Questo sito fa uso di cookie per migliorare la fruizione dei suoi contenuti. Proseguendo la navigazione, accetti il loro utilizzo da parte nostra. OKInformazioni
_ scritto il 02.06.2026 alle ore 10:00 _ 113 letture
Seconda puntata della serie dedicata a Super Mario Galaxy, storico platform adventure di Nintendo uscito originarimente per Wii nel 2007 e riproposto a fine 2025 per Switch.
Nel secondo episodio della blind run italiana di Super Mario Galaxy, il tono è immediatamente quello giusto: non una guida ordinata, non una dimostrazione tecnica, ma un’esplorazione genuina, fatta di stupore, errori, caldo, imprecazioni, intuizioni improvvise e piccoli momenti di meraviglia. Il video funziona proprio perché conserva la natura spontanea della scoperta: il giocatore non sta “spiegando” Super Mario Galaxy dall’alto di una conoscenza già acquisita, ma lo sta attraversando mentre lo capisce, e questo rende l’esperienza molto vicina a quella dello spettatore.
La puntata si apre con l’arrivo nella Galassia Dolce Ape, uno dei mondi più iconici del gioco. La prima trasformazione in Mario Ape diventa subito il centro emotivo dell’episodio: il costume non è solo una nuova abilità, ma una piccola rivelazione ludica. Il volo limitato, la necessità di evitare l’acqua, l’arrampicata sui favi e il diverso rapporto con la gravità costringono il giocatore a cambiare abitudini. È qui che emerge una delle qualità più forti di Super Mario Galaxy: ogni livello non introduce soltanto un’ambientazione diversa, ma un modo diverso di leggere lo spazio.
Il video rende bene anche un aspetto spesso sottovalutato del gioco: la telecamera. Il giocatore continua istintivamente a cercare un controllo libero della visuale, ma Galaxy impone spesso inquadrature guidate, costruite intorno alla geometria dei pianeti e alla gravità locale. Questo genera frustrazione, soprattutto quando bisogna capire dove andare o come agganciarsi a una superficie, ma allo stesso tempo fa parte dell’identità del gioco. Il mondo non è una mappa piatta da dominare con la visuale: è una sequenza di piccoli corpi celesti da interpretare.
Uno dei passaggi più interessanti è il rapporto tra smarrimento e guida implicita. In più momenti il giocatore non capisce subito quale sia l’obiettivo, torna sui propri passi, cerca una mappa che non c’è, si chiede se abbia finito davvero una galassia o se debba trovare un percorso alternativo. Ma quasi sempre il gioco finisce per suggerire la soluzione attraverso il level design: un tubo nascosto, una parete scalabile, una traiettoria di astroschegge, un elemento ambientale collocato in modo da attirare l’attenzione. Questo equilibrio tra confusione iniziale e scoperta successiva è una delle ragioni per cui Super Mario Galaxy mantiene ancora oggi una forte capacità di coinvolgimento.
Il ritmo della puntata alterna bene progresso e divagazione. Ci sono i momenti di gioco vero e proprio, con stelle raccolte, boss affrontati e nuove aree sbloccate; ma ci sono anche le note personali, come il caldo nella stanza, i problemi con OBS, la pausa per andare a mangiare, il pensiero di prestare il gioco alla nipotina una volta finito. Questi elementi non interrompono l’esperienza: la rendono più concreta, più domestica, più riconoscibile. La blind run diventa così non solo il racconto di un videogioco, ma il racconto di una sessione reale, con tutto ciò che le gira intorno.
Dal punto di vista ludico, l’episodio mostra bene la varietà di Galaxy: trasformazione ape, salti a parete, gravità variabile, boss costruiti come una specie di partita a tennis, percorsi alternativi nello stesso livello, ritorno nelle galassie già visitate per recuperare stelle mancanti. Il giocatore nota esplicitamente quanto sia sorprendente che uno stesso scenario possa contenere più percorsi diversi. È una considerazione semplice, ma centrale: Super Mario Galaxy lavora spesso sulla ri-contestualizzazione degli spazi. Non cambia soltanto il livello; cambia il motivo per cui lo si attraversa.
Il tono comico nasce soprattutto dal contrasto tra meraviglia e irritazione. Da un lato ci sono esclamazioni sincere davanti alle idee del gioco; dall’altro ci sono cadute, comandi dimenticati, salti sbagliati, momenti in cui Mario viene accusato di essere “impedito”. Questa oscillazione è molto efficace perché restituisce la vera natura di molte blind run: il piacere non sta solo nel vincere o nel completare, ma nel reagire in tempo reale a ciò che il gioco propone.
La chiusura dell’episodio arriva dopo una sessione piuttosto piena: le stelle delle galassie visitate vengono completate, il giocatore prende atto del caldo e lascia intendere una possibile pausa estiva o una riduzione dei video. È una conclusione coerente con il tono dell’intero video: informale, diretta, senza costruzioni artificiali. La prossima puntata viene presentata come scoperta di un nuovo mondo, mantenendo aperta la curiosità.
Nel complesso, questo episodio funziona perché non prova a trasformare Super Mario Galaxy in un semplice oggetto da recensire. Lo mostra come esperienza in atto: un gioco ancora capace di sorprendere, far ridere, irritare e meravigliare, anche molti anni dopo la sua uscita. La forza del video sta proprio qui: nella combinazione tra un titolo pieno di invenzioni e una reazione autentica, non filtrata, che permette allo spettatore di riscoprirlo insieme al giocatore.
Questo post è stato arricchito con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale.
Questo blog viene aggiornato senza alcuna periodicità e la frequenza degli articoli non è prestabilita, non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale o una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 07/03/2001.