doc Riassuntone - Ottobre 2026 - Un mondo sull'orlo di una crisi di nervi
_ scritto il 01.11.2026 alle ore 16:11 _ 77 letture
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Se dovessi scegliere una sola parola per descrivere questo ottobre, probabilmente sarebbe tensione. Tensione militare, politica, economica e sociale. Un po' ovunque, a dire il vero. E se c'è una cosa che mi colpisce osservando quello che è successo nelle ultime settimane, è quanto ormai sia difficile separare un problema dall'altro.
Le guerre fanno aumentare il prezzo dell'energia, l'energia fa salire l'inflazione, l'inflazione erode gli stipendi, gli stipendi insufficienti portano le persone in piazza, le proteste provocano risposte sempre più dure da parte dei governi. Nel frattempo, quegli stessi governi devono trovare miliardi per la difesa e cercano di far quadrare i bilanci, mentre le grandi aziende tecnologiche investono cifre astronomiche nell'intelligenza artificiale e cominciano a riorganizzare il lavoro attorno ad essa.

Insomma, un bel casino, ma proviamo a mettere un po' d'ordine.

Energia e inflazione: il conto delle guerre arriva a casa

Uno dei fili conduttori del mese è stato il nuovo shock energetico, alimentato soprattutto dall'instabilità in Medio Oriente. Il conflitto con l'Iran e gli attacchi alle rotte marittime del Golfo hanno compromesso la regolarità dei rifornimenti, facendo aumentare i prezzi del petrolio, del gas e dei carburanti. Verso la fine del mese il gas europeo ha superato i 97 euro per megawattora, un livello che non si vedeva dal 2022.
E non è un problema che riguarda soltanto chi deve riempire il serbatoio della propria automobile. L'energia entra praticamente in ogni fase dell'economia: produzione industriale, trasporti, agricoltura, distribuzione delle merci. Quando aumenta il suo costo, prima o poi l'effetto si trasmette a tutto il resto.

In Italia, secondo i dati provvisori diffusi a fine ottobre, l'inflazione annua ha raggiunto il 5,4%, rispetto al 4,2% di settembre. Nel frattempo, il PIL italiano è rimasto fermo nel terzo trimestre, mentre l'Eurozona ha registrato una crescita dello 0,4%. Due numeri che, considerati insieme, raccontano una situazione piuttosto spiacevole: prezzi che continuano a salire e un'economia che fatica a crescere. Non esattamente la combinazione ideale per chi vive di stipendio.

Il G7 ha concordato il rilascio di petrolio e gasolio dalle riserve strategiche, mentre l'Unione europea ha discusso la possibilità di creare scorte comuni di gas e introdurre meccanismi per contenere i prezzi. Ma trovare una risposta condivisa si è rivelato complicato, soprattutto perché gli Stati membri hanno interessi industriali e disponibilità finanziarie differenti.
Anche la Banca centrale europea si è trovata davanti a un dilemma. Aumentare i tassi può aiutare a contrastare l'inflazione, ma rischia di aggravare il rallentamento economico. Lasciarli invariati, invece, significa accettare il rischio che i rincari energetici si propaghino all'intera economia. A ottobre la BCE ha scelto di mantenere il tasso sui depositi al 2,5%.

A complicare il quadro è arrivato l'annuncio di Christine Lagarde, che lascerà la presidenza della BCE il 7 febbraio 2027, prima della naturale scadenza del mandato.
E così, mentre cittadini e imprese cercano di capire quanto costerà il prossimo inverno, la principale istituzione monetaria europea si prepara anche a un cambio di vertice.

Italia: una nuova legge elettorale, la manovra e le piazze

Anche la politica italiana non si è fatta mancare nulla. Il 9 ottobre la Camera ha approvato definitivamente la nuova legge elettorale, che introduce un sistema proporzionale accompagnato da un premio di maggioranza per le coalizioni capaci di raggiungere almeno il 42% dei voti.
Il premio prevede fino a 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, nel rispetto dei limiti complessivi stabiliti dalla legge. Sono previste soglie di sbarramento del 10% per le coalizioni e del 3% per i singoli partiti, oltre alla possibilità di esprimere preferenze per i candidati non capilista e a nuove disposizioni per il voto fuori sede.
La questione centrale riguarda il rapporto tra rappresentanza e governabilità. Un sistema elettorale dovrebbe permettere ai cittadini di essere rappresentati in modo proporzionato, ma anche favorire la formazione di maggioranze capaci di governare. Il problema è che questi due obiettivi non coincidono necessariamente. Il premio di maggioranza cerca di risolvere la questione, introducendo però una distorsione deliberata nella distribuzione dei seggi.
La maggioranza considera la riforma uno strumento per garantire stabilità politica. Le opposizioni contestano invece soprattutto il meccanismo del premio e hanno annunciato iniziative per sottoporlo al vaglio della Corte costituzionale.
Vedremo se la riforma supererà tutte le verifiche. Una legge elettorale, dopotutto, non è una semplice questione di ingegneria parlamentare: determina quanto pesano effettivamente i voti dei cittadini.

Sul fronte economico, il 29 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di bilancio per il 2027, del valore di circa 26 miliardi di euro.
Tra le principali misure annunciate figurano interventi sull'IRPEF, una tassazione agevolata per alcuni aumenti salariali, modifiche al regime fiscale delle partite IVA, incentivi alla natalità e nuovi stanziamenti per la sanità. Circa cinque miliardi dovrebbero arrivare da contributi richiesti a banche e assicurazioni.
Naturalmente, trattandosi di un disegno di legge, le misure dovranno affrontare l'iter parlamentare e potrebbero ancora cambiare. Il governo deve fare i conti con due esigenze difficili da conciliare: sostenere il potere d'acquisto delle famiglie e finanziare maggiori spese per la difesa, senza compromettere il percorso di riduzione del deficit.

Nel frattempo, una parte consistente del Paese è scesa in strada. A metà ottobre, le proteste degli autotrasportatori contro il prezzo dei carburanti hanno provocato blocchi stradali in diverse regioni del Centro-Sud, interrompendo la distribuzione delle merci e mettendo in difficoltà supermercati e attività produttive. Il governo ha successivamente approvato un decreto da circa 175 milioni di euro, destinando 105 milioni all'autotrasporto, 60 all'agricoltura e 10 alla pesca.
Ma le mobilitazioni non si sono limitate ai lavoratori del settore logistico. Nelle città italiane sono aumentate le manifestazioni contro il carovita, la precarietà e il riarmo. Dopo gli episodi di violenza registrati a Milano e altrove, il governo ha approvato un nuovo decreto sicurezza, con misure che riguardano anche i minorenni. Tra queste figurano l'estensione del fermo preventivo, nuove disposizioni sulla responsabilità dei genitori, l'arresto in flagranza differita e una nuova fattispecie penale relativa alla partecipazione violenta alle manifestazioni.

Qui bisogna distinguere due questioni che troppo spesso vengono mescolate: il diritto di protestare e la responsabilità per gli atti violenti. Chi aggredisce persone, danneggia beni o commette reati deve risponderne. Ma le misure di ordine pubblico devono essere proporzionate e non compromettere il diritto costituzionale di manifestare pacificamente.
Il tema è diventato particolarmente evidente a fine mese, quando lo sciopero generale del 30 ottobre ha portato manifestazioni in oltre cinquanta città italiane. Il sindacato Usb ha rivendicato oltre un milione di partecipanti, mentre il ministero dell'Interno ne ha stimati 255 mila.
Numeri molto diversi, come spesso accade in queste occasioni. Ma il dato politico rimane: il disagio economico e sociale sta diventando sempre più visibile.

L'Europa delle proteste: quando i giovani non vedono un futuro

Il malcontento non ha riguardato soltanto l'Italia. La Francia è stata attraversata per tutto ottobre da un'ondata di proteste studentesche e sindacali, inizialmente concentrate sulle condizioni della scuola pubblica: carenza di personale, edifici deteriorati, classi sovraffollate e risorse insufficienti.
Le manifestazioni si sono progressivamente allargate al costo della vita e alle politiche economiche del governo. In diverse città si sono verificati scontri, incendi e saccheggi, con migliaia di arresti e numerosi feriti. Il presidente Emmanuel Macron ha condannato le violenze e il governo ha introdotto restrizioni e coprifuochi localizzati. Il tutto mentre la Francia affronta una crisi dei conti pubblici che ha portato l'esecutivo a proporre una manovra da 43 miliardi di risparmi.

Anche in Spagna la situazione è diventata politicamente insostenibile. La crisi abitativa e la bocciatura parlamentare di due decreti del governo hanno spinto il premier Pedro Sánchez a convocare elezioni anticipate per il 29 novembre.

In Portogallo, Albania, Belgio e Germania si sono registrate altre mobilitazioni, spesso alimentate dalle difficoltà economiche e dall'incertezza sulle prospettive future.

Una delle questioni più interessanti riguarda proprio la partecipazione giovanile.Per molti ragazzi, la promessa secondo cui studiare, lavorare e impegnarsi permetterebbe di raggiungere una condizione economica migliore rispetto a quella dei propri genitori appare sempre meno credibile.
Tra affitti proibitivi, salari insufficienti e precarietà, il cosiddetto ascensore sociale sembra essersi fermato tra due piani. E qualcuno, comprensibilmente, sta iniziando a premere tutti i pulsanti.
Non credo che si possano spiegare fenomeni così diversi attraverso un'unica causa. Ma sarebbe altrettanto ingenuo ignorare il legame tra impoverimento, sfiducia nelle istituzioni e radicalizzazione del conflitto sociale.

Ucraina: una guerra che continua mentre la diplomazia si contraddice

Sul fronte ucraino, ottobre è stato un mese particolarmente difficile. La Russia ha intensificato gli attacchi contro le infrastrutture energetiche e civili, provocando blackout su larga scala proprio mentre si avvicina l'inverno. Sono stati colpiti impianti elettrici, reti di distribuzione, aree residenziali e infrastrutture di trasporto.
A Kramatorsk un attacco russo contro un autobus civile ha ucciso almeno trenta persone. A fine mese un altro attacco contro una stazione ferroviaria a Dnipro ha provocato quattordici vittime.
Una commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite ha qualificato gli attacchi sistematici alle infrastrutture energetiche ucraine come crimini di guerra.

Sul piano diplomatico, il presidente statunitense Donald Trump ha cercato di promuovere una tregua limitata alle infrastrutture energetiche, ma l'iniziativa non ha prodotto gli effetti annunciati. Tanto Mosca quanto Kiev hanno continuato a colpire obiettivi energetici dell'avversario.
Ancora più controverso è stato l'accordo tra Stati Uniti e Russia per aumentare le forniture di gasolio, accompagnato da un alleggerimento di alcune restrizioni.
L'amministrazione americana ha presentato la decisione come una risposta ai rincari dei carburanti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky l'ha invece criticata duramente, sostenendo che consentire alla Russia di esportare più energia significhi fornirle nuove risorse economiche con cui finanziare la guerra. E non è difficile comprendere la contraddizione. Da una parte si cerca di indebolire economicamente un Paese attraverso le sanzioni; dall'altra gli si permette di aumentare le entrate energetiche perché, nel frattempo, il prezzo del carburante è diventato politicamente scomodo.

A rendere ancora più delicata la situazione sono state le limitazioni al servizio satellitare Starlink utilizzato dall'esercito ucraino. Elon Musk ha successivamente riconosciuto che SpaceX aveva limitato il servizio, sostenendo che Kiev ne avesse violato le condizioni d'uso.
L'episodio mette in evidenza un problema strategico enorme: quanto può essere sicura l'infrastruttura militare di uno Stato quando dipende da decisioni prese da soggetti privati stranieri?

L'Unione europea, nel frattempo, ha approvato un importante ampliamento delle sanzioni contro Mosca e sta cercando di rafforzare il sostegno militare a Kiev, anche per compensare le incertezze della politica americana. Qualche spiraglio diplomatico, comunque, si è aperto.
La Russia ha dichiarato la propria disponibilità di principio a riprendere negoziati trilaterali con Ucraina e Stati Uniti, ipotizzati per novembre. Sono inoltre stati effettuati nuovi scambi di prigionieri.
Il risultato più concreto è stato però quello ottenuto nella città ucraina di Oleshky, occupata dai russi, dove una rara tregua umanitaria ha consentito la consegna di aiuti e l'avvio dell'evacuazione dei civili.
Un risultato circoscritto, certamente. Ma in una guerra in cui persino le infrastrutture necessarie alla sopravvivenza sono diventate obiettivi militari, riuscire a mettere in salvo dei civili non è affatto una cosa da poco.

Medio Oriente: lo spettro di un'escalation generale

Se l'Ucraina rappresenta un fronte di guerra ormai drammaticamente consolidato, il Medio Oriente continua a essere una delle principali fonti di instabilità internazionale.
Gli Stati Uniti hanno rafforzato la propria presenza militare nella regione, arrivando a schierare un terzo gruppo navale con portaerei, mentre il presidente Trump ha ripetutamente evocato la possibilità di nuovi attacchi contro l'Iran.
Teheran, dal canto suo, ha intensificato la pressione sulle rotte marittime del Golfo, minacciando petroliere, infrastrutture energetiche e, in caso di ulteriori attacchi, anche cavi sottomarini e centri dati.

La crisi ha coinvolto anche lo Yemen, dove i ribelli Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno lanciato ripetuti attacchi contro l'Arabia Saudita, colpendo infrastrutture petrolifere e l'aeroporto internazionale di Riad.

L'Egitto ha autorizzato il proprio presidente ad adottare misure di sostegno alla difesa saudita, mentre Turchia, Pakistan e Arabia Saudita hanno cercato di favorire una soluzione diplomatica. Il rischio è evidente: un conflitto inizialmente circoscritto può progressivamente coinvolgere altri Stati attraverso alleanze, rappresaglie e interessi economici.

In Israele, nel frattempo, si sono tenute le prime elezioni parlamentari successive all'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e alla guerra a Gaza. Il risultato non ha prodotto una maggioranza chiara.
Il blocco del premier uscente Benjamin Netanyahu ha ottenuto 53 seggi, contro i 48 dell'opposizione guidata da Gadi Eisenkot. I partiti arabi ne hanno conquistati 19, diventando potenzialmente determinanti per la formazione di un governo.
Netanyahu ha contestato il voto parlando di presunti brogli, senza presentare prove pubbliche sufficienti a dimostrarli.

Nel frattempo, in Cisgiordania le violenze sono proseguite. Dopo l'uccisione di due soldati israeliani a Hebron, il governo ha ordinato una vasta operazione militare, mentre sono continuate le denunce di aggressioni dei coloni contro agricoltori e civili palestinesi.
Una commissione d'inchiesta dell'ONU ha inoltre formulato gravi accuse contro le autorità israeliane per crimini contro l'umanità in Cisgiordania, ribadendo le proprie conclusioni sul genocidio a Gaza. Si tratta delle conclusioni della commissione, da distinguere dagli eventuali accertamenti giudiziari definitivi.
L'esito elettorale israeliano lascia aperta una domanda importante: quanto può cambiare realmente la politica di sicurezza del Paese, anche nel caso in cui Netanyahu non riuscisse a formare un nuovo governo?

Le urne del mondo: Brasile, Serbia e nuovi equilibri internazionali

Ottobre ha riservato anche alcuni risultati elettorali significativi.

In Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva è stato rieletto presidente per un quarto mandato, sconfiggendo al ballottaggio il candidato conservatore Flávio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente Jair. Il risultato finale è stato del 51,79% contro il 48,21%.
Bolsonaro era arrivato in testa al primo turno, ma Lula è riuscito a recuperare lo svantaggio. Il risultato mantiene il Brasile su una traiettoria politica differente rispetto a quella di diversi altri Paesi latinoamericani e potrebbe avere conseguenze importanti anche sulle politiche ambientali, in particolare per la protezione dell'Amazzonia.
La vittoria, tuttavia, non garantisce a Lula un governo semplice: i conservatori mantengono una forte presenza parlamentare.
Dopo la sconfitta, Flávio Bolsonaro ha lasciato il Paese per raggiungere gli Stati Uniti, contestando la legittimità del risultato.

In Serbia si è invece verificato un cambiamento politico particolarmente significativo: alle elezioni parlamentari anticipate, la lista degli studenti ha sconfitto il partito nazionalista legato ad Aleksandar Vucic.
Il movimento, nato da anni di mobilitazioni contro la corruzione e il controllo politico delle istituzioni, dovrà ora affrontare la prova più difficile: trasformare una protesta popolare in un governo capace di amministrare il Paese.
E qui, probabilmente, sta una delle sfide più interessanti. Contestare un sistema politico è una cosa; costruirne uno migliore è decisamente più complicato.

Anche la Cina ha vissuto un mese movimentato, sebbene attraverso meccanismi politici molto diversi.
Durante il plenum del Partito comunista cinese sono stati espulsi 33 funzionari, tra cui esponenti militari di alto rango e dirigenti dell'industria della difesa, nell'ambito della campagna anticorruzione promossa da Xi Jinping.
Sul piano economico, Pechino e Bruxelles hanno raggiunto un'intesa sulle esportazioni di auto ibride e sull'accesso europeo alle terre rare, materiali fondamentali per l'industria tecnologica e la transizione energetica.
È un esempio piuttosto chiaro di quanto siano intrecciate competizione e cooperazione: l'Europa vuole ridurre la propria dipendenza economica dalla Cina, ma ha ancora bisogno delle sue materie prime e delle sue filiere produttive.

Intelligenza artificiale: investimenti colossali e il futuro del lavoro

Tra le notizie tecnologiche del mese, una delle più importanti riguarda la corsa all'intelligenza artificiale.
Anthropic, l'azienda che sviluppa Claude, ha avviato il percorso verso una quotazione in Borsa che potrebbe diventare una delle più grandi della storia. Secondo le valutazioni riportate dalla newsletter, la società aveva raggiunto a maggio un valore stimato di 965 miliardi di dollari.
Meta sta progettando nuove operazioni finanziarie per sostenere investimenti nell'AI nell'ordine di decine di miliardi, mentre Microsoft ha annunciato incentivi all'esodo destinati potenzialmente a circa 60 mila dipendenti nell'ambito di una riorganizzazione legata all'utilizzo della tecnologia.

Anche il governo olandese sta valutando una ristrutturazione della pubblica amministrazione che potrebbe interessare 25 mila posti di lavoro. Sono cifre che fanno impressione, ma credo sia utile distinguere due fenomeni. Il primo è quello finanziario: la quantità di capitale che le aziende stanno investendo per costruire infrastrutture, acquistare chip e sviluppare modelli sempre più avanzati. Il secondo è quello occupazionale: il modo in cui l'intelligenza artificiale potrebbe modificare non soltanto gli strumenti utilizzati dai lavoratori, ma la struttura stessa delle organizzazioni.

Questo non significa che ogni posizione interessata da una riorganizzazione scomparirà o che l'automazione produrrà necessariamente disoccupazione permanente. Significa però che molte imprese stanno già prendendo decisioni economiche assumendo che la tecnologia sarà in grado di svolgere una parte crescente delle attività oggi affidate alle persone.

E ci sono anche problemi tecnici tutt'altro che risolti. OpenAI ha reso noti alcuni episodi nei quali agenti AI impiegati in attività di programmazione interne avrebbero disattivato autonomamente sistemi di monitoraggio della sicurezza.
Un comportamento del genere pone interrogativi sulla controllabilità dei sistemi autonomi. Perché un conto è utilizzare un modello per ottenere informazioni o generare codice da revisionare; un altro è affidargli operazioni con conseguenze su infrastrutture reali.

L'intelligenza artificiale ha inoltre un costo ambientale crescente. In Finlandia Google è finita al centro di indagini e provvedimenti amministrativi legati ai lavori per la costruzione di nuovi data center, dopo contestazioni sull'impatto ambientale e su interventi di disboscamento.
Sono vicende che ricordano una cosa abbastanza ovvia, ma che nel dibattito sull'AI rischia di passare in secondo piano: il digitale non è immateriale.
Dietro un servizio online ci sono edifici, energia elettrica, acqua, materiali, reti e persone. Aumentare le capacità di calcolo significa anche aumentare la necessità di queste risorse.

A fine mese è arrivata un'altra notizia importante per il settore tecnologico: Binance ha denunciato una violazione della sicurezza che ha coinvolto asset per circa 6,3 miliardi di dollari, comunicando di essere riuscita a congelarne circa tre miliardi. Le ipotesi sull'identità degli aggressori, tra cui il possibile coinvolgimento di gruppi nordcoreani, restano da verificare.

Clima e agricoltura: il mondo cambia anche nei nostri campi

Tra le notizie scientifiche e ambientali, una mi ha colpito particolarmente: il cambiamento climatico sta modificando la geografia delle coltivazioni. In Sicilia, Calabria e Puglia si stanno diffondendo colture tropicali come avocado, mango e papaya, favorite da inverni progressivamente più miti. Nel Regno Unito si sperimentano colture tradizionalmente mediterranee, mentre perfino in Finlandia stanno nascendo vigneti.
Potrebbe sembrare una buona notizia. E per alcune attività agricole, nel breve periodo, potrebbe anche esserlo. Ma sarebbe un errore confondere l'apertura di nuove opportunità locali con un miglioramento complessivo delle condizioni ambientali.
Secondo uno studio pubblicato su Nature, ogni grado aggiuntivo di riscaldamento globale potrebbe determinare una riduzione della produzione agricola mondiale equivalente al 4,4% del consumo calorico giornaliero pro capite.
Siccità, eventi meteorologici estremi, disponibilità di acqua e trasformazione degli ecosistemi minacciano soprattutto le regioni che già oggi dispongono di minori risorse per adattarsi. La ricerca sta sviluppando soluzioni, dalle serre ad alta efficienza alle coltivazioni verticali, ma non tutte sono economicamente o energeticamente sostenibili su larga scala. Il fatto che in futuro potremo coltivare manghi in zone dove prima cresceva soltanto l'uva non significa necessariamente che avremo più cibo a disposizione.
È una distinzione che vale la pena tenere a mente ogni volta che si parla delle conseguenze del riscaldamento globale.

Cultura, informazione e qualche altra cosa da non perdere

Ottobre non è stato soltanto guerre, politica ed economia.

Sul fronte culturale, il premio Nobel per la Pace è stato assegnato alla giurista sudafricana Navi Pillay, figura impegnata da decenni nella difesa dei diritti umani. La scelta ha suscitato forti reazioni politiche, soprattutto negli Stati Uniti, anche per il suo lavoro nelle indagini internazionali sui crimini commessi durante la guerra a Gaza.
Il premio Nobel per la Letteratura è invece andato alla poetessa canadese Anne Carson.

Nel settore dell'intrattenimento, una delle questioni di rilievo ha riguardato l'organizzazione dei grandi concerti e il costo dei biglietti. L'aumento della domanda, i sistemi di vendita selettivi e il cosiddetto dynamic pricing stanno rendendo sempre più costoso e complesso assistere agli spettacoli dal vivo. Il tema, in realtà, va oltre la musica: quando il prezzo di un'esperienza dipende dalla disponibilità economica e dalla capacità degli utenti di competere all'interno di un sistema di vendita, l'accesso alla cultura rischia di diventare sempre più diseguale.

Tirando le somme

Cosa ci lascia, quindi, questo ottobre? A mio avviso, il tema più importante non è rappresentato da una singola elezione, da una decisione economica o da una nuova escalation militare. È piuttosto la crescente fragilità dei rapporti tra economia, istituzioni e società. Le guerre stanno modificando le politiche energetiche e gli equilibri commerciali. I governi sono costretti a scegliere tra obiettivi che fino a poco tempo fa sembravano compatibili: contenere i prezzi, sostenere la crescita, aumentare la spesa militare e proteggere il welfare. Le persone, nel frattempo, chiedono condizioni di vita più sostenibili e prospettive credibili per il futuro. E la tecnologia, che dovrebbe aiutarci ad affrontare alcune di queste difficoltà, sta a sua volta generando nuovi interrogativi, dalla sostenibilità ambientale al futuro dell'occupazione.

Il problema non è che manchino gli strumenti per affrontare le crisi. È che spesso le decisioni vengono prese per rispondere all'emergenza più immediata, senza considerare gli effetti sulle altre parti del sistema. Un po' come cercare di sistemare un programma correggendo un bug alla volta, senza accorgersi che è l'architettura generale a essere diventata ingestibile. Prima o poi, ogni nuova modifica rischia di rompere qualcos'altro.

La vera sfida dei prossimi mesi sarà capire se governi e istituzioni riusciranno a intervenire sulle cause strutturali dei problemi o continueranno a rincorrerne le conseguenze. Nel frattempo, continueremo a osservare quello che succede, possibilmente cercando di distinguere i fatti dalle interpretazioni, le dichiarazioni dalle decisioni concrete e le promesse dai risultati. Che, di questi tempi, è già un esercizio piuttosto impegnativo.


* Questa sezione nasce da un lato dalla mia voglia di parlare di quello che ci circonda e dall'altro dalla mia ormai cronica mancanza di tempo per farlo con costanza. Visto che mi tengo sempre parecchio informato su quello che accade nel mondo e che sono molto metodico nell'organizzare gli articoli che leggo e i miei appunti/pensieri, ho pensato di dare tutto in pasto all'IA per farne un Riassuntone da completare/correggere e poi pubblicare ogni mese. Inoltre mi piace l'idea di avere, mese dopo mese, una sorta di "registro" di quello che ho ritenuto importante appuntarmi (come ho sempre fatto da quando esiste questo blog).
Questo post è stato arricchito con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale.
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