna parte e ancora adesso non ho idea di cosa sia stato di lei.
Sugli altri carri, nelle altre gabbie, solo donne e bambine. Nemmeno un maschio dell'intera compagnia. L'attimo dopo ho realizzato perché e ho tremato.
Intorno solo orchetti.
A Lucebianca? Per quel che ne sapevo erano dieci anni che non c'era un attacco di orchetti alla Valle del Sangue, com'era possibile che questi avessero superato il Bastione e si fossero avventurati indisturbati per Starr? Cosa poteva essere successo? Ma soprattutto, come fare a scappare?
Ho approfittato della prima occasione. Il manipolo di orchetti aveva parcheggiato i carri troppo vicini a un bosco, avevano bevuto troppo e fatto troppa poca attenzione, dandomi il tempo di scassinare la serratura.
Ho preso Roywan per mano e sono fuggita verso ovest. Dopo alcuni giorni sono riuscita a raggiungere un piccolo villaggio di Kalel e ho ricominciato a costruirmi una vita: lavoretti puliti e meno puliti, qualche spettacolino qui e lì, qualche furtarello nei momenti duri. Poi anche in quelli relativamente tranquilli. Ho cominciato a prenderci gusto, ero brava e mi sono organizzata. Ora ogni spettacolo ha due volti: Roywan intrattiene il pubblico, io mi intrattengo con i loro borsellini. Certo, il metodo è rischioso, ma finora non ci hanno mai prese. Anche scomodo, ma a questo ho trovato la soluzione: piuttosto che vagare di villaggio in villaggio, costretta a fuggire dopo ogni spettacolo, mi sono fermata a Leucothea. In una grande città è più facile scomparire e ci sono tanti, tantissimi gonzi, sempre diversi.
Intanto giravano un sacco di voci su quello che era successo a Starr. I regni confinanti erano intervenuti con troppo ritardo, ma dopo settimane di furiosi combattimenti gli orchetti furono respinti e i vincitori, sia interni che venuti da fuori, avevano cominciato a spartirsi le spoglie dell'ormai ex regno come tanti avvoltoi. Di Re Vandero non si sapeva nulla: ucciso o fuggito.
Ma la cosa veramente notevole fu che, dopo solo un paio di mesi di permanenza a Leucothea, riuscii anche a dare un senso al mio sogno ricorrente. Almeno un po'.
Non posso dimenticare il puro sbigottimento provato quando l'anno scorso ho visto una delle persone che sognavo insieme a me davanti al nano con la barba verde. Perfetta corrispondenza. Rimanemmo fermi a guardarci per qualche secondo: era evidente che anche lui mi aveva riconosciuto subito pur senza avermi mai incontrato. Improvvisamente mi accorsi di avere ancora la mano sul suo borsellino. Feci per fuggire ma lui mi fermò e mi parlò, invece di consegnarmi alle guardie. Si chiamava Sturm Brightblade. La sua gentilezza nei miei confronti non mi permette di fidarmi di lui, quella ormai è una cosa di cui penso di non essere più capace. Ma quantomeno so che non devo preoccuparmi che mi procuri dei guai, e questo conta molto quando non hai nessuno tranne una sorellina da proteggere.
Poi fu Sturm a presentarmi il secondo.
Si chiamava Hildar ed è un altro della nostra allegra compagnia onirica. Nella vita è un accolito del tempio di Sarenrae in fuga da Lucebianca come me. Anche in questo caso il lampo di reciproco riconoscimento fu chiaro come il sole. Da quel momento, nelle nostre serate trascorse davanti a una birra, abbiamo parlato più volte di quale sia il senso del nostro sogno in comune, ma non siamo riusciti a ricavarne altro che ipotesi campate in aria. Ciononostante la reciproca compagnia e i tanti, piccoli modi in cui ci aiutiamo a vicenda sono un capitale su cui fare conto... almeno fino a nuovo ordine.
E la vita continua, anche se mentre lotto per rimanere all'erta e sempre un passo avanti agli altri nella grande e spietata città, solo due cose occupano la mia mente, esattamente in quest'ordine: proteggere Roywan e mettermi il cuore in pace scoprendo che fine abbia fatto mia madre.



Darsch
_ chiavi di lettura:campagne gdr

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_ Commento di jasmines _ profilo
_ scritto il 17.01.2013 alle ore 20:52
Commovente... dopo due anni... commovente...:)
_ Commento di Darsch _ profilo
_ scritto il 17.01.2013 alle ore 21:49
Facciamo quasi 4, va. :D
_ Commento di Darsch _ profilo
_ scritto il 23.03.2013 alle ore 14:27
Post aggiornato con le MAGNIFICHE mappe di Master Gobb e della M. °_°

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