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_ scritto il 19.06.2026 alle ore 18:00 _ 96 letture
Quinta puntata della serie dedicata a Super Mario Galaxy, storico platform adventure di Nintendo uscito originarimente per Wii nel 2007 e riproposto a fine 2025 per Switch.
Il quinto episodio della blind run italiana di Super Mario Galaxy prosegue con il tono ormai familiare della serie: una partita affrontata senza conoscere in anticipo ciò che accadrà, tra scoperta, improvvisazione, piccoli momenti di panico e una buona dose di ironia. Fin dall’inizio si percepisce l’idea di avanzare nella storia principale, lasciando eventualmente da parte segreti e contenuti secondari da recuperare in un secondo momento. L’obiettivo non è completare ogni angolo del gioco davanti agli spettatori, ma vivere il percorso principale in modo spontaneo, seguendo il ritmo della scoperta.
L’episodio si apre con l’ingresso in una nuova galassia, accolta con un misto di curiosità e stanchezza. Super Mario Galaxy viene subito percepito come un gioco affascinante ma impegnativo, soprattutto per il modo in cui costringe il giocatore a ragionare continuamente su gravità, prospettiva e movimento nello spazio. Le prime sezioni richiedono di raccogliere schegge, interpretare il funzionamento degli agganci gravitazionali e capire come sfruttare nemici, bombe e piattaforme per raggiungere aree apparentemente fuori portata.
Uno degli aspetti più evidenti della partita è proprio il rapporto con la struttura dei livelli. Il giocatore osserva spesso elementi sospetti, monete particolari, vite extra e piattaforme secondarie, ma deve decidere se approfondire subito o rimandare. Questa tensione tra esplorazione e avanzamento è tipica di Super Mario Galaxy: ogni pianeta sembra nascondere qualcosa, ma non tutto è indispensabile per completare la missione. A un certo punto viene chiarito esplicitamente che l’intenzione è concentrarsi sulle galassie principali e sulla progressione standard, perché cercare ogni segreto durante la registrazione renderebbe la serie troppo lunga.
La prima parte dell’episodio ruota attorno a un’area rocciosa e meccanica, nella quale bisogna usare bombe, ostacoli mobili e nemici per aprire il percorso. Alcune soluzioni non sono immediatamente chiare, e il video restituisce bene la natura “blind” della run: si procede per tentativi, si prova a interpretare ciò che il livello suggerisce, si sbaglia, si torna indietro, si capisce poco alla volta. Il momento in cui si riesce finalmente a ottenere una stella ha quindi il sapore della piccola conquista, più che della semplice esecuzione tecnica.
Successivamente il video introduce nuove sezioni basate su piattaforme, fili elettrici e cambi di gravità. Qui Super Mario Galaxy mostra una delle sue qualità migliori: la capacità di trasformare Mario in un vero platform tridimensionale costruito attorno a regole fisiche continuamente variabili. Le superfici cambiano orientamento, la direzione “giusta” non è sempre quella intuitiva e ogni salto richiede attenzione. Il giocatore reagisce con entusiasmo, riconoscendo la spettacolarità di alcune idee di level design, ma anche con frustrazione quando Mario sembra non collaborare o quando un errore costringe a ripetere una parte già superata.
Uno dei momenti centrali dell’episodio è la cosiddetta “stanza di gravità”, una sezione che mette insieme precisione, pazienza e gestione del movimento. È una parte molto rappresentativa di Super Mario Galaxy: visivamente creativa, concettualmente brillante, ma anche potenzialmente snervante quando il controllo del personaggio non risponde come ci si aspetterebbe. Il commento alterna ammirazione e irritazione, con una dinamica molto naturale per una blind run: il gioco viene apprezzato proprio mentre mette in difficoltà.
Nella parte finale arriva anche una sfida con cometa, che ripropone un boss o una situazione già affrontata ma con una difficoltà aumentata, in particolare per la gestione dell’energia. Il giocatore inizialmente interpreta la prova come una battaglia con una sola unità di energia, anche se poi il funzionamento sembra meno netto di quanto apparisse. La sfida genera diversi tentativi, morti improvvise e qualche dubbio sulle collisioni: a volte un colpo sembra fatale, altre volte no, aumentando la sensazione di confusione e casualità.
A incidere sul tono dell’episodio non è solo la difficoltà del gioco, ma anche il caldo. Verso la conclusione, la stanchezza fisica diventa parte integrante del commento: la sessione viene chiusa non tanto perché manchi qualcosa da fare, ma perché diventa difficile continuare a registrare in quelle condizioni. Il saluto finale è quindi più incerto del solito: non viene promesso subito un nuovo episodio, ma si lascia aperta la possibilità di rivedersi più avanti, magari dopo una pausa estiva.
Nel complesso, questo quinto episodio funziona bene perché conserva il carattere spontaneo della blind run. Non è una guida, non è una run perfetta e non vuole esserlo. È piuttosto il racconto in tempo reale di un giocatore che scopre Super Mario Galaxy affrontandone bellezza, stranezze, segreti e momenti frustranti. Il risultato è un video molto umano: si ride degli errori, si impreca contro Mario quando sbaglia un salto, ci si entusiasma davanti a una buona idea di level design e, alla fine, ci si arrende non al gioco, ma al caldo.
Questo post è stato arricchito con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale.
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