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_ scritto il 10.06.2026 alle ore 18:00 _ 101 letture
Ventesimo episodio della serie dedicata a Steins;Gate: Linear Bounded Phenogram, una visual novel fantascientifica giapponese del 2013 che è uno spin-off di Steins;Gate composto da 11 episodi.
A questo indirizzo potete trovare l'intera serie di live dedicate a Steins;Gate. Qui invece trovate il Best Of.
Inoltre ho anche portato (sempre in live) Steins;Gate 0, lo trovate qui.
L’episodio analizzato di Steins;Gate Linear Bounded Phenogram si muove su un equilibrio molto tipico dell’universo di Steins;Gate: da una parte la leggerezza dei dialoghi, l’ironia dei personaggi e il commento spontaneo del giocatore; dall’altra una tensione emotiva molto forte, costruita attorno al tema del destino, della famiglia e dei paradossi temporali.
Il video si apre con una ripresa della serie dopo una pausa piuttosto lunga. Il tono iniziale è informale, quasi da ritorno tra amici: viene spiegato che il gioco richiede concentrazione, soprattutto per via della traduzione, e che proprio per questo la serie era stata momentaneamente interrotta. Questa premessa crea subito un’atmosfera rilassata, ma il contenuto della scena è tutt’altro che leggero: Daru e Yuki sono intrappolati, una bomba sta per esplodere e restano pochi minuti prima della fine.
La forza della sequenza sta proprio nel contrasto tra il carattere di Daru e la gravità della situazione. Daru è terrorizzato, sa di poter morire da un momento all’altro, ma continua a esprimersi attraverso il suo solito filtro otaku, goffo e spesso fuori luogo. I suoi tentativi di fare conversazione con Yuki, invece di tranquillizzarla, finiscono per diventare momenti comici, imbarazzanti e teneri allo stesso tempo. Il commentatore sottolinea bene questa contraddizione: Daru passa dal pensiero alla parola senza alcun controllo, come se non avesse un vero filtro tra ciò che prova e ciò che dice.
Eppure, proprio questa goffaggine rende il personaggio più umano. Dietro le battute e le uscite inappropriate c’è un Daru disperato, consapevole di non essere riuscito a proteggere Yuki e terrorizzato dall’idea di perdere anche Suzuha. Il momento in cui si lascia andare al pianto non appare fuori tono: è la naturale conseguenza di una tensione emotiva che il personaggio non è in grado di gestire in modo adulto o eroico. Daru non diventa improvvisamente un protagonista tragico tradizionale; resta Daru, con tutti i suoi difetti, ma proprio per questo la scena funziona.
L’arrivo di Suzuha cambia radicalmente il ritmo. Fino a quel momento la scena era costruita sull’attesa dell’esplosione, sulla sensazione di impotenza e sull’impossibilità di trovare una soluzione. Suzuha invece entra in scena come personaggio d’azione: non discute, non perde tempo, afferra la bomba e corre via. Il gesto è improvviso, netto, quasi brutale. Il commentatore stesso resta sorpreso, perché si aspettava forse una soluzione tecnica, una disattivazione, una dimostrazione della competenza di Suzuha. Invece il gioco sceglie una via più emotiva: Suzuha salva Daru e Yuki portando il pericolo lontano da loro.
La conseguenza è una delle ambiguità più interessanti dell’episodio. Dopo l’esplosione, Daru e Yuki vengono salvati, ma Suzuha sembra scomparsa. Le notizie parlano di nessuna vittima, e la macchina del tempo non si trova più sul tetto del Radikan. Questo lascia aperta una possibilità: Suzuha potrebbe essere sopravvissuta ed essere partita verso un’altra epoca. La scena non dà una risposta definitiva, ma lascia Daru — e lo spettatore — in una condizione sospesa, tipica di Steins;Gate, dove ogni salvezza sembra sempre generare una nuova domanda.
Il tema del paradosso temporale emerge poi in modo esplicito. Se Suzuha è la figlia futura di Daru e Yuki, ma è proprio lei a salvarli nel 2010, allora la sua esistenza dipende da un evento che lei stessa ha causato. È il classico circuito causa-effetto chiuso, l’uovo e la gallina applicato al viaggio nel tempo. Il gioco introduce questa riflessione, ma Daru reagisce in modo perfettamente coerente con il personaggio: invece di lasciarsi schiacciare dalla teoria, torna immediatamente alla sua ossessione otaku e al Comima. Questa reazione può sembrare superficiale, ma in realtà racconta molto di lui. Daru affronta il trauma tornando a essere se stesso.
La seconda parte del video apre invece un nuovo scenario, centrato su Suzuha. Il passaggio è netto: conclusa la route di Daru, si entra in una situazione quasi surreale, con più versioni di Suzuha provenienti da linee temporali differenti. La scena ha un tono più leggero e straniante. Le tre Suzuha devono capire chi siano, da dove vengano e perfino come chiamarsi. Nasce così una discussione assurda ma significativa sui nomi: Alfa, Beta, Gamma, Omega, Suzuha. Dietro la comicità della scena si intravede un tema più profondo, quello dell’identità. Se esistono più versioni della stessa persona, quale può essere considerata “l’originale”? E cosa significa essere se stessi quando un’altra persona ha il tuo stesso volto, il tuo stesso nome, ma esperienze e personalità diverse?
Anche qui il video mantiene una forte componente di commento spontaneo. Il giocatore reagisce alle battute, si interrompe per controllare termini, traduzioni e riferimenti culturali, si irrita per i comandi del gioco e commenta i momenti più assurdi con un tono molto diretto. Questo rende il video meno “pulito” rispetto a una semplice lettura della visual novel, ma anche più vivo. La fruizione diventa partecipata: non si ascolta soltanto la storia, ma anche il processo di traduzione, interpretazione e reazione in tempo reale.
Nel complesso, l’episodio funziona perché racchiude molti degli elementi più riconoscibili di Steins;Gate: il paradosso temporale, la malinconia del destino, la comicità otaku, il dolore mascherato da battuta e l’ambiguità delle linee temporali. La parte dedicata a Daru riesce a dare spessore a un personaggio spesso usato come spalla comica, mostrando il suo lato fragile e affettivo. La parte dedicata a Suzuha, invece, apre una nuova direttrice narrativa più concettuale, giocata sull’identità e sulle conseguenze delle deviazioni temporali.
È un episodio che fa ridere e allo stesso tempo lascia addosso una certa amarezza. Daru resta ridicolo, ma anche profondamente umano. Suzuha resta eroica, ma anche misteriosa. E il gioco, ancora una volta, riesce a trasformare una situazione apparentemente assurda in una riflessione sul legame tra le persone, sul destino e sul prezzo delle scelte compiute attraverso il tempo.
Questo post è stato arricchito con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale.
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