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_ scritto il 12.06.2026 alle ore 18:00 _ 108 letture
Quarta puntata della serie dedicata a Super Mario Galaxy, storico platform adventure di Nintendo uscito originarimente per Wii nel 2007 e riproposto a fine 2025 per Switch.
Il quarto episodio della blind run italiana di Super Mario Galaxy prosegue con una sensazione molto chiara: il gioco continua a sembrare meraviglioso, creativo e pieno di idee, ma inizia anche a mostrare il suo lato più cattivo. Non cattivo nel senso ingiusto del termine, almeno non sempre, ma sicuramente più esigente. Questo episodio alterna entusiasmo, scoperta, frustrazione e quella classica sensazione da platform Nintendo in cui, dopo aver imprecato contro un livello per diversi minuti, ci si ritrova comunque a pensare: “però che gioco incredibile”.
La puntata si apre con l’obiettivo di completare la terza stella di una galassia già affrontata in precedenza. All’inizio sembra una semplice prosecuzione del percorso già conosciuto, ma arriva subito la variante: il tempo. Quattro minuti per completare l’intera sezione. A prima vista sembrano abbondanti, quasi rassicuranti. Poi, come spesso accade nei livelli a tempo, la percezione cambia rapidamente. Ogni piccolo errore pesa, ogni esitazione sembra enorme, ogni deviazione per raccogliere oggetti diventa una perdita di secondi preziosi.
La prima run finisce infatti con una beffa: la stella è ormai vicina, il percorso è quasi concluso, ma il tempo scade proprio sul più bello. È uno di quei momenti perfetti da blind run, perché restituisce in modo spontaneo la curva di apprendimento del gioco. La prima volta si esplora, si prova a capire cosa fare, ci si lascia distrarre. La seconda volta, invece, si taglia il superfluo, si punta dritti all’obiettivo e si affronta il livello con una consapevolezza diversa. Ed è proprio così che la sfida viene superata: meno raccolta compulsiva, più movimento, più decisione, più attenzione nei punti già riconosciuti come pericolosi.
Superata questa parte, il video cambia ritmo. Si apre una nuova fase esplorativa, senza timer, e il tono si rilassa. Il gioco torna a mostrare una delle sue qualità migliori: la capacità di trasformare ogni piccolo pianeta in un giocattolo meccanico diverso. C’è il piacere di scoprire percorsi laterali, parlare con i personaggi, cercare Astroschegge, entrare in strutture sotterranee, usare la gravità in modo quasi comico e lasciarsi sorprendere da situazioni che cambiano continuamente.
Uno dei momenti più riusciti è quello in cui Mario deve liberare alcuni membri della truppa, sfruttando meccaniche di attrazione e lancio. La fisica del gioco, con i suoi cambi di orientamento e le sue superfici curve, genera situazioni buffe ma anche leggermente disorientanti. È una parte in cui emerge bene il fascino di Super Mario Galaxy: non è solo un platform tradizionale, ma un continuo esperimento sullo spazio, sulla direzione e sul modo in cui il giocatore percepisce il movimento.
Poi arriva il ragno, e con lui torna la tensione. Lo scontro richiede di colpire punti specifici del corpo del boss, ma il controllo del puntatore con il controller viene percepito come poco comodo. È un dettaglio interessante, perché mette in luce uno degli aspetti più particolari di questa versione di Galaxy: alcune meccaniche nate per il puntamento Wii funzionano, ma non sempre risultano naturali con un sistema di controllo diverso. Il boss non è solo una prova di abilità, ma anche di adattamento all’interfaccia.
Il video assume poi una piega ancora più caotica quando viene scoperta un’ulteriore stella nascosta legata alla raccolta delle Astroschegge. Il classico Sfavillotto ghiotto chiede cinquanta unità, e da lì parte una piccola caccia interna al livello. Questa fase è emblematica del modo in cui Super Mario Galaxy premia la curiosità: non basta seguire il percorso principale, perché spesso il gioco nasconde deviazioni, pianeti segreti e stelle secondarie proprio dietro un requisito apparentemente semplice.
Il problema è che la ricompensa apre una nuova sezione tutt’altro che rilassante. Il pianeta segreto si rivela ostico, pieno di nemici, pericoli e soprattutto di situazioni in cui basta un errore minimo per perdere energia. Qui la frustrazione cresce parecchio. Il punto più discusso è il cooldown della giravolta: quel breve intervallo tra un attacco e l’altro che impedisce di reagire immediatamente. È una scelta di design precisa, pensata per evitare che il giocatore possa abusare della mossa, ma in un contesto affollato e nervoso viene percepita come una limitazione pesante. Il risultato è una sequenza fatta di tentativi, cadute, energia sprecata e progressivo nervosismo.
Nonostante questo, la stella viene conquistata. Ed è proprio qui che il video funziona bene come contenuto di gameplay: non mostra una performance pulita e ottimizzata, ma una vera prima esperienza. Gli errori, le reazioni esasperate, la difficoltà a leggere alcune visuali e la soddisfazione finale diventano parte integrante del racconto. La blind run vive di questo: non sapere cosa ci sarà dopo, non avere ancora interiorizzato ogni meccanica, reagire al gioco in modo immediato.
Nella parte finale si passa a una nuova galassia, caratterizzata da una struttura basata su cambi di gravità e percorsi apparentemente semplici ma inizialmente poco leggibili. Anche qui il primo impatto è di confusione: non è subito chiaro dove andare, quale lato seguire, quando saltare e come interpretare la forma dell’ambiente. Poi, come spesso accade nei migliori livelli di Mario, arriva il momento in cui tutto si incastra. Il percorso che sembrava misterioso diventa improvvisamente chiaro, e la soluzione appare quasi banale dopo averla capita.
Questo episodio restituisce bene l’identità di Super Mario Galaxy: un gioco che alterna meraviglia e precisione, stupore e nervosismo, libertà di esplorazione e sezioni rigidissime. Ci sono momenti in cui sembra impossibile non adorarlo, per l’inventiva con cui costruisce ogni pianeta e ogni situazione. Al tempo stesso, ci sono passaggi in cui la visuale, i controlli o la severità di certe sezioni possono risultare frustranti, soprattutto in una blind run.
Nel complesso, la puntata funziona perché ha una progressione naturale: parte con una sfida a tempo, si apre all’esplorazione, devia verso una stella nascosta particolarmente ostica e si chiude con una nuova galassia basata sulla gravità. È un episodio vario, ricco di reazioni spontanee e molto rappresentativo dell’esperienza di chi scopre Super Mario Galaxy senza sapere cosa aspettarsi. E forse il suo pregio principale è proprio questo: mostrare quanto il gioco riesca ancora a sorprendere, anche quando fa perdere la pazienza.
Questo post è stato arricchito con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale.
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